Dopo lo scoppiettante 2024 che ha visto l’uscita al cinema di Povere Creature! e Kind of Kindness, Yorgos Lanthimos torna al cinema con Bugonia, una tragedia greca Tra multinazionali e complottismo.

Trama

Michelle Fuller (Emma Stone) è la CEO di una grossa multinazionale farmaceutica, la Auxolith, che in passato era attiva nella produzione di neonicotinoidi, una famiglia di insetticidi neurotossici, responsabili della morte delle api. All’interno della Auxolith lavora Teddy Gatz (Jesse Plemons), un apicoltore convinto che tra di noi si nasconda una specie aliena, gli andromediani, e che Michelle stessa sia un’aliena. Per tale motivo organizzerà il suo rapimento, insieme all’amico/cugino Don (Aidan Delbis), al fine di rivelarne la reale natura. Michelle sarà veramente un’andromediana, o le paranoie di Teddy sono il frutto di una società alla deriva e senza punti di riferimento?

Recensione

Bugonia è stato presentato all’82° mostra del cinema di Venezia ed è il remake della pellicola coreana Jigureul jikyeora! (Save the green planet!) di Jang Joon-hwan. Il desiderio di riproporre una rivisitazione occidentale di questa iconica opera coreana, nasce tra il 2017 e il 2018[1]. Inizialmente era stato coinvolto Ari Aster (e.g., Hereditary, Midsommar, Beau is afraid), ma per questioni di salute del cineasta coreano, i tempi si sono dilungati, e si è propeso per il coinvolgimento di Lanthimos[1] , che tuttavia non ha preso parte alla stesura della sceneggiatura[2]. Essa, infatti, è opera dello stesso Aster e Lars Knudsen con la collaborazione di Will Tracy[2]. Il regista greco riprende i macro-concetti della pellicola coreana, riadattandoli ai tempi moderni e alle contraddizioni della nostra società. Tra greenwashing, pinkwashing, neoliberismo, tecnocrazia e complottismi di ogni sorta, Lanthimos riprende uno dei capisaldi della sua filmografia (la critica alla società) e ne fa una parodia, tuttavia perdendo un po’ di piglio critico che aveva mostrato in opere come Kind of Kindness.

Tra la regia di Lanthimos e la recitazione di Emma Stone e Jesse Plemons

Bugonia è un film decisamente più lineare, nella trama, di quanto non siano generalmente le opere di Lanthimos, rendendolo, da un certo punto di vista, più democratico e fruibile da un largo pubblico. La regia resta inconfondibile, pur diventando anch’essa meno carica di virtuosismi e più regolare, dimostrandosi in linea con la modalità scelta per raccontare questa storia. Nonostante gran parte della pellicola sia ambientata in uno scenario angusto (casa e cantina di Teddy), la percezione che ne ha lo spettatore è di ampiezza. Ciò è dovuto all’utilizzo della VistaVision, un formato tipicamente utilizzato per inquadrature ampie[3] , e dall’alternarsi in modo serrato di riprese ambientali e primi piani sugli attori.

Lanthimos riprende, infatti, i suoi attori feticcio Emma Stone e Jesse Plemons, i quali avevano dimostrato la loro compatibilità già nel precedente Kind of Kindness. La scelta di Emma Stone per interpretare Michelle Fuller, la presunta andromediana, è evidentemente dettata anche dalle sembianze dell’attrice che, con i suoi tratti somatici estremamente caratteristici, riesce (soprattutto quando rasata) ad instillarci il ragionevole dubbio che sia effettivamente una creatura aliena.

Jesse Plemons si dimostra all’altezza delle aspettative ricordando, a tratti, il Kai interpretato da Evan Peters in American Horror Story: Cult (stagione 7). Gli attori compiono un lavoro magistrale. In particolare, Lanthimos ha dichiarato di aver lasciato una certa libertà ai suoi attori (come è sua consuetudine fare), ma di essersi reso conto della bravura e delle capacità attoriali degli stessi, i quali hanno inserito dettagli e movimenti comprensibili solo ad una seconda visione[3] .

La Bugonia e le georgiche

Il termine Bugonia del titolo, indica il fenomeno descritto all’interno del libro IV delle Georgiche, del poeta romano Publio Virgilio Marone, secondo il quale la vita (ed in particolare quella delle api), avrebbe generazione spontanea[4]. Tale credenza è rimasta di larga diffusione fino al XVII secolo, quando venne confutata da Francesco Redi e Lazzaro Spallanzani ed ebbe fine nel 1864 dopo gli esperimenti di Pasteur[5]. L’intero poema delle Georgiche ha un approccio didascalico alla descrizione del lavoro nei campi, in cui il mondo naturale appare come l’unico adatto alla vita sana e virtuosa, in contrapposizione alla vita cittadina. Questo aspetto viene ripreso all’interno della pellicola di Lanthimos, attraverso la sequenza iniziale, in cui viene contrapposta la vita ricca e glamour di Michelle, con la vita semplice e fatta di lavoro con le api di Ted. In particolare, nelle Georgiche il lavoro è visto come un dono di Giove all’uomo che gli consentisse di acuire l’ingegno e perseguire il progresso. Tale visione viene associata a Michelle, la quale è rappresentata come una stacanovista, capace di seguire una ferrea routine personale e lavorativa, che l’ha portata ad essere la CEO di un’importante casa farmaceutica. Metaforicamente, Michelle è l’ape regina, i dipendenti le sue api operaie. Tale visione didascalica è presente anche nelle Georgiche, dove le api hanno un ruolo fondamentale e sono esaltate per la loro organizzazione comunitaria, caratterizzata dalla fedeltà alla casa e alle leggi, dalla condivisione delle risorse e dalla dedizione al lavoro.

Michelle: Apprezzo le api, per la loro dedizione al lavoro..

Ted: Ma così sono anche più facili da sfruttare.

Neoliberismo e sfruttamento

Il parallelismo tra i temi trattati all’interno delle Georgiche e quelli trattati in Bugonia, parte proprio dall’associazione metaforica delle api ai lavoratori. Se nelle Georgiche, tuttavia, la visione del lavoro è positiva ed edificante per l’uomo, Bugonia è ambientato ai nostri giorni, nel pieno del sistema neoliberista. Checché se ne dica, infatti, il sistema neoliberista è, ad oggi, non solo dottrina economica, ma intera dottrina sociale. Il singolo e la sua realizzazione personale, dovrebbero (secondo la dottrina) guidare le scelte verso un futuro prospero per tutti. La realtà è che, dopo la crisi del 2008, il mondo intero si trova all’interno di una crisi permanente, in cui i lavoratori rimangono schiacciati e privi di qualsiasi tutela. Ted e Michelle sono i simboli di questo sistema neoliberista in cui le disuguaglianze tra classi sociali vengono esasperate, e la coscienza di classe è morta. In questo grande buco lasciato dalle istituzioni, si insinuano i complottismi, ed è proprio Ted a dircelo:

Ho percorso tutto il tratto intestinale: destra, estrema destra, sinistra, marxismo e poi ho trovato loro (i complottismi)

Ted rivolgendosi a Michelle

La politica, tutta, ha abbracciato la dottrina liberista come se fosse un dogma a cui credere senza indugi, lasciando la popolazione, ma soprattutto le classi sociali meno abbienti, senza alcun tipo di rappresentanza. Nello sgomento generale della non appartenenza partitica, le persone cercano delle risposte alla loro situazione e alle disuguaglianze che vivono quotidianamente, trovando le risposte che cercano nei complottismi. Nell’era di internet questo fenomeno è dilagato, al punto che l’attuale presidente degli Stati Uniti ha fondato parte della sua campagna elettorale alimentando qualsiasi teoria complottista. La visione Andromediana di Ted, è una rappresentazione allegorica di quella che è la teoria dei rettiliani, dove i CEO delle principali multinazionali sono umanoidi, che hanno come unico obiettivo la distruzione dell’intera umanità.

CEO e qualunque-cosa-washing

In un mondo in cui la componente statale è pressoché inesistente, i CEO delle multinazionali assumono il ruolo dello Stato. Michelle dichiarerà, infatti:

Nelle prossime 48 ore la polizia e l’FBI cominceranno una caccia all’uomo. Sono una dirigente d’azienda di alto profilo. Io sono essenziale.. in tutta umiltà posso dirlo. E’ come se aveste rapito il governatore, ma peggio.

La figura del CEO si è completamente sostituita a quella dello Stato, alimentando un sistema economico-sociale in cui le aziende private agiscono come palliativi del welfare. In questa ottica, la responsabilità sociale di impresa è un focus di tutto quello che è il nuovo approccio all’imprenditorialità. Il problema è che, spesso, l’azione aziendale rispetto alla responsabilità sociale non è una vera presa di coscienza del proprio ruolo all’interno del sistema, ma piuttosto una tattica di posizionamento. Le imprese comunicano all’esterno il loro impegno verso la sostenibilità sociale ed ambientale, tuttavia non mettendo in atto una vera e propria strategia per raggiungere tali obiettivi. Lanthimos schernisce questo meccanismo, facendo vedere come Michelle comunichi l’importanza della diversità, della flessibilità e del bilanciamento vita-lavoro, ma facendo trasparire che non siano reali valori in cui crede.

Ricorda, infatti, che alle 17.30 si possa uscire, ma sempre rammentando che si è all’interno di una azienda e che gli obiettivi vanno raggiunti, ma senza sentirsi oberati. Evidentemente, Michelle non approva questo nuovo approccio al lavoro, ma è costretta a farlo per questioni di immagine aziendale e quello che in gergo viene definito stakeholder engagement.

ATTENZIONE QUESTA PARTE CONTIENE SPOILER

Ancor più problematico è il ruolo che Michelle ha nella gestione della malattia della madre di Ted. In un mondo in cui il sistema sanitario pubblico è stato portato al collasso (soprattutto in realtà come quella americana, ma non solo), le aziende non hanno solo la responsabilità della sostenibilità aziendale, ma anche del supporto sanitario, fino al paradosso in cui le aziende danneggiano la salute delle persone e si fanno carico delle relative cure, traendo profitto anche da ciò.

Ti vendono la malattia e poi la cura.

Nella pellicola tale aspetto viene appunto trattato attraverso la storia della madre di Ted, finita in coma per i prodotti chimici prodotti dalla Auxolith e poi curata (leggi usata come cavia) proprio dalla stessa Auxolith, in un circolo vizioso in cui l’unico obiettivo è l’accumulo di capitale.

FINE DELLA PARTE SPOILER

Un finale degno di una tragedia

QUESTA PARTE CONTIENE SPOILER

Al termine della pellicola scopriamo che Ted aveva ragione: Michelle è effettivamente un’andromediana. L’arrivo di questa notizia è abbastanza anticlimatica e risulta piuttosto prevedibile fin dalle prime inquadrature all’interno della cantina. Scopriamo anche, in modo altrettanto intuibile, che Ted non è un novellino e ha già torturato e ucciso prima di allora. Ci dicono anche che è stato vittima di violenza da piccolo (anche se appena suggerito), come nella più classica delle storie di serial killer. Questa prevedibilità rispetto alla deriva che avrebbe preso la trama diventa tanto più problematica, quanto si cerca di carpirne il messaggio finale. Il fatto che Ted abbia ragione può essere letto come un’altra allegoria all’interno della pellicola, una visione dei pensatori fuori dagli schemi (del neoliberismo) che spesso vengono tacciati di pazzia, proprio perchè la teoria neoliberista è ormai più un dogma che una vera teoria economica. Dall’altra parte, batte un terreno spinoso, mettendo nelle azioni di un complottista la (possibile) verità rispetto al nostro sistema economico. In un momento storico in cui la disinformazione e le fake news dilagano, “dare ragione” ad un complottista è un messaggio piuttosto ambiguo, che rischia di far scivolare il registra su un terreno fangoso. Inoltre, al termine della pellicola, vediamo l’imperatrice andromediana Michelle decidere di eliminare l’umanità, definita da lei stessa senza speranza. Una sorta di arrendevolezza ad un destino già scritto in cui l’umanità, vittima di se stessa, dovrà soccombere alla volontà degli Dei. Un finale degno di una tragedia greca, ma che forse suggerisce un messaggio pericoloso per i tempi che corrono: non ha senso agire perchè tanto non siamo in grado di scappare da noi stessi. Una visione cupa e realistica, ma che, unita alla visione complottistica della cosa, risulta complessivamente pericolosa.

Conclusioni

Bugonia di Yorgos Lanthimos è un film che si discosta dalla tipica filmografia del cineasta greco, ma ne riprende alcuni capisaldi tra cui la regia, gli attori feticcio e il richiamo al poema epico. Racconta una storia dei nostri tempi, ponendosi le giuste domande, ma forse non dandosi sempre delle buone risposte. In ogni caso, una pellicola che merita di essere recuperata al cinema, e che ogni buon cinefilo dovrebbe vedere almeno una volta nella vita.

Classificazione: 3 su 5.

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