Chucky è arrivata alla sua terza e ultima stagione. Si tratta della serie televisiva creata da Don Mancini e sequel dell’ultimo film della saga de La bambola assassina (Il culto di Chucky, 2017). Purtroppo, la serie non è stata rinnovata per una quarta stagione – a nulla sono servite, pare, le mobilitazioni social con l’hashtag #SaveChucky. Vediamo più nel dettaglio di cosa parla questa ultima avventura dell’ormai consolidato gruppo di orfani di Hackensack.
Trama
Il primo episodio inizia con un bambino spaventato nascosto in un armadio. C’è un fantasma nella sua stanza, sostiene, mentre la madre lo rassicura e lo rimette a letto. Accanto al piccolo, che si chiama Henry, ritroviamo una bambola Tipo Bello. Quella bambola, ovviamente. La macchina da presa si muove fino a farci uscire fuori dalla finestra per mostrarci la nuova abitazione di Chucky: la Casa Bianca. È da qui che il bambolotto ricomincerà a mietere le sue vittime, a partire da Teddy, guardia del corpo di Henry. Nel frattempo, Jake (Zackary Arthur), Devon (Björgvin Arnarson) e Lexy (Alyvia Alyn Lind) usano i social network per cercare Caroline. La bambina, sorella minore di Lexy, alla fine della seconda stagione era andata via insieme a Chucky. Guardando le news alla televisione, i tre protagonisti vedono le immagini del funerale di Teddy e il loro sguardo viene catturato dal piccolo Henry che tiene in braccio il bambolotto assassino. Questo li spinge a partire per Washington D.C.

La saga con protagonista Chucky
La saga de La bambola assassina, iniziata nel 1988, ha saputo evolversi nel tempo in maniera coerente. Guardando Chucky, bisogna tenere a mente La sposa di Chucky (1998) e Il figlio di Chucky (2004) piuttosto che la trilogia originale o i due film conclusivi del 2013 e 2017 (che tentavano di ritrovare un certo tono serio). Certo, ci sono anche Andy e Kyle e non mancano i riferimenti a tutti i film della saga, ma la serie è più strettamente connessa all’umorismo camp che caratterizza La sposa e Il figlio. D’altronde, per mandare avanti per così tanto tempo un franchise che ha come protagonista una bambola posseduta dall’anima di un serial killer, bisogna per forza fare le cose sempre più in grande. La serie parte da questo presupposto e si presenta fin da subito consapevole, riuscendo a unire perfettamente ironia e violenza. Il body count, infatti, è elevato e tutte le morti sono spettacolari, esagerate, dolorose e allo stesso tempo divertenti da guardare. Se la prima stagione (ve ne abbiamo parlato qui) si era concentrata sull’identità, sul machismo e sull’importanza delle relazioni per “riassorbire” tratti tossici e pericolosi, la seconda aveva spinto sull’acceleratore e il tutto era ancora più eccessivo, più provocatorio. La terza stagione, invece, sembrerebbe frenare rispetto alla seconda senza rinunciare ad essere comunque scomoda e provocatoria, a partire dalla scelta dell’ambientazione.
L’elaborazione del trauma
Il presidente degli Stati Uniti James Collins (Devon Sawa arrivato al suo quarto ruolo nella serie) e sua moglie Charlotte (Lara Jean Chorostecki, già sorella Ruth nella seconda stagione) non sono due personaggi dispotici, come ci si potrebbe aspettare. Sono, al contrario, due genitori alle prese con il trauma della perdita del figlio più piccolo, Joseph. Il figlio più grande, l’adolescente Grant (Jackson Kelly), è in quella fase in cui ci si sente soli, non compresi, ma troverà conforto in Lexy. Dall’altro lato, il piccolo Henry proietta sulla bambola il fratellino che non c’è più. La First Family è una famiglia qualsiasi che cerca di ricostruirsi, ma che purtroppo è inserita in un contesto marcio. Attorno alla famiglia Collins ruotano figure losche interessate solo a mantenere una facciata rispettabile, che non concedono spazio alla vulnerabilità e alla sofferenza. Si sa, gli americani vogliono una figura forte al potere, meglio ancora se sbraita e sputa odio. James, che ha basato la sua campagna elettorale sulla trasparenza, non rientra per nulla in quell’immagine. È di questa vulnerabilità che Chucky approfitta, come ha sempre fatto, per insinuarsi nella vita dei personaggi e manipolarli per raggiungere il suo scopo.

Da questo momento in poi ci saranno SPOILER!
L’indebolimento di Chucky
Per la prima volta nella storia della saga, Chucky si trova di fronte alla possibilità di morire davvero, una volta per tutte. Il potere di Dumballa, la magia nera, lo sta abbandonando e Chucky si indebolisce, inizia a perdere i capelli, a riempirsi di rughe. Il bambolotto invecchiato si fa visitare allora da un dottore (la scena della visita è una delle più belle della stagione) e quest’ultimo gli spiega che ciò sta accadendo a causa di un’infezione da cattolicesimo. Gli effetti dell’esorcismo compiuto durante la seconda stagione dai tre protagonisti si stanno facendo sentire. Chucky, interpretato come incarnazione delle fazioni dominanti e oppressive, sta finalmente cedendo grazie ai colpi inferti dal trio di orfani. Loro sono i reietti che dal margine resistono e lottano contro l’oppressione. Il bambolotto assassino ha però ancora un’opportunità per salvarsi: trovare un luogo carico di malvagità e qui sacrificare sei persone. Immediatamente Chucky si reca alla famosa casa di Amityville, ma il rito non ha effetto. Ci vuole un luogo più malvagio, che ha visto ancora più morte, ed è questo che porta Chucky alla Casa Bianca. Per continuare ad esercitare il suo potere e seminare morte e distruzione, Chucky deve insidiarsi proprio nel posto che più di altri genera sofferenza. Nella dimora presidenziale si sono spente poche anime ma le decisioni lì prese, spiega il nostro serial killer, hanno portato alla morte di milioni di persone in tutto il mondo.

Il controllo e il potere
Jake, Devon e Lexy, dunque, combattono contro il potere incarnato da Chucky. Quest’ultimo fa di tutto per mantenerlo, togliendo addirittura da mezzo il presidente e cercando di operare al suo posto per far scoppiare la Terza Guerra Mondiale. Tiffany (la nostra amatissima Jennifer Tilly), nel frattempo, è finita in carcere per l’omicidio della madre di Lexy. Dalla sua cella, grazie alle sue bambole voodoo, la donna riesce a tenere sotto scacco le guardie e a salvarsi dalla pena capitale. In questo contesto, la serie arriva a inserire nella narrazione anche i fantasmi, vittime innocenti e/o anime con questioni in sospeso che per tutto il tempo avevano solo cercato di aiutare i protagonisti. Assistiamo quindi ad apparizioni, sedute spiritiche e viaggi astrali, soprattutto perché Chucky viene ucciso ma si manifesterà come fantasma. La serie ha infatti l’intuizione geniale di far tornare Brad Dourif, la voce di Chucky, in carne ed ossa.

Il finale
La battaglia finale si svolge nell’aldilà. Attraverso una sostanza sperimentale, Jake va temporaneamente in arresto cardiaco e così raggiunge il fantasma di Chucky. L’intento è quello di farsi dire dove si trovi Caroline e poi convincere lo spirito a “passare oltre”. Nel regno degli spiriti, per prima cosa, Jake incontra il padre defunto. L’uomo lo picchia, lo insulta, ma Jake ora è più forte e fa il coming out che non aveva avuto la possibilità di fare prima. Nonostante l’approccio del padre non cambi, Jake decide di perdonarlo. Questo gesto ha una valenza importantissima. Il perdono non solo permetterà al padre di essere libero, ma solleverà Jake dal peso di un rancore che non vale la pena di serbare. Dopo questo momento, Jake viene ingannato e il suo corpo posseduto da Chucky. Riportato in vita, Chucky/Jake conduce Lexy e Devon nel posto in cui si trova Caroline, non prima di aver commesso un omicidio nel corpo del ragazzo. I personaggi arrivano così nella casa di Wendell Wilkins (apprezzatissimo cameo di John Waters), il creatore dell’originale bambola Tipo Bello. Qui giunge anche Tiffany: lei e Chucky riescono, con l’aiuto di Caroline ormai completamente deviata, a trasferire le loro anime nei prototipi delle bambole conservate nella casa di Wilkins. La serie si chiude con Nica che giunge sul posto solo per scoprire che Jake, Devon e Lexy sono stati trasformati in marionette.
Conclusioni
La terza stagione di Chucky è ironica e violentissima come sempre e ci porta a crescere con i suoi protagonisti che maturano, fanno esperienze, soffrono. Non mancano le citazioni e i riferimenti intertestuali, a partire dai titoli delle puntate che sono tutti titoli di film. Forse, però, la serie finisce per mettere fuori focus quelle che erano state le tematiche principali delle prime due stagioni. Non utilizza i suoi cavalli di battaglia (non vediamo mai GG dopo che nella scorsa stagione erano tornati in un unico corpo, quello della bambola) o li sfrutta troppo poco (Nica ha un ruolo marginale). È un peccato che Chucky sia stata cancellata. Con Chucky e Tiffany che ritornano bambole e fuggono insieme a Caroline, l’arrivo di una Nica arrabbiata e desiderosa di vendetta, la nuova forma dei nostri eroi avremmo potuto avere una quarta stagione ancora più camp e queer. Non lo sapremo mai, a meno che Chucky non riesca a resuscitare (ancora una volta).
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