Livello 1: la trama di Che fine ha fatto Baby Jane? e le origini dell’avvelenamento
1917, Jane Hudson è una bambina prodigio che calca i palcoscenici americani riscuotendo un successo tale per cui si commercia persino una bambola a grandezza naturale che riproduce le sue fattezze. I’ve written a letter to daddy, è la canzoncina strappalacrime che Jane canta, muovendo studiate mossettine di danza dinnanzi ad un pubblico adorante, e non è un caso perché adorante è pure il padre che (per reale affetto oppure per interesse) la venera e la vizia senza limite suscitando nella sorella Blanche gelosia e frustrazione.

Ma la vita, come sempre, segue percorsi beffardi e una volta diventate giovani donne le parti si invertono. Blanche è una stella del cinema, perfetta protagonista delle commediole patinate degli anni ‘30, Jane è un’attricetta da quattro soldi attaccata alla bottiglia e nessuno la acclama più. Una notte un incidente d’auto cambierà nuovamente il destino delle due sorelle per sempre.
Ormai il veleno circola da troppi anni ma tocca conviverci…o no?
L’atmosfera luminosa di un quartiere signorile, incarnazione del fulgore della belle epoque di Hollywood, ospita una bella villa all’interno delle cui mura vivono, sopravvivono, le due sorelle Hudson, giunte al terzo tempo della loro vita. Jane (Bette Davis) è sempre più ubriaca, assente e rancorosa e Blanche (Joan Crawford) sta pensando ad una via di fuga: vendere la villa e far ricoverare la sorella in una struttura psichiatrica. La loro convivenza assomiglia sempre di più ad un incubo, i reciproci rancori sedimentati negli anni, in fondo al cratere delle rispettive vite, non possono essere sopiti più a lungo.

Livello 2: tra le due star non circola buon sangue, per l’appunto!
Questo capolavoro del 1962, diretto da Robert Aldrich,, deve parte della sua grandezza all’interpretazione resa da due monumenti della Hollywood che creò per tutti gli anni a venire il mito del cinema: Bette Davis nel ruolo di Jane, per il quale fu candidata al premio Oscar come miglior attrice e Joan Crawford in quello di Blanche. La rivalità tra le due star nella vita reale, si risolve qui in una gara di bravura spinta al limite della perfezione (se ne esistesse una nel mestiere della recitazione); dal viso terrorizzato e lucido di Blanche, allo sciabattare strascicato e perso di Jane, ogni scena trasporta lo spettatore su quelle scale che bisogna percorrere dall’ingresso della villa per raggiungere la stanza di Blanche.


Livello 3: una denuncia al vampirismo di Hollywood – arma di distrazione di massa
I livelli di narrazione sono diversi; da un lato il filo rosso del film è costituito dal rapporto malato tra le due sorelle, rapporto che si è guastato sin dall’infanzia quando la figura del padre, così fondamentale nella costruzione della personalità di una bambina, si dimostra miserabile, un ometto meschino che ha a cuore solo il guadagno che una figlia famosa può rendergli. Ma per tutto il film procede anche un altro binario di narrazione che potremmo chiamare “Hollywood denuncia Hollywood”. Ovvero, in una prospettiva più ampia, il film sceglie di dipingere come sfondo la finzione del sogno luccicante made in USA, che copre con un velo di paillettes, la miseria della società americana scioccata dall’inedita e devastante crisi economica del ‘29. E’ qui infatti che proliferano filmetti stupidi e leggeri, obbligatoriamente a lieto fine, conditi con belle ragazze e aitanti giovanotti, e sono proprio gli stessi che ricoprono di fama Blanche.


L’industria del cinema, perfetta arma di distrazione di massa, palliativo consolatorio, mostra in questa pellicola il suo lato distruttivo, quello che si abbatté sulla vita di persone che con questa industria ebbero a che fare, soprattutto se decliniamo al femminile (il film in cui Jane “l’ubriacona” recita malissimo non può non richiamare alla mente gli esordi di Marilyn).


Fuori dal solco di Hollywood – questo è un film dove non c’è spazio per il lieto fine
Jane ha provato da bambina l’ebbrezza dell’amore sconsiderato del pubblico (e del padre interessato) ed è una droga che quanto più precocemente assunta tanto più assassina diviene, perché quando questo amore viene meno e addirittura si rivolge alla sorella, precipita Jane nell’inferno del rancore e della follia curata a suon di gin. Blanche dal canto suo avrebbe potuto avere una carriera più indipendente e longeva se non fosse stata la sorella di baby Jane e si consola riguardando i propri vecchi film e leggendo le lettere degli ammiratori rimasti che sua sorella butta nella spazzatura. Lo starsistem, l’invenzione più americana del secolo, con la sua componente di crudeltà è un altro protagonista essenziale di questo film.

Il degno e in certo modo poetico finale di Che fine ha fatto Baby Jane? non lascia spazio a redenzione o a pietà. Sul litorale californiano uno sprazzo di tenerezza in un oceano di disperazione definisce le battute che concludono questo grande film.
a cura di RebelRebel
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