Continuiamo l’analisi della saga di Halloween prendendo in considerazione “Halloween 5 – La vendetta di Michael Myers“, diretto da Dominique Othenin-Girard. La pellicola, arrivata nelle sale a un solo anno di distanza dalla precedente, ebbe l’ingrato compito di proseguire la storia a partire da quello che era stato un ottimo colpo di scena finale.
Come andò?

TRAMA
Michael Myers, creduto morto alla fine di Halloween 4, è riuscito a salvarsi per miracolo cadendo in un fiume. Dopo aver recuperato le forze per un anno intero, si prepara a finire il lavoro lasciato in sospeso il precedente 31 Ottobre: l’uccisione della nipote Jamie.
La bambina, nel frattempo, affronta le conseguenze del tentato omicidio della madre adottiva. Assistita in una struttura specializzata, Jamie è piombata in un rigido mutismo, nonché perseguitata da visioni di Myers. Tra i due sembra essersi infatti stabilito un intermittente rapporto telepatico.
Riuscirà la piccola a sfuggire ancora una volta alla furia omicida dello zio?

FIGLIO DELLA FRETTA
Halloween 5 costituisce senza dubbio uno dei punti più bassi raggiunti dalla saga. I problemi principali hanno radice nel fatto che la pellicola venne messa in cantiere in seguito al successo del quarto capitolo con data di uscita fissata a un solo anno di distanza.
Raccogliere il testimone da un buon prodotto, chiusosi peraltro in maniera eccellente, non sarebbe stata impresa facile a prescindere. Con meno di un anno per la realizzazione di un film completo, a maggior ragione, il disastro era dietro l’angolo.
Fu così che Halloween 5 venne girato quando la sceneggiatura era ancora in fase di stesura e rimaneggiamento. Il magnifico cliffhanger con cui si era chiuso il film precedente venne liquidato nella maniera più semplice, stabilendo che la piccola Jamie aveva agito a causa di un rapporto telepatico con lo zio Michael Myers. In sé, la scelta narrativa non sarebbe stata malvagia, se non si fosse aggiunto un elemento ulteriore: a causa del trauma, la bambina è sprofondata in una forma di mutismo. In questa maniera, per gran parte del minutaggio Danielle Harris fu costretta a esprimersi a gesti e vaghi mormorii. Non riuscì pertanto a dare sfoggio delle ottime doti attoriali che avevano costituito uno dei punti di forza del quarto capitolo.
Ulteriore decisione insensata fu quella di eliminare il personaggio di Rachel, sorella adottiva di Jamie. La ragazza viene infatti uccisa da Myers nel primo atto della pellicola, in una sequenza piuttosto carente a livello di costruzione della tensione. Nonostante si sia vociferato per anni che l’interprete del personaggio, Ellie Cornell, avesse espresso la propria volontà di girare poche scene, la decisione fu in realtà dettata da un mero tentativo di stupire il pubblico. Al posto di Rachel venne introdotto il personaggio dell’esuberante Tina, molto meno convincente.
Purtroppo, nemmeno il personaggio del dottor Loomis si salva. La sceneggiatura andò infatti a estremizzare le componenti di “lucido delirio” del personaggio, facendolo sembrare una caricatura di quanto era stato precedentemente. Donald Pleasence interpretò comunque Loomis con dedizione e professionalità, ma non riuscì purtroppo ad ovviare alle carenze dello script.

Evidenziamo infine la bizzarra e inspiegabile scelta di utilizzare, come accompagnamento musicale, un motivetto cartoonesco nella scena di introduzione di due poliziotti.
MYERS IN LACRIME
Menzione a parte merita il personaggio di Michael Myers, qui interpretato dallo stuntman Don Shanks. Nelle interviste riguardo alla propria partecipazione alla pellicola, traspaiono la genuina passione e impegno che Shanks fece propri nel vestire dei panni così ingombranti. In effetti, sono diversi i passaggi in cui il killer viene interpretato in una maniera convincente e adeguatamente minacciosa.
I problemi che circondano il modo in cui Myers è presentato in questo quinto capitolo, pertanto, non hanno nulla a che vedere con l’interpretazione. Un primo, enorme, difetto ha a che fare con la scelta di “umanizzare” Myers. In un passaggio vediamo addirittura Myers togliersi la maschera e piangere di fronte alla nipote. Questo inutile tentativo di dare umanità a una figura che, nella sua accezione “carpenteriana”, ha il proprio punto di forza nella totale imperscrutabilità, è un altro tassello del mosaico di difetti che incorniciano la pellicola. In altre scene, i problemi sono relativi all’approccio registico e di illuminazione. Per esempio, quando Myers viene catturato e portato in prigione viene inquadrato in una maniera blanda, priva di alcun alone di mistero o pericolosità. Problematiche analoghe sono ravvisabili anche in altri momenti, come la già citata sequenza dell’uccisione di Rachel.

La maschera indossata da Myers è poi davvero troppo diversa rispetto a quella del quarto capitolo. Se, a sua volta, quella di Halloween 4 non aveva convinto molte persone, era anche vero che a livello di trama si trattasse di una maschera nuova. Nel quinto film, invece, Myers dovrebbe indossare la stessa maschera che era stata vista nella pellicola precedente. Sappiamo che, purtroppo, la forma del viso e del collo di Shanks non erano adatte a indossare la maschera di Halloween 4, quindi se ne dovette realizzare una nuova. Rimane comunque inspiegabile perché si scelse di allontanarsi così tanto dal design di partenza. Come se non bastasse, nel poster si decise ancora una volta di utilizzare un’immagine della maschera del primo capitolo.
LUCI NELL’OSCURITA’
Halloween 5, comunque, non possiede soltanto dei difetti. Alcune sequenze risultano del tutto riuscite. Si volle sperimentare con nuovi tipi di uccisione, facendo usare a Myers strumenti diversi dal tradizionale coltello da cucina. Molto suggestiva è la scena in cui lo vediamo brandire una falce, metafora perfetta del suo alone di mietitore di vite nella notte del 31 Ottobre.

Diversa da quanto visto in precedenza, ma totalmente convincente, è anche la sequenza in cui Myers, al volante di un’automobile, insegue Jamie lungo una strada sterrata. La regia e i giochi di luce sono ottimi, ricordando da vicino l’ottima atmosfera del precedente capitolo. Nella porzione di film ambientata nella casa dei Myers, troviamo poi delle buonissime scene di tensione, prima fra tutte quella che vede Jamie tentare di sfuggire a Myers passando da un condotto per la biancheria.

Intrigante è poi anche la scena finale. Nel tentativo di cavalcare l’onda dell’iconico finale di Halloween 4, abbiamo anche in questo caso una sequenza che ribalta le carte in tavola, con un misterioso uomo in nero che libera Myers da dietro le sbarre. A farla da padrona è ancora una volta la piccola Danielle Harris, che si muove scioccata in mezzo al massacro operato dall’enigmatica figura, per chiudere in un disperato “No!” che cita direttamente le urla del dottor Loomis alla fine del quarto capitolo.
A onor del vero, sappiamo che purtroppo fu una scena fine a sé stessa, realizzata unicamente per shock value. Nella stesura dello script, non era presente alcun piano in merito all’uomo in nero, lasciandolo come uno spunto di trama in mano agli sceneggiatori di un eventuale sesto capitolo. Quando quindi, sei anni dopo, arrivò effettivamente Halloween 6, venne costruita appositamente una backstory per rispondere alle domande circa l’identità dell’uomo.

Buona anche l’idea di far gestire la “minaccia Myers” non solo alle forze di polizia locali, ma anche a un corpo d’assalto professionale, un modo semplice ma azzeccato di evidenziare l’entità del pericolo e della posta in gioco. Lo script del film avrebbe senza dubbio giovato da altre trovate del genere.


































