Aenigma è tra i film meno conosciuti del maestro Lucio Fulci, ma resta comunque un horror da rispolverare quando si parla del suo cinema più libero e visionario. Presentato in anteprima mondiale al Dylan Dog Horror Fest di Milano il 25 ottobre 1987 e poi distribuito in Italia il 1 settembre 1988, Aenigma è parte di quella fase considerata minore della carriera del regista, quando il suo cinema appariva quasi fuori tempo rispetto all’horror che stava cambiando intorno a lui. Ma paradossalmente Aenigma conserva un fascino anche per questo motivo.

Il punto di riferimento, come ricordato dallo stesso Lucio Fulci, è apertamente Carrie (Lo sguardo di Satana), con una ragazza umiliata e una vendetta che passa attraverso forze paranormali, ma il film porta quel modello in una direzione più sporca e disordinata, dove la storia conta meno delle sequenze visive e delle strane deviazioni che il racconto si concede. 

Al St. Mary’s College di Boston, la solitaria Kathy viene umiliata da alcune compagne con la complicità dell’insegnante di ginnastica e, fuggendo sconvolta, finisce investita, restando in coma. Poco dopo arriva Eva, nuova studentessa a cui viene assegnata la stessa stanza, mentre nel collegio iniziano morti sempre più strane e il corpo di Kathy, in ospedale, mostra improvvisi segnali di attività, come se la ragazza usasse Eva come tramite per consumare la propria vendetta.
Con un trauma iniziale, la narrazione consiste nel gruppo di colpevoli destinato a essere punito, con la nuova presenza femminile che diventa contenitore di qualcosa che non le appartiene davvero. Fulci però non è interessato a rendere limpido ogni passaggio. I confini tra possessione e influenza psichica restano sfumati, a volte anche semplicemente confusi, e il film procede più per intuizioni che per vera coerenza interna. 

Dovremmo essere a Boston, nell’illusione statunitense, scelta tipica di molto cinema di genere italiano che guardava al mercato internazionale senza riuscire o voler cancellare del tutto la propria natura ibrida. Fulci lavora su materiali derivativi con una libertà che in alcune sequenze riesce a sorprendere. C’è una sorta di instabilità continua nello svolgimento che lo rende davvero poco credibile, ma è allo stesso tempo un piccolo horror insolito per quanto riguarda l’aspetto visivo. Aenigma infatti funziona soprattutto quando si lascia guidare visceralmente dalla vendetta lasciando sfogo a situazioni horror e surreali. Il limite più evidente è il ritmo, soprattutto quando Fulci si sofferma sul dramma sentimentale, nella parte di Eva con il ragazzo, che spezza troppo la tensione. Anche il mistero non ha mai una vera forza, perché il legame tra la nuova arrivata (Eva) e Kathy è evidente quasi da subito, tra svenimenti, coincidenze e segnali che arrivano dal corpo della ragazza in coma. Il film chiede ai suoi personaggi di non notare mai ciò che per lo spettatore è già chiarissimo, e questo rende alcune reazioni spesso forzate. Inoltre tutte le scene con Kathy in coma all’ospedale sono fin troppo grossolane e di poco gusto, e si nota una differenza sostanziale con il resto del film che invece mantiene più credibilità.

È uno di quei film che si ricordano soprattutto per i momenti più visionari, e la scena delle lumache resta inevitabilmente la più impressionante, più per la sua componente sgradevole e assurda che per una reale logica narrativa. Ancora più riuscita, forse, è la sequenza della chiesa, dove una delle ragazze vede il sangue colare da un dipinto e viene trascinata in un delirio sacro e mortuario tra le statue con il serpente. Sono passaggi in cui si intravede il film che Aenigma avrebbe potuto essere, perché ha una sua visione anche quando la realizzazione non riesce a sostenerla fino in fondo. Un film suggestivo in alcune sequenze e troppo grossolano in altre, con un’ironia che a tratti sembra quasi consapevole, come nel dettaglio del poster di Tom Cruise nella camera di Eva, inserto pop simpatico dentro un film fatto di vendette psichiche e morti assurde.

La regia se paragonata ad altri film del maestro risulta meno controllata, alternando movimenti di macchina più ispirati (con un uso interessante degli spazi) a momenti molto più televisivi. Il gore è meno centrale di quanto ci si potrebbe aspettare, mentre gli effetti speciali, il make-up e soprattutto la scenografia delle scene in ospedale mostrano spesso una povertà produttiva fin troppo evidente. La dualità tra Kathy ed Eva poteva essere gestita meglio, è l’aspetto più interessante del film e quindi anche quello che avrebbe meritato un lavoro più ragionato. Eva, la nuova studentessa arrivata al college, è interpretata da Lara Naszinski, che ha un’ottima presenza scenica e riesce a dare al personaggio un’ambiguità più forte di quella prevista dalla scrittura, tra fragilità e possessione. Proprio per questo risulta un po’ sprecata, e il potenziale di questo sdoppiamento non è molto approfondito.
Fulci, come spesso capita, appare in un breve cameo come ispettore di polizia:

Il cameo di Lucio Fulci

Aenigma è quindi un film pieno di difetti evidenti nella scrittura, nella costruzione del mistero e nella resa produttiva, derivativo e a tratti ingenuo, ma in diversi momenti riesce a impressionare e stupire. Non era il periodo più ispirato di Fulci, ma è un film che dentro la sua imperfezione conserva un fascino sincero, da horror viscerale e visionario. Un titolo minore, certo, ma non trascurabile, perché nelle sue sequenze migliori lascia emergere qualcosa di personale e ancora riconoscibile. Merita comunque di essere recuperato per comprendere al meglio la filmografia del grande Lucio Fulci, troverete sicuramente qualche momento che vi resterà impresso. 

Classificazione: 3 su 5.

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