Dario Argento: Panico (2023), diretto da Simone Scafidi, racconta la vita e la carriera del maestro dell’horror italiano Dario Argento. Il documentario, è stato presentato fuori concorso all’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, per poi essere distribuito in tutto il mondo. L’opera utilizza come filo narrativo il ritiro di Argento in un hotel isolato, dove sta scrivendo una nuova sceneggiatura, trasformando questo momento di solitudine creativa in una riflessione più ampia sulla sua carriera e sul suo rapporto con il cinema.

Un regista esperto
Simone Scafidi (1978) è un regista e autore milanese che alterna finzione e documentario. Dopo aver diretto cortometraggi, videoclip e produzioni multimediali, debutta nel lungometraggio nel 2004 con Gli arcangeli, film indipendente che riceve attenzione per l’approccio originale alla narrazione. Negli anni successivi realizza il documentario Appunti per La Distruzione (2008), ispirato alla figura dello scrittore Dante Virgili, e La Festa (2013), distribuito online in formato seriale. Il suo cinema si muove spesso tra riflessione metacinematografica e indagine sul rapporto tra immagine e identità, come dimostra Fulci for Fake (2019), biopic dedicato al regista Lucio Fulci presentato alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia. Con Dario Argento: Panico, Scafidi prosegue il suo percorso all’interno del documentario d’autore dedicato ai maestri del cinema italiano, mantenendo un approccio osservativo e un linguaggio sobrio, più interessato all’intimità del soggetto che all’analisi critica della sua opera.

Come raccontare Dario Argento oggi?
Il documentario evita deliberatamente un’analisi prettamente critica dei film di Argento, scegliendo invece di concentrarsi sui suoi legami affettivi e sul lato umano di un artista spesso percepito come distante e misterioso. Scafidi costruisce il racconto attorno alle relazioni familiari e sentimentali del regista, in particolare con le figlie Asia e Fiore, la prima moglie Marisa Casale e la storica compagna Daria Nicolodi, attrice protagonista di molti dei suoi film e madre di Asia.
È proprio Asia a regalare uno dei momenti più divertenti del film, quando racconta con ironia che ha vinto un David di Donatello prima del padre. Aneddoto che sottolinea come il successo di pubblico e l’impatto culturale del cinema di Dario Argento non sempre siano stati accompagnati da un riconoscimento istituzionale.

Oltre alla dimensione privata, Dario Argento: Panico ripercorre anche la carriera del grande regista (fino a Il Cartaio, 2004), restituendo anche il peso internazionale dell’eredità artistica di Argento. È emozionante vedere come il regista romano sia stato un modello per autori di ogni parte del mondo. Scafidi nel documentario raccoglie per esempio le testimonianze di registi del calibro di Guillermo del Toro, Gaspar Noé e Nicolas Winding Refn. Essi riconoscono il suo contributo decisivo alla costruzione di un’estetica dell’orrore fondata sul colore, sul suono e sull’immaginario onirico. Il documentario ricorda inoltre quanto Argento sia stato, fin dagli anni Settanta, un autore amatissimo all’estero, in particolare in Francia, Stati Uniti e Giappone.

Tra ricordi e aneddoti
Nel documentario il celebre regista rievoca con semplicità alcuni episodi significativi della sua giovinezza e carriera: il periodo trascorso in Francia, quando visse per un anno facendo anche il lavapiatti, e i primi passi come critico cinematografico prima di passare alla regia.
Tra i ricordi di set, emerge anche un curioso aneddoto legato alle riprese di Profondo Rosso. La celebre Villa Scott, location del film, era allora abitata da alcune monache che ospitavano “ragazze disadattate”, come le definisce Argento. Per poter utilizzare la villa, la produzione non solo pagò l’affitto dell’edificio, ma offrì alle monache una vacanza a Rimini, in modo da assicurarsi di avere la location libera per le riprese. Questi momenti biografici, raccontati con un tono quasi confidenziale, aiutano a comprendere meglio l’origine della sua sensibilità e la formazione dell’autore.
Argento infinito
Negli ultimi anni, il lavoro di Dario Argento ha attirato nuovamente l’interesse di documentaristi e appassionati di cinema di genere. Tra i primi documentari dedicati al regista spicca Dario Argento: Master of Horror (1991, regia di Luigi Cozzi), che offriva un resoconto lineare della carriera con materiali di repertorio e interviste ad amici e colleghi del regista.
Con Dario Argento: Panico (2023), Simone Scafidi rinnova l’approccio al racconto biografico. Questa volta sceglie una prospettiva intima e introspettiva che si distacca dalla semplice cronologia filmografica per restituire la complessità umana e artistica del maestro dell’horror italiano. Il film si impone come una sorta di ritratto equilibrato, capace di unire testimonianze personali e analisi culturale.

Lo stesso anno, Profondo Argento di Steve Della Casa e Giancarlo Rolandi prosegue idealmente il discorso aperto da Scafidi. Presentato in anteprima nell’ambito della Festa del Cinema di Roma, prima della proiezione di Profondo Rosso, propone un viaggio nel mondo del regista attraverso un punto di vista intimo.
Il film parte infatti dalla casa di Argento, utilizzata come fulcro simbolico, e si sviluppa quasi come un componimento letterario-filosofico. Profondo Argento ripercorre il suo rapporto con i genitori, gli inizi come critico, il lavoro da regista, fino agli affetti familiari e ai gusti personali.
Conclusioni
In questo panorama, Dario Argento: Panico si delinea come un lavoro consapevole, capace di coniugare memoria e osservazione, celebrazione e distanza critica. Le testimonianze dei registi internazionali evidenziano la sua influenza profonda sul cinema mondiale. La struttura narrativa invece alterna il presente dell’hotel alle memorie del passato, dona al film una dimensione quasi onirica.
Anche nei prossimi anni, continueranno probabilmente a essere realizzati nuovi documentari su Dario Argento. Questi lavori dimostrano che, nonostante gli anni e le numerose analisi già compiute, l’eredità artistica di Argento continua a stimolare interesse e curiosità. Ciò conferma l’importanza di Argento come autore che ha saputo ridefinire l’estetica dell’horror e lasciare un segno duraturo nella cultura cinematografica.
Un documentario scorrevole e piacevole, capace di offrire uno sguardo umano su Dario Argento con leggerezza e ironia. Pur senza introdurre elementi particolarmente originali, risulta una visione interessante e godibile. Adatto sia agli appassionati del regista sia a chi desidera un’introduzione accessibile alla sua figura e al suo cinema.
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