Figlio di un cinema horror che nella fine degli anni ’80 sembrava girare un po’ su se stesso, nato dalla fantasia di un autore che si dimostrava in anticipo sulle tematiche sociali e soprattutto sulla contaminazione dei generi, Cabal di Clive Barker usciva trentacinque anni fa, a rimorchio di un romanzo che aveva stupito non poco, pubblico e critica.

TRAMA

Il giovane Aaron Boone, erroneamente accusato di una serie di omicidi, muore durante una sparatoria della polizia nei pressi di un antico cimitero dove era andato a nascondersi, venendo aggredito da una oscura creatura. Risvegliatosi dalla morte si unirà ad un popolo di reietti che vivono il sottosuolo di quel luogo sacro. Ma la sua fidanzata Lori, la polizia e il vero serial killer lo verranno a cercare…

UN CULT ANNUNCIATO

Che Cabal fosse destinato ad un’aura da cult del genere si capiva già dalla sua uscita. A seguito di un romanzo di successo e con lo stesso scrittore (nonché creatore del fenomeno Hellraiser) alla guida del progetto, il film poteva evidentemente contare in una produzione solida, al punto da potersi permettere la presenza di David Cronenberg in qualcosa più che un cameo. Oltre alla presenza del regista canadese, troviamo nel ruolo di protagonista l’allora giovane Craig Sheffer, attore un po’ scomparso ma all’epoca volto emergente del cinema giovanile. Tecnicamente molto curato, il film accetta la sfida non facile di dare forma alla fantasia di Barker, che nel romanzo si sbizzarriva in descrizioni minuziose di un mondo sotterraneo abitato da creature deformi, con tratti da girone dantesco.

UN MESSAGGIO UNIVERSALE

Cabal è un film che parla di rinascita e di rivalsa. Mentre assistiamo alla caduta del giovane Boone e la sua successiva riscoperta nel mondo dei dimenticati, dei rifiuti della società, non possiamo non intravedere la stratificazione di una trama molto più seria e complessa di quello che appare in superficie. Barker riprende il concetto del Freaks di Tom Browning e ci fa empatizzare con questi “mostri” relegati nelle catacombe per nascondersi da una società che in realtà è molto più brutale, cinica e feroce di loro. Lo vediamo nel finale quando una sgangherata comitiva di poliziotti e giustizieri bifolchi da sfogo ai più bassi istinti umani, saccheggiando e distruggendo la città-rifugio Midian.

MITOLOGIA MODERNA E CONCETTI ANTICHI

Proprio la città-catacomba Midian rappresenta la potenza del racconto di Cabal. Città sotterranea ricca di fascino, Midian racchiude il concetto di rifugio ma anche quello di tempio, con i suoi affreschi che parlano di un messia in arrivo, portatore di salvezza. Non è il concetto stesso di religione l’unico argomento che Barker plasma nel suo racconto. Nel viaggio che Lori intraprende per riprendersi il suo amore possiamo anche riconoscere un chiaro riferimento al mito di Orfeo e Euridice, visto a ruoli capovolti.

IN PRINCIPIO FU IL ROMANZO

Cabal è un film che potrebbe in qualsiasi momento cadere nell’ovvio e nel ridicolo ma non lo fa grazie ad una scrittura precisa, credibile e solida, derivante da un romanzo davvero notevole. Purtroppo, come quasi sempre, non è possibile trasferire  in toto l’atmosfera di un libro in un film e a pagare dazio in questo caso è la figura del serial killer. Nel romanzo infatti, non è palese dal principio chi sia a far scempio di famiglie con brutalità e freddezza. Il vero colpevole, al momento della scoperta è una sorpresa per il lettore e questo aggiunge inquietudine e una vena thrilling ad un racconto già emozionante. Inutile poi dire che, per quanto gli effetti speciali di Cabal siano ancora più che apprezzabili, alcune soluzioni visive non riescono a raggiungere la grandezza immaginata dall’autore.

DA VEDERE PERCHE’ ?

Uscito al cinema e poi in VHS in una versione tagliata malamente dai produttori (Barker purtroppo non ebbe il final cut) ad oggi Cabal è reperibile in una versione recuperata di parecchie scene e supervisionata dal regista, che restituisce dignità (e senso) a molte sequenze che riguardano la città di Midian e i rapporti tra i suoi abitanti. Cabal ancora oggi è un film interessante perché mescola il thriller, l’horror, il sentimento e la mitologia in un prodotto commerciale di facile consumo. Opera più complessa di ciò che una visione distratta può percepire, il film merita di essere scoperto o riscoperto, agevolando magari la lettura del libro.

EXTRA TRACKS

La popolarità di Cabal è testimoniata anche dalla presenza di due videogiochi (Nightbreed e Nightbreed The Interactive Movie) e una serie di albi a fumetti che ne hanno ripercorso le gesta.

Classificazione: 3 su 5.