Nel 1920 usciva “Il gabinetto del dottor Caligari“, diretto da Robert Wiene, uno dei capolavori dell’espressionismo tedesco. Indiscutibile pilastro della storia del cinema, la pellicola di Wiene portava dentro di sé le inquietudini che avrebbero cambiato il mondo, conducendolo verso la Seconda Guerra Mondiale.

Trama

Durante una fiera di paese, il dottor Caligari presenta al pubblico Cesare, un sonnambulo che sostiene di poter predire il futuro. Quando una delle sue profezie si avvera con un omicidio, il giovane Francis inizia a sospettare che il dottore utilizzi Cesare per compiere delitti sotto ipnosi. Le indagini conducono Francis a un manicomio diretto dallo stesso Caligari, dove scopre documenti su un antico studioso ossessionato dal controllo dei sonnambuli e giunge alla conclusione che il direttore ne abbia assunto l’identità. Nel finale, però, la prospettiva si rovescia: Francis è in realtà un paziente dell’istituto, mentre Caligari è il medico. La vicenda narrata si rivela così ambigua, sospesa tra delirio individuale e critica dell’autorità.

Il film manifesto dell’espressionismo tedesco

Se il termine “espressionismo” in campo artistico può assumere diversi significati, quando si parla di “espressionismo tedesco” si va a indicare un’importante parte della produzione cinematografica avvenuta in Germania tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Secondo una certa linea critica, Il gabinetto del dottor Caligari è l’unico film veramente (e puramente) espressionista della storia tedesca, in quanto la produzione successiva, per esempio quella di Fritz Lang, si sarebbe in parte discostata da quella componente distorsiva che rendeva facilmente riconoscibile l’espressionismo. Nei film successivi, infatti, la distorsione si trasforma in una stilizzazione più controllata e l’espressionismo diventa solo una tendenza di un panorama cinematografico ben più vasto che caratterizza la Germania della Repubblica di Weimar, fino all’ascesa di Adolf Hitler.

Distorsione

Il gabinetto del dottor Caligari, allora, è sicuramente il film espressionista per eccellenza, come dimostra ampiamente una scenografia, costruita in studio, fatta di linee dure e spezzate, lampioni storti ed elementi stilizzati ma minacciosi, interessata più a ricostruire lo scenario di un incubo vero e proprio che a rappresentare realisticamente i contorni di una città specifica. Il film di Wiene, poi, è espressionista anche nell’uso del primo piano, che qui più che mai assume tratti demoniaci e persecutori, inclini a rappresentare un sistema deviato più che l’interiorità degli individui. E se recensire un film che la storia ha già elevato a manifesto cinematografico sarebbe un’operazione piuttosto inutile, è semmai molto più interessante indagare cosa ci fosse dietro la pellicola di Wiene, ovvero un’inquietante previsione di ciò che la Germania sarebbe diventata pochi anni dopo.

L’operazione di Kracauer

A tal proposito, è interessante riprendere, almeno parzialmente, l’analisi di Siegfried Kracauer nel suo Da Caligari a Hitler. Una storia psicologica del cinema tedesco, un importante saggio in cui cinema e sociologia si intrecciano per dimostrare come il cinema della Germania di quegli anni fosse uno specchio fedele della società tedesca e delle condizioni in cui versava. In questo contesto, Il gabinetto del dottor Caligari si configura come una funesta previsione del destino di quella Germania sonnambula e anestetizzata, che presto sarebbe caduta nelle mani di un Caligari ben più crudele, capace di ipnotizzare un Paese intero.

L’intento degli autori

Il gabinetto del dottor Caligari fu scritto da Hans Janowitz e Carl Mayer, che si conobbero a Berlino dopo la Prima Guerra Mondiale. Pacifisti e ostili alle autorità tedesche – che avevano condotto un popolo intero verso una guerra disastrosa – Janowitz e Mayer scrissero l’opera con l’obiettivo di denunciare tali autorità, perfettamente rappresentate, nei loro intenti, dal personaggio di Caligari. Quest’ultimo, infatti, incarnava l’autorità che idolatra il potere in quanto tale e che, per soddisfare la propria smania di dominio, è pronta a violare spietatamente qualsiasi diritto e valore umano.

La riscrittura di Wiene

Tuttavia, l’opera scritta da Janowitz e Mayer fu rivista e parzialmente riscritta da Robert Wiene (il film doveva essere inizialmente diretto da Fritz Lang). Wiene, infatti, trasformò la storia in un prodotto più rassicurante per il pubblico. Se l’intento di Janowitz e Mayer era quello di narrare orrori reali, le modifiche di Wiene portarono a circoscrivere tali orrori in un’allucinazione concepita e narrata dal protagonista, Francis. Nella versione di Wiene, infatti, il dottore che Francis confonde con Caligari promette, nella scena finale, di aver compreso come guarire il paziente e, quindi, come ristabilire un ordine minato dalla pazzia del protagonista. Un messaggio confortante e rassicurante per il pubblico che però si opponeva, di fatto, agli intenti dei due autori, i quali non avrebbero mai voluto che il finale del loro film glorificasse l’autorità accusando di follia il protagonista della storia.

Lo scontro tra Janowitz, Mayer e Wiene

Janowitz e Mayer lottarono duramente contro le intenzioni di Wiene, affinché eliminasse questa cornice narrativa che lui stesso aveva costruito: il film doveva assolutamente concludersi con la scena in cui i misfatti di Caligari, direttore dell’istituto psichiatrico, venivano scoperti e, di conseguenza, la sua autorità rovesciata. Ma gli sforzi dei due furono inutili: pur mantenendo la sua ambiguità, Il gabinetto del dottor Caligari si trasformò in un film che, almeno a primo impatto, più che mettere in discussione l’autorità, finiva per rafforzarla.

A tal proposito, scrive Kracauer:

Se è vero che negli anni del dopoguerra la maggior parte dei tedeschi anelava a ritirarsi da un duro mondo esterno verso la sfera intangibile dell’anima, la versione di Wiene era certo più consona al loro atteggiamento di quanto non lo fosse il soggetto originale; infatti, mettendo l’originale ‘in scatola’ (la cornice narrativa della pazzia, ndr), questa versione rispecchiava fedelmente il generale rinchiudersi in un guscio.

Il film di Wiene dietro l’apparenza

Tuttavia, è importante sottolineare che la versione di Wiene non mutilò il soggetto originale, ma si limitò ad adattarlo a uno spirito più conformista. L’obiettivo del regista era comunque quello di portare gli spettatori a rivedere la loro tradizionale fiducia nell’autorità, in quanto ciò nel film avveniva, pur come fantasia di un pazzo. Non è un caso, allora, che la portata rivoluzionaria del film arrivò ovunque (soprattutto in Francia e negli Stati Uniti): solo i tedeschi non ne colsero la carica critica. Dopo l’uscita del film, il Vorwärts, organo del Partito Socialdemocratico, commentò la pellicola celebrandone la capacità di esaltare l’abnegazione e la virtù delle autorità dell’istituto psichiatrico.

L’autorità era stata, ancora una volta, rafforzata

Da Caligari a Hitler

Nel saggio in cui analizza il cinema espressionista tedesco come oscura premonizione dell’ascesa di Adolf Hitler, Kracauer cita nel titolo proprio Caligari. Il sociologo, infatti, identifica in Caligari la figura immaginaria che più incarna il ruolo dipredecessore simbolico di Hitler. A ben vedere, Caligari risulta essere una particolarissima premonizione, in quanto usa l’ipnosi per piegare al proprio volere il suo strumento, il sonnambulo Cesare. L’operazione esercitata da Caligari fu, in un certo senso, la stessa che Hitler realizzò su una scala ben più ampia, per ipnotizzare un intero Paese e convincerlo successivamente a perpetrare i peggiori crimini mai compiuti contro l’umanità.

Un film girato interamente in interni

Un’altra caratteristica interessante de Il gabinetto del dottor Caligari è il fatto che sia girato completamente in interni. Non è certo un caso, perché la scelta di girare in studio caratterizzò quasi tutta la produzione tedesca di quegli anni, a differenza di molti altri Paesi che già all’epoca lavoravano in esterni. Forse, come scrive Kracauer, i tedeschi preferivano “dominare un universo artificiale piuttosto che dipendere da un mondo esterno in balia del caso”.

Le scenografie furono realizzate da tre artisti legati all’ambiente espressionista berlinese: Hermann Warm, Walter Reimann e Walter Röhrig. Furono loro a concepire l’impianto visivo radicalmente antinaturalistico del film: fondali dipinti, ombre tracciate direttamente sulle scenografie, architetture oblique e prospettive deformate.

Conclusioni

Negli anni, la lettura che Kracauer ha fatto del cinema tedesco è stata a volte criticata e messa in discussione. Tuttavia, quello del sociologo resta uno dei saggi cinematografici (e sociologici) più interessanti di sempre. E oggi, allora, vedere Il gabinetto del dottor Caligari da un punto di vista sociologico può risultare indubbiamente più interessante e utile che recensire un’opera che la storia del cinema ha giustamente elevato a uno dei suoi pilastri.

E allora, non resta che concludere l’articolo con le parole di Kracauer, il cui fatalismo risulta oggi quasi poetico

Durante una visita a Parigi, circa sei anni dopo la prima di Caligari, Janowitz andò a trovare il conte Etienne de Beaumont nella sua antica residenza cittadina […]. Il conte espresse la sua ammirazione per Caligari, definendolo ‘affascinante e astruso come l’animo tedesco’. ‘È giunto ora il momento che parli l’animo tedesco’, aggiunse. ‘L’animo francese ha parlato oltre un secolo fa, durante la Rivoluzione, e allora voi avete taciuto. Ora attendiamo ciò che avete da comunicare a noi e al mondo.’ Il conte non dovette attendere molto.

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