“Flesh and Fluids”
Sono pochi i registi in grado di dimostrare subito di avere un’estetica e una poetica chiare, riconoscibili, coerenti (nella loro illogicità, spesso e volentieri), e Jane Schoenbrun è unə di questi. Con solo due lungometraggi (We’re All Going to the World’s Fair e il già cult Ho visto la TV brillare) ha dimostrato di saper raccontare un’adolescenza vissuta ai margini, durante la quale il rapporto con lo schermo – il computer, il televisore – si configura come un modo per riconoscersi ed esistere al di fuori delle logiche binarie del nostro mondo. Con il suo terzo film, Schoenbrun continua a parlare del modo in cui ci relazioniamo agli schermi: Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte tratta di cinema – un tipo particolare di cinema, quello slasher – e si domanda come la tensione costante tra sesso e morte che esso mette in scena abbia attirato a sé (e continui ad attirare) un pubblico vastissimo di appassionati e appassionate. Camp Miasma è un trattato di critica cinematografica inquadrato attraverso la lente dei women’s and gender studies ma senza spocchia, perché si rifiuta di impostare il discorso con un tono accademico per incentrarlo su qualcosa di atavico e istintivo, ovvero la carne e i fluidi.

Trama
La storia ruota attorno a Kris (Hannah Einbinder), regista queer che viene ingaggiata per dirigere il reboot di Camp Miasma, uno slasher degli anni ’80 che trasuda Venerdì 13 da ogni poro e che ha avuto, come da tradizione, una sfilza infinita di sequel. Kris crede di sapere come svecchiare il materiale originale, come “correggere” gli elementi sessisti e transfobici che il franchise viene accusato di aver messo in scena, e vuole a tutti i costi il ritorno della final girl del primo film, Billy Preston (Gillian Anderson). Preston si è però ritirata dalle scene e ha scelto di vivere da sola proprio nel camping in cui fu girato Camp Miasma, luogo in cui Kris si reca per esporle la sua idea. Mentre la loro relazione diventa sempre più profonda, il confine tra reale e fittizio si assottiglia.
Old School vs. Elevated Horror?
Kris rappresenta, inizialmente, lo stereotipo della giovane filmmaker fresca di studi che conosce tutte le re-interpretazioni cui sono stati sottoposti i film horror (che però, va specificato, prima di tutto ama alla follia). Dall’altro lato l’attrice Billy, più matura e meno “studiata”, non comprende i discorsi cervellotici della regista, sostenendo che lo slasher, ripulito da tutti gli orpelli, si basi semplicemente sulla morte e sul desiderio. Non mi fraintendete, Schoenbrun non sta sguainando le spade contro l’elevated horror o contro gli studi di cinema, ma sta restituendo l’horror nelle mani di quelle ragazzine, soggettività queer o emarginati che ne erano profondamente affascinati senza comprenderne la ragione. Un pubblico che nel frattempo è cresciuto, come Kris, e che fatica ancora a trovare un motivo per cui un genere definito spesso misogino e gratuitamente violento gli piaccia così tanto. Schoenbrun, tuttalpiù, si prende gioco di un’élite di produttori che vuole fare i soldi con l’horror ma non lo conosce davvero, non lo ama, e si interessa solo di vendere alle nuove generazioni un film con il metaforone pronto all’uso, ignorando la dimensione politica e sociale che il genere ha sempre avuto. In altre parole, lə registə evita di semplificare una questione molto complessa e sfaccettata, costruendo una meta-narrazione che “non è come Nightmare – Nuovo incubo” e che nel dissezionare il sottogenere slasher preferisce direzionare l’attenzione su un dettaglio particolare.

Il desiderio e lo sguardo
Camp Miasma, infatti, non si limita a strizzare l’occhio agli appassionati con citazioni e rimandi o a decostruire lo slasher alla maniera di Wes Craven; il film è quasi un saggio sul desiderio e sullo sguardo. Kris – la regista che è stata spettatrice, il cui sguardo ora si posiziona dietro la macchina da presa – dice di essere sempre stata attratta da un elemento specifico del film (nel film), ovvero il primo piano dell’occhio di Billy mentre sta raggiungendo l’orgasmo e contemporaneamente viene trafitta dal killer Little Death (Jack Haven). Se nello slasher classico il desiderio sessuale portava inevitabilmente alla morte e la final girl, tenendosi alla larga da quel desiderio, era l’unica che riusciva a sopravvivere, Camp Miasma sovverte questo assunto. Già It Follows, nel 2014, concepiva il rapporto sessuale come un atto che espone ai pericoli ma che contemporaneamente può tenere alla larga la morte, anche se solo per poco. Il film di Schoenbrun porta all’estremo questa riflessione permettendo alla final girl di riappropriarsi della propria dimensione sessuale, di porsi come soggetto desiderante, di ricercare un piacere che passa anche, provocatoriamente, attraverso la voglia di annullarsi. Non c’è mai stato un inseguimento tra killer e final girl come quello messo in scena da Schoenbrun; qui l’identificazione tra i due, già implicita negli slasher, diventa totale. Una splendida soggettiva, che ricorda quella di Halloween, ci fa guardare attraverso gli occhi di Little Death mentre compie la sua strage-vendetta, ma allo stesso tempo lo sguardo che lo spettatore abita è quello di Billy (che poi diventa di Kris), il cui occhio non è oggetto della ripresa, ma guarda attivamente l’assassino (il cui nome, non a caso, indica l’orgasmo) e chi c’è dall’altra parte dello schermo.


Tra sogno e realtà
Camp Miasma è un universo sospeso tra sogno e veglia, tra finzione cinematografica e realtà quotidiana. Come in Ho visto la TV brillare, il mondo dietro lo schermo appare “più vero della vita vera”, una dimensione in cui rifugiarsi quando l’ordinarietà della nostra società diventa soffocante, un posto in cui esistere e cambiare – tanto, se diventa troppo reale, “puoi sempre spegnere”. Se nel film precedente, però, il tono era più cupo e la tragedia finiva per accadere, qui Schoenbrun adotta un approccio liberatorio. L’esperienza di Kris, che necessita di estraniarsi da sé per raggiungere l’orgasmo, potrebbe descrivere un vissuto condiviso da molte persone trans che sentono la necessità di allontanarsi dal proprio corpo; ma la protagonista finisce per inseguire quello da cui pensava di dover scappare, al contrario del protagonista di Ho visto la TV brillare. Kris e Billy, come ogni final girl che si rispetti, escono trionfanti dal camping zuppe di sangue e, anche se dall’esterno nessuno sembra accorgersene, completamente trasfigurate. Schoenbrun continua a riflettere sull’identità e sul corpo: quella cui assistiamo è una possibilità concreta di rifuggire la solitudine in cui la disforia potrebbe gettarti per abbracciare completamente se stessi in un tripudio euforico di carne e fluidi.
Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte uscirà nelle sale italiane il 19 agosto 2026 distribuito da MUBI.
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