Il 29 Gennaio è arrivato nelle sale italiane “Ben- Rabbia animale” (Primate), scritto e diretto da Johannes Roberts. Nel cast, la pellicola può vantare anche il premio Oscar Troy Kotsur nel suo primo ruolo horror.

TRAMA
La giovane Lucy Pinborough torna a casa per passare del tempo col padre Adam, un famoso scrittore, e la sorella Erin. A seguirla abbiamo anche Nick, Hannah e la migliore amica Kate. Arrivata sul posto, Lucy scopre con disappunto che il padre dovrà assentarsi per qualche giorno per partecipare a delle sessioni di presentazione del suo ultimo romanzo.
In casa, oltre ad Adam ed Erin, vive anche lo scimpanzé Ben, che era stato cresciuto come un membro della famiglia dalla defunta signora Pinborough, una biologa.
Sfortunatamente, l’animale inizia a manifestare strani atteggiamenti in seguito al morso di una mangusta. Rimasti da soli, i ragazzi si troveranno ad avere a che fare con la crescente furia della scimmia che, da membro della famiglia, finisce per tramutarsi in un inarrestabile killer.

TRA TENSIONE E RITORNO AL PASSATO
Approcciandosi alla visione di “Ben”, ci si potrebbe aspettare un film volutamente esagerato e dalle note trash. Siamo tuttavia di fronte a una pellicola che, salvo qualche immancabile nota di esagerazione, tende a prendere molto sul serio la vicenda di cui tratta. Se, in moltissime occasioni, questo potrebbe essere uno degli ingredienti di un fallimento, nel caso di“Ben” si rivela un solido punto a favore.

Il film non perde troppo tempo per introdurre il nucleo di personaggi principali. Esso riesce comunque a porre l’accento in maniera efficace sul rapporto della protagonista, Lucy, con la sorella, il padre e l’amica Hannah. Da lì, Ben è un’esplosione di tensione che riesce a tenere incollati allo schermo fino all’ultimo minuto.
Si gioca molto bene sullo squilibrio di forza e agilità fra i personaggi umani e l’inarrestabile scimpanzé, facendo di ogni tentativo per mettersi in salvo o chiedere soccorso una vera e propria lotta. La piscina, in cui il gruppo di protagonisti si rifugia inizialmente, passa dall’essere una salvezza (Ben non è infatti in grado di nuotare) a una claustrofobica prigione.
Molto efficace è poi la nota aggiuntiva di corsa contro il tempo conferita dalla ferita che la scimmia ha inferto a Erin, la sorella di Lucy. La consistente emorragia non lascia alcun dubbio sul fatto che la giovane potrebbe non vedere la luce del giorno qualora non ricevesse delle cure adeguate.
Scelta dal curioso sapore retrò è poi quella di avere un attore in costume nel ruolo di Ben, anziché ricorrere a effetti al computer. Anche in questo caso, ci troviamo però di fronte a una scommessa che ha senza dubbio dato i propri frutti. La reale presenza di Ben fra i personaggi regala a svariate sequenze della pellicola una nota di visceralità che la CGI avrebbe molto probabilmente compromesso. Sarebbe stato semplice, difatti, approfittare del mezzo per far muovere lo scimpanzé in maniera più spettacolare. La presenza costante di un attore umano (peraltro abilissimo nel riprodurre le movenze dell’animale) fa sì che le colluttazioni e gli inseguimenti mantengano un sapore grezzo, realistico, senz’altro funzionale a facilitare la sospensione dell’incredulità. Anche nei primi piani non si è voluto ricorrere alla CGI, preferendo l’ausilio di parti animatroniche.

La concreta presenza di Ben davanti alla macchina da presa ha reso poi possibili degli ottimi giochi di luce e ombra. Nelle sequenze meno illuminate, infatti, sembra che Johannes Roberts abbia riposto grande cura nel confezionare inquadrature in cui il muso di Ben risultasse sempre più vicino a quello di una creatura “altra” e non di un semplice animale. Con un modello al computer sarebbe risultato molto più complesso elaborare tali giochi di luce in maniera coesa.
Un’ulteriore nota di “ritorno al passato” viene dalle sequenze in cui i personaggi vengono “cacciati” da Ben. In più di un caso sembrerà di rivivere le atmosfere di pietre miliari come Halloween o Alien. A ben vedere possiamo infatti considerare Ben come uno slasher primordiale. Il sottogenere dello slasher tende a riportare in scena, nelle dinamiche tra vittima e carnefice, i meccanismi di caccia che avvengono in natura. Questa pellicola restituisce tale dinamica al livello “primario”, con un reale animale che va a dare la caccia alle sue prede. Inoltre, trattandosi di un essere molto intelligente come lo scimpanzé, può avvalersi anche di stratagemmi e inganni che lo avvicinano a celebri assassini cinematografici.

Ottima poi la componente splatter. Anche in tal caso, l’uso della CGI è estremamente limitato, preferendovi effetti tradizionali di ottima fattura.
Anche il bellissimo tema musicale, scritto da Adrian Johnston, riporta alla mente gli anni ’80, sembrando un diretto omaggio a quelli di film come Fog o Mirror.
Si sarebbe invece potuto fare meglio per il finale. Durante l’ultimo scontro con Ben, viene meno la creatività che aveva caratterizzato le sequenze venute in precedenza. Si giunge quindi a una risoluzione standard, quasi “da manuale”, che lascia un po’ l’amaro in bocca.
LA NATURA (NON) È NOSTRA AMICA
Un difetto che si può avvertire è quello relativo all’assenza di un chiaro messaggio di fondo. La vicenda si ispira infatti a quella dello scimpanzé domestico Travis, che nel 2009 ferì in maniera grave una persona senza che vi fossero stati chiari segnali premonitori. L’evento ha posto i riflettori sullo studio del comportamento degli scimpanzé, esseri estremamente complessi e, proprio come gli umani, soggetti a oscillazioni di umore. Non si era comunque di fronte al caso di un animale maltrattato: Travis era stato cresciuto (come il Ben del film), come un membro della famiglia, con grande premura.
Eppure le differenze intrinseche tra specie rimangono preponderanti e, solo perché le scimmie sono molto simili agli esseri umani, non possono essere “ridotte” a una vita da casa. Vale la pena di studiare e proteggere questi meravigliosi animali senza però assoggettarli a una vita che non li soddisfi del tutto.
Questo messaggio è assente dal film o, quantomeno, rimane a un livello implicito. Informandosi si può infatti scoprire che alle Hawaii (dove si ambienta la pellicola) è proibito detenere uno scimpanzé come animale domestico.

































