Il 5 febbraio del 1993, nei cinema Italiani, arrivava Fuoco Cammina con Me. Era quasi passato un anno dall’uscita ufficiale del film, presentato per la prima volta durante la 45° edizione del Festival di Cannes (1992) e distribuito proprio quell’anno in gran parte del mondo, a partire dal Giappone.
Fuoco Cammina con Me è un prequel, ma non un prequel qualsiasi. In tal senso il titolo originale dice già tutto: Twin Peaks: Fire Walk with Me. Non serve essere nati o cresciuti negli anni ‘80-‘90 per capire di cosa stiamo parlando, perché Twin Peaks (in Italia I Segreti di Twin Peaks) non è una semplice serie TV ma è LA serie TV ed è indissolubilmente legata al nome di uno dei suoi due creatori: David Lynch.

Trama
Il film racconta gli ultimi sette giorni di vita di Laura Palmer (Sheryl Lee), la studentessa reginetta del liceo di Twin Peaks sulla cui morte sarà incentrata la serie TV, ma anche le indagini sull’omicidio di Teresa Banks (Pamela Gidley), prima vittima del futuro assassino di Laura, su cui indagheranno gli agenti dell’FBI Chester Desmond (Chris Isaak) e Sam Stanley (Kiefer Sutherland).

“Con questo anello io ti sposo”
Quando l’8 Aprile del 1990 fu trasmesso dalla ABC l’episodio pilota di Twin Peaks, qualcosa cambiò nel mondo della televisione. Non che fosse quella l’intenzione dei due creatori, David Lynch e Mark Frost, che a sentir loro ebbero semplicemente l’idea di fondere la detective story alla soap opera a partire da un’immagine, quella di un cadavere avvolto nella plastica, per poi incentrare tutto sugli abitanti di una piccola cittadina del Nord America. Eppure, via via che la storia andò avanti, qualcosa effettivamente accadde e Twin Peaks divenne un prodotto totalmente diverso da quanto era stato proposto sul piccolo schermo segnando un punto di svolta per la serialità televisiva e creando ciò che negli anni successivi sarebbe stato affinato da prodotti come X-Files, OZ, I Soprano e Lost, solo per fare alcuni nomi. E quando la serie fu interrotta, improvvisamente e prematuramente per volere dei dirigenti della ABC a seguito di un lento e costante calo dello share, lasciò orfani non solo i fan ma anche chi si aspettava risposte dopo il bellissimo e conturbante episodio finale della seconda stagione. Un finale che funziona benissimo per quello che è ma che nella mente di David Lynch, tornato alla serie dopo una pausa dedicata alla realizzazione di Cuore Selvaggio, doveva aprire a una terza stagione.

La terza stagione arriverà, ma solo 26 anni dopo nel 2017. Perché non fu realizzata prima? Probabilmente perché gran parte del pubblico di Twin Peaks, nel frattempo, si era disinnamorato, vuoi perché Lynch aveva ragione è l’assassino della povera Laura Palmer non doveva essere rivelato, vuoi perché la seconda stagione, dalla seconda metà in poi, aveva perso in qualità. Ed è qui che si inserisce Fuoco Cammina Con Me. Se infatti il film di Lynch fosse stato un successo, avrebbe sicuramente ravvivato la fiamma. Ma Fuoco Cammina con Me non fu un successo, anzi: fu un fiasco clamoroso e pose una pietra tombale sul micro universo di Twin Peaks. Almeno per il momento.

“Quando si accende un fuoco simile a questo, è molto difficile spegnerlo”
Lynch, dopo la chiusura della serie, di Twin Peaks era ancora innamorato: non si sentiva pronto ad abbandonare i verdi boschi del nord-ovest degli Stati Uniti o a liberarsi senza rimpianti dei personaggi che lui e Frost avevano creato. Ma, soprattutto, non voleva ancora abbandonare lei, Laura, il motore di tutto ma, allo stesso tempo, il personaggio meno approfondito di quel ritratto corale che erano state le cime gemelle. Prendendo quindi spunto dal romanzo del 1990 di sua figlia Jennifer (Il Diario Segreto di Laura Palmer) e forte di un nuovo contratto con la CIBY Pictures, casa di produzione francese che aveva assicurato lui la massima libertà artistica per tre film (tra cui il mai realizzato Ronnie Rocket), iniziò a scrivere la sceneggiatura assieme all’amico Robert Engels, già autore di alcuni episodi della serie.

Terminato lo script, prima di tutto bisognava convincere i membri del cast originale a tornare, che per gran parte rispose positivamente alla chiamata. Ci furono comunque dei no netti come quello di Lara Flynn Boyle, l’interprete di Donna Hayward (sostituita dall’attrice Moira Kelly), e di Sherilyn Fenn (Audrey Horne, il cui personaggio fu eliminato dal film). Persino Kyle MacLachlan fece qualche resistenza, rifiutando inizialmente la parte per poi tornare sui propri passi a patto che la presenza del mitico Dale Cooper, inizialmente centrale, venisse ridotta. Le riprese inoltre furono funestate da un problema di salute che coinvolse Lynch in seguito allo scoppio di un’ernia, che lo costrinse a dirigere dolorante e per lo più seduto durante tutta la produzione.

“Bob… io voglio… tutta la mia… Garmonbozia”
La prima bozza di sceneggiatura, datata 8 agosto 1991, era lunghissima e rispettava molto di più lo spirito della serie, ricchissima di personaggi e di sfumature umoristiche per bilanciare gli aspetti più cupi e torbidi della storia. Le riprese cominciarono il 5 settembre e durarono circa tre mesi. Alla fine il girato superò le 4 ore di pellicola. Considerando che il film dura poco più di 2 ore, capiamo subito quanti tagli furono fatti e quante scene furono eliminate (per gran parte poi raccolte in un progetto successivo del 2014, Twin Peaks: The Missing Pieces). A essere sacrificati furono molti personaggi e proprio quelle sfumature umoristiche che avevano decretato il successo di Twin Peaks solo un anno prima. Per Lynch fu doloroso ma necessario per dare il giusto equilibrio a una storia che, senza girarci troppo attorno, parla di cose terribili: sesso, droga e minorenni, incesto e stupro, violenza e morte. Mischiare questi elementi, resi in maniera tanto esplicita, ai toni della soap e della commedia americana non avrebbe fatto altro che generare un contrasto disomogeneo e incoerente.

Ai personaggi originali del film ne furono aggiunti altri, alcuni interpretati da attori d’eccezione come Kiefer Sutherland e Harry Dean Stanton e altri da vere e proprie guest star come il cantautore americano Chris Isaak e il mitico David Bowie, in uno dei camei più folli e indimenticabili della storia del cinema. Ma il film è e resta incentrato su di lei, Laura, mentre viene sviscerata nelle sue contraddizioni, nel suo dolore e nel suo trauma, oltre che nel rapporto con la migliore amica Donna, il fidanzato Bobby, l’amante James e il triangolo perverso formato da lei e il duo Leo/Jacques. Ma è soprattutto il suo rapporto con il padre Leland (ancora una volta interpretato da un immenso Ray Wise) che viene approfondito, arricchito di inquietanti sfumature e perno di un ciclo distruttivo e auto-distruttivo che in realtà è la base del film stesso e che si estrinseca attraverso il volto di Killer Bob (interpretato dal sempre inquietante Frank Silva). La Laura di Sheryl Lee è motore dinamico della storia, libera dal telo di plastica che l’avvolge ma destinata a tornare lì dove l’abbiamo vista per la prima volta in un cortocircuito sui cui si basa la tragedia del personaggio.

‘Non ho intenzione di parlare di Judy”
Al contrario di quanto i fan si aspettavano, Fuoco Cammina con Me non si preoccupò di dare risposte ai misteri lasciati insoluti. Non era certo una preoccupazione di Lynch, quella. Fire Walk with Me è un film che non vuole essere solo un tassello della serie ma un suo approfondimento, una discesa in quel baratro di cui ci era stata mostrata solo l’entrata. Se Twin Peaks era la bocca dell’abisso, Fuoco Cammina con Me è il viaggio dantesco che quell’abisso esplora. Non è difficile capire come mai al pubblico e alla critica questo non piacque: il film abbandona le immagini, le sfumature e persino l’estetica confortante della serie e non lascia appigli. Arriva tra capo e collo senza indorare la pillola e ci parla e mostra cose di cui non vorremmo sentir parlare. Ma, appunto, al di fuori delle dinamiche televisive stringenti, Lynch voleva fare proprio questo e riportare alla dimensione cinematografica quel che era divenuto, fuori dal suo controllo, standard da TV americana. L’inizio del film parla chiaro: i titoli di testa scorrono su uno schermo televisivo privo di segnale prima che qualcosa lo distrugga, mentre urla strazianti concludono la scena e catapultano lo spettatore lungo un fiume, dove galleggia quello che evidentemente è un cadavere avvolto nella plastica. È palese, è una dichiarazione di intenti.

Al pubblico non piacque essere preso in contropiede, soprattutto se per gran parte era composto da chi cercava Twin Peaks e non un film di David Lynch, per non parlare di chi per Twin Peaks non era mai passato e a cui il film parlava in maniera incomprensibile. Fuoco Cammina con Me è un film torbido e violento, a suo modo estremo, non è l’episodio televisivo di cui parlare con i colleghi il giorno dopo a lavoro. Insomma, quella che avrebbe potuto essere un’occasione per rinvigorire il successo di un prodotto divenuto ormai di culto, si rivelò un flop clamoroso, amplificato dalla fallimentare partecipazione al Festival di Cannes. Lynch fu accusato ingiustamente di aver provato a cavalcare l’onda e di aver fallito una mera operazione commerciale, oltre che di autocompiacimento ed esercizio di stile. Si scagliarono tutti contro di lui e contro il suo film (compreso un giovane Quentin Tarantino), le critiche piovvero e non furono affatto lusinghiere.

Per fortuna però il tempo è galantuomo e a distanza di qualche anno Fuoco Cammina con Me non solo venne rivalutato, ma addirittura celebrato. Ora il film di Lynch si mostra a tutti per quello che in realtà è: non più un mistery ma il mistero dell’identità, della frammentazione dell’io, della perdita dell’innocenza, portando avanti un percorso già iniziato con Velluto Blu e Cuore Selvaggio ma anticipando quello che sarebbe successo con Strade Perdute. Il trauma frammenta Laura come un tempo era stato per suo padre, la sua è una maledizione ereditata ed ereditaria. La Laura innocente viene lasciata lì, da qualche parte, a combattere i demoni interiori, alla ricerca di una via d’uscita. È storia di dolore, questa, ma anche la storia dell’incubo in cui si tramuta il sogno americano. È l’America a cui Lynch ci aveva già abituati, fatta di contraddizioni e di opposti che convivono e si scontrano. Laura è simbolo di ciò ma anche soluzione, è l’immagine del sacrificio e della lotta, della sconfitta e della rinascita in un loop infinito che conduce nella Loggia Nera, dove il tempo è un nastro di Möbius e il dolore, la paura e la rabbia prendono la forma di crema di mais (la garmonbozia) consumata da demoniache rappresentazioni di simboli.

“Chi diavolo credete che sia questo qui?”
Fuoco Cammina con Me è un film virtualmente diviso in due parti, con la prima (breve) incentrata sulle indagini Blue Rose (che indicano origini paranormali) dell’FBI sulla morte di Teresa Banks nella cittadina di Deer Meadow e la seconda (ambientata un anno dopo) che ripercorre gli ultimi giorni di vita di Laura a Twin Peaks. Tra le due c’è quasi un momento avulso dalla storia, con Dale Cooper come una sorta tanto di personaggio quanto di spettatore inconsapevole ma anche il regista stesso, Lynch nei panni di Gordon Cole. Ma, soprattutto, c’è Phillip Jeffries, personaggio consapevole e avatar dello spettatore eletto che ci ammonisce su ciò a cui abbiamo assistito e assisteremo. “È tutto registrato… è tutta un’illusione” dirà anni dopo Lynch nel suo capolavoro Mulholland Drive, mentre Cooper affermerà che “viviamo all’interno di un sogno” nella terza stagione di Twin Peaks. Sembrerebbero tre momenti inconciliabili ma è esattamente il contrario: dimostrano piuttosto la sintesi di quanto visto in 30 episodi della serie. Deer Meadow è il doppelganger di Twin Peaks, è la realtà dietro i pesanti drappeggi rossi di un sipario, è lo squallore privo di umorismo. Teresa è morta e il suo viaggio porta solo a un vicolo cieco. Al contrario Laura è ancora viva e il suo, di viaggio, accompagna lo spettatore dietro il sipario, qualcuno direbbe all’inferno, mostrandoci quanto la serie ci aveva solo fatto sbirciare.

Per raccontare un viaggio del genere bisogna ricorrere ai simboli. Alcuni di essi trovano facilmente posto, altri restano sospesi in quell’atmosfera surreale e weird che avvicina ancora una volta un film di David Lynch all’arte visiva. È cinema sperimentale che sa di dover parlare all’inconscio dello spettatore attraverso le immagini. Nani, anelli o boscaioli, vecchie signore e bambini mascherati, sciamani vestiti di rosso, porte socchiuse nei quadri, angeli scomparsi, scimmie o Bob che siano, i personaggi della loggia e i loro gingilli fanno da tramite in una trasfigurazione del reale che ha chiare origini occulte, facendo muovere la narrazione su due piani che in più momenti si fondono e confondono. Non a caso le rivelazioni arrivano attraverso il sogno che è simbolico per definizione ma anche metafora del cinema. Tra queste “dimensioni” si possono muovere tanto gli eletti quanto i condannati, tanto il mago quanto l’artista. Per gli altri non c’è una vera e propria soluzione, non è concessa un’interpretazione univoca. Lo spettatore deve comporre da solo il puzzle per poi dare le risposte che trova più opportune.

“Chi di noi sa dove e quando?”
Per fare tutto ciò non basta solo la regia di Lynch. C’è pure la fotografia di Ronald Victor Garcia con le sue particolari scelte cromatiche basate sui colori dominanti giallo (luce e redenzione), rosso (il peccato o il pericolo) e azzurro (l’elettricità o il confine tra realtà e finzione). C’è il montaggio di Mary Sweeney, collaboratrice di lunga data di Lynch (e in quel periodo anche sua moglie), per non parlare delle scenografie di Patrizia Norris, altra storica collaboratrice del regista che fa, nella gestione degli interni, un lavoro enorme definendo e incorniciando le scene attraverso il legno, i drappeggi e il mobilio. E poi c’è la musica, per la prima volta in un film di Lynch completamente originale con il solito, magico Angelo Badalamenti (che canta nel brano The Black Dog Runs at Night), la solita soave voce di Julee Cruise e la grande performance di Jimmy Scott in quel Sycomore Treese che a me mette sempre, costantemente, i brividi.

Fuoco Cammina con Me rischiò di diventare un secondo Dune per David Lynch se non fosse che, a differenza del film del 1984, questa volta contro tutto e tutti il Maestro era estremamente soddisfatto del lavoro fatto. Per fortuna c’è voluto poco perché questo film venisse rivalutato. Oggi è considerato uno dei migliori del regista nonostante una buona fetta di pubblico continui a detestarlo. Sicuramente, grazie all’uscita della stagione evento di Twin Peaks nel 2017, molti nodi vennero al pettine, ma anche preso per quel che è Fire Walk with Me non perde molto del suo fascino. Poi certo, può piacere o non piacere, intrigare o farsi persino odiare, ma sicuramente non lascia indifferenti. David Lynch era anche questo ed è anche per questo che oggi, a più di un anno dalla sua scomparsa, ci continua a mancare così tanto.
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