Usciva nel 1986 Camping del terrore, mirata operazione commerciale che proiettava “Monsieur Cannibal” Deodato nell’immaginario dello slasher da campeggio in stile Venerdì 13.

LA TRAMA
Un gruppo di ragazzi arriva in un remoto campeggio credendo sia ancora in attività, ma scopre che è stato chiuso dai titolari in seguito ad un duplice, brutale omicidio. Poco dopo il loro arrivo i delitti ricominciano.

UN GENERE IN VOGA
Certo non poteva mancare lo slasher lacustre nel curriculum di un esploratore dei generi come Ruggero Deodato. Dopo aver trattato il peplum e il polizziottesco. Dopo aver frequentato il post-apocalittico e aver canonizzato il cinema cannibale, il buon Ruggero decide con Camping del terrore di dire la sua in uno dei topoi horror più in voga, da quel 1980 che aveva visto uscire da un lago americano il piccolo grande Jason Voorhees.
Anche se è più corretto attribuire il connubio mattanza-lago a Reazione a catena di Mario Bava, non c’è dubbio che la pellicola maggiormente influente per gli anni successivi del genere sia stato il film di Sean Cunningam, rafforzato a stretto giro dai suoi primi e più riusciti seguiti.

UN APPROCCIO BULIMICO
Probabilmente galvanizzato dai successi commerciali dei suoi ultimi lavori, Deodato non si fa mancare nulla per Camping del terrore che vede nel cast una serie di volti noti sia nostrani che internazionali. Dalla perennemente turbata Mismy Farmer, allo storico David Hess (di L’ultima casa a sinistra) passando per volti iconici dei gialli all’italiana come John Steiner e Ivan Rassimov (qui all’ultima apparizione). Tanta carne al fuoco, tematiche che si incrociano e piani narrativi che si intrecciano. Forse troppi. Con la sincera volontà di servire allo spettatore un piatto ricco, il regista perde di mira un po’ il focus e inserisce troppi personaggi che poi fatica a gestire lungo il corso del racconto.

DELITTI IN LUOGO…COMUNE
Tante, troppe sono le “ispirazioni”di questo Camping del terrore. Dalla comitiva di amici che ripropongono ogni stereotipo di giovane si sia visto da Non aprite quella porta a Venerdì 13, al melodramma sentimentale velato di mistero con tanto di assassino mascherato e quasi soprannaturale (che sembra di origine Fulciana) che nasconde poi un ben più terreno segreto. Gli omicidi sono brutali ma poco fantasiosi, limitandosi a riproporre il già visto altrove e non riuscendo mai a far salire il pathos anche grazie alla colonna sonora (di un Simonetti che fa il compitino) poco efficace e male utilizzata.

DA VEDERE PERCHE’
Camping del terrore regala location interessanti e italianissime (nonostante l’ambientazione americana) ed un’atmosfera che scalda il cuore a chi apprezza il cinema di genere spregiudicato e orgogliosamente commerciale che fino ai primi anni duemila era ancora possibile fare nel nostro paese.
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