540 film in 9 giorni: sono i giorni in cui si apriranno le porte del Paradiso dei cinefili. La 40ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato, promosso dalla Cineteca di Bologna, si svolgerà a Bologna, dal 20 al 28 giugno. 9 giorni di proiezioni da mattina sera, in 8 sale in città (Cinema Modernissimo, Sala Scorsese e Sala Mastroianni al Cinema Lumière, Auditorium – DAMSLab, Cinema Jolly, Cinema Arlecchino, Cinema Europa, Sala Cervi), e il gran finale, tutte le sere, in Piazza Maggiore e tre serate speciali, sempre all’aperto, in Piazzetta Pasolini. E alla Biblioteca Renzo Renzi si rinnova l’appuntamento con la Book Fair, la fiera dell’editoria dedicata alle pubblicazioni cinematografiche, che quest’anno raccoglie 70 editori.

Ma ci metteremo in cammino versoIl Cinema Ritrovato con Il Cinema Ritrovato Extended già dal 16 giugno per vivere l’emozione dei grandi restauri in Piazza Maggiore e al Cinema Modernissimo fino al 5 luglio: ad aprire il calendario, martedì 16 giugno, alle ore 18.30 al Cinema Modernissimo, la conversazione tra Gian Luca Farinelli e Nicola Mazzanti, che ripercorreranno questi 40 anni del festival da loro fondato.

Il Cinema Ritrovato, promosso dalla Cineteca di Bologna nell’ambito di Bologna Estate 2026, il cartellone coordinato e promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con la Città metropolitana, ha i sostegni istituzionali del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna, di Gruppo Hera, prezioso main sponsor ormai da molte edizioni, a cui si aggiungono i sostegni di Pathè, The Film Foundation e Gaumont, quelli degli sponsor Giulio Veronesi Gioiellieri dal 1896, MIAMO, Aeroporto G. Marconi di Bologna, Terme di Bologna, Trenitalia Tper, Tper, Abruzzese e Associati, Sub-ti.

Il Cinema Ritrovato è realizzato in collaborazione con Teatro Comunale di Bologna, Università di Bologna, Fondazione Bologna Welcome, Librerie.Coop, Cotabo; il digital partner è Craq Design Studio; official car Stefauto.

Grazie alla media partnership con Radio3, la trasmissione Hollywood Party produrrà alcune puntate dal festival.

Il Gelatauro creerà per l’occasione il gusto speciale Il Gelato Ritrovato, ispirato quest’anno ad Agnès Varda.

Ø  “La storia del cinema è un giacimento infinito”

“Cosa mostrare?”, si chiedono le direttrici e i direttori artistici Cecilia Cenciarelli, Gian Luca Farinelli, Ehsan Khoshbakht, Mariann Lewinsky. “Dall’inizio questa è stata la prima, ossessiva, domanda. Teoricamente la risposta potrebbe essere: tutto. E invece, ogni anno ci spacchiamo la testa e attraversiamo una sorta di processo di distillazione per portare a Bologna solo i film che consideriamo fondamentali per il programma, memori di una frase di Peter von Bagh: «Questo è un buon film, ma non abbastanza per Il Cinema Ritrovato». Impossibile definire dove sta l’asticella – e forse non sta sempre alla stessa altezza –, ma se ogni edizione del nostro festival crea, giorno dopo giorno, un prezioso senso di felicità collettiva è senz’altro anche per la bellezza dei film che presentiamo, per il sentimento di sorpresa che il programma, nel suo insieme, sa generare negli spettatori. Ogni anno, arrivati alle ultime giornate del festival, ci diciamo: «Il prossimo anno non potremo ripetere un’edizione così felice, sarà impossibile trovare film così belli, temi così originali e avvincenti». Invece l’anno successivo siamo costretti a rinunciare a sezioni interessantissime perché lo spazio è comunque limitato. La storia del cinema è un giacimento infinito e una buona dimostrazione dell’ingegno umano: se esistono tanti film interessanti è perché sono esistite tante persone coraggiose e intelligenti che li hanno realizzati”.

Ø  Carlo Verdone in Piazza Maggiore con il restauro di Bianco Rosso e Verdone

Inauguriamo le proiezioni in Piazza Maggiore con uno degli autori più amati dal pubblico: Carlo Verdone. Dopo il bagno di folla della scorsa estate con il suo esordio Un sacco bello, Carlo tornerà a Bologna martedì 16 giugno con il restauro del suo secondo film, Bianco Rosso e Verdone.

Ø  Un’edizione costellata di registi contemporanei in dialogo con i classici senza tempo

Una 40ª edizione costellata di ospiti e grandi restauri con autrici e autori internazionali contemporanei che ci parleranno di classici senza tempo:

  • Wim Wenders:torna al Cinema Ritrovato con una rarità assoluta, il suo lungometraggio di diploma nel 1970, Estate in città; e presenterà Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci e La confessione della signora Doyle di Fritz Lang, terrà una Lezione di cinema al Modernissimo. E vedremo anche l’intervista che gli ha fatto quest’anno Pierre Henry Gibert per la serie L’Image Originelle;
  • Irène Jacob presenterà un film che l’ha immortalata, Film rosso, ultimo capitolo della Trilogia dei colori di Krzysztof Kieślowski; e sarà con Amos Gitai per il film dello stesso Gitai del 1983, Ananas;
  • Isabella Rossellini terrà una Lezione di cinema e presenterà in Piazza Maggiore il film di David Lynch Cuore selvaggio, che la vedeva tra i protagonisti;
  • Marco Bellocchio aprirà il festival in Piazza Maggiore prima della proiezione del restauro di Aurora di Murnau;
  • Kleber Mendonça Filho, applauditissimo per il suo ultimo L’agente segreto, terrà una Lezione di cinema a margine della proiezione del suo doc del 2008 Crítico;
  • Arnaud Desplechin terrà una Lezione di cinema e presenterà il suo film del 2000 Esther Kahn;
  • Lav Diaz sarà al Cinema Ritrovato grazie alla collaborazione con l’International Filmmaking Academy per una Lezione di cinema e per presentare in Piazza Maggiore il suo When the Waves Are Gone;
  • il direttore del Festival di Cannes Thierry Frémaux tornerà anche quest’anno al Cinema Ritrovato per un dialogo ormai classico con il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli;
  • anche Alice Rohrwacher, che proprio al Festival di Cannes ebbe il suo exploit, sarà in dialogo con Gian Luca Farinelli;
  • Nicolas Seydoux ci porterà in Piazza Maggiore il restauro del capolavoro di Roberto Rossellini con Vittorio De Sica Il generale della Rovere;
  • un maestro del found footage come Bill Morrison tornerà al Cinema Ritrovato per un ampio omaggio al suo lavoro;
  • Rosalie Varda presenterà uno dei titoli più importanti della madre Agnès Varda (a cui è dedicata la grande mostra alla Galleria Modernissimo), Senza tetto né legge, Leone d’oro a Venezia nel 1985;
  • Yolande Zauberman presenterà il suo film del 1987 Classified People;
  • Pietro Marcello ci accompagnerà alla scoperta di un maestro del cinema armeno, Artavazd Pelechian;
  • mentre Francesco Sossai dedicherà la sua attenzione al regista giapponese Daisuke Ito.

Il Cinema Ritrovato renderà poi omaggio a Luchino Visconti, autore del quale la stessa Cineteca di Bologna ha contribuito a mantenere viva l’arte con il restauro di alcuni dei suoi grandi capolavori (Senso, Il gattopardo, Rocco e i suoi fratelli) e che vogliamo ricordare in questo 2026 in cui cadono i 120 anni dalla nascita e i 50 dalla scomparsa.

Altra grande figura classe 1906, regina di un immaginario novecentesco, è stata Joséphine Baker, della quale vedremo la filmografia completa e alcune perle provenienti dagli archivi Gaumont Pathé.

La diva dell’anno sarà invece Barbara Stanwyck (per la cronaca: numero 11della speciale classifica delle star hollywoodiane stilata dall’American Film Institute). Dopo Katharine Hepburn nel 2025, la curatrice Molly Haskell guiderà questa volta i nostri sguardi alla riscoperta di una delle attrici dalla più imponente carriera nel mondo del cinema.

Il giro del mondo attraverso le cinematografie toccherà poi l’India di Ritwik Ghatak, il Giappone di Daisuke Itō, la Spagna di Juan Antonio Bardem e le escursioni sconfinate della sezione Cinemalibero.

Tra gli eventi in programma, la prima mondiale della copia pellicola 35 mm di Ken Russell’s The Devils: il restauro in 4K promosso da Warner Bros. della versione integrale del film, finora inedita, così come concepita dallo stesso regista. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1971, il film fu poi sequestrato in Italia.

Ma Il Cinema Ritrovato non è solo un festival con perle e capolavori del passato: molti sono i nuovi documentari – che guardano alla storia del cinema e non solo –, come quelli dedicati a Marilyn Monroe e James Dean, molti sono i lavori nuovi che reinterpretano il passato, come quelli di Bill Morrison o addirittura di finzione, come L’Âge d’or di Bérenger Thouin, richiamo letterale al manifesto surrealista di Luis Buñuel, che segna l’inizio di una nuova epoca nell’uso dei materiali d’archivio.

Ø  Un festival musicale

Primo film hollywoodiano realizzato nel 1927 dal maestro dell’Espressionismo tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, Aurora (Sunrise: A Song of Two Humans) è oggi considerato uno dei grandi capolavori dell’epoca muta e della storia del cinema tout court.

Sarà proprio la prima mondiale del nuovo restauro di Aurora (promosso dal San Francisco Film Preserve e realizzato al laboratorio L’Immagine Ritrovata) a inaugurare la 40ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato della Cineteca di Bologna: una serata-evento in Piazza Maggiore, sabato 20 giugno, con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, diretta da Timothy Brock, autore per l’occasione di una nuova partitura.

Lo stesso Timothy Brock salirà nuovamente sul palco di Piazza Maggiore per un nuovo cine-concerto, questa volta con l’Orchestra Senzaspine che accompagnerà i nuovi restauri, realizzati dal MoMA, di due mediometraggi del 1918, fondamentali dello sviluppo dell’opera di Charlie Chaplin: Vita da cani (A Dog’s Life) e Charlot soldato (Shoulder Arms).

Ma non finiscono qui i cine-concerti in Piazza Maggiore: vedremo e ascolteremo anche il film del 1929 Curses of the Witch, del regista finlandese Teuvo Puro, capace non solo di rappresentare cinematograficamente il paesaggio nordico, ma anche di ambientarvi una storia nera di forte suspense e modernità. Ad accompagnarlo, il leggendario gruppo finlandese Cleaning Women che ha creato un accompagnamento sonoro che approfondisce il ritmo e l’emozione del film.

In Piazzetta Pasolini, altra musica: la polistrumentista Valeria Sturba accompagnerà il capolavoro d’animazione del 1926 Il principe Ahmed di Lotte Reininger; Paolo Spaccamonti (chitarra elettrica, mondocaster), Ramon Moro (tromba e flicorno) e Andrea Cauduro (chitarra baritona, banjo ed elettronica) accompagneranno il classico, anch’esso di un secolo fa, Secondo la legge del maestro sovietico Lev Kulešov; dal 1906, invece, una selezione di cortometraggi accompagnati da Gabriel Thibaudeau al piano, Frank Bockius alla batteria, con il commento dal vivo dell’imbonitrice Julie Linquette.

Ø  Un benshi al Cinema Ritrovato

Da quarant’anni Il Cinema Ritrovato sognava di accogliere uno spettacolo accompagnato da un benshi; nel cinema muto giapponese il benshi – o katsudo benshi, letteralmente “oratore di immagini in movimento” – occupava un ruolo unico e strutturalmente centrale, senza equivalenti nella storia del cinema occidentale. In Giappone l’esperienza della proiezione era organizzata attorno a un narratore dal vivo che dava voce ai singoli personaggi, commentava l’azione e fungeva da mediatore tra il film e il suo pubblico in tempo reale. Il benshi non si limitava ad accompagnare il film; lo completava, esercitando un’influenza determinante sulla struttura narrativa e sull’estetica del cinema giapponese. Con l’avvento del cinema parlato il loro numero diminuì drasticamente, e nel 1940 erano quasi del tutto scomparsi.

Con il sostegno ufficiale della Yanai Initiative – creata nel 2014 grazie alla filantropia di Tadashi Yanai, fondatore di Uniqlo, come progetto congiunto di UCLA e Waseda University volto a costruire un futuro interconnesso a livello globale per le discipline umanistiche giapponesi – il benshi Ichiro Kataoka si esibirà insieme alla suonatrice di biwa Nobuko Kawashima e alla percussionista tradizionale giapponese Kisayo Katada il 20, 21 giugno (al Cinema Lumière) e il 22 giugno (al Cinema Modernissimo) per le proiezioni dei film di Daisuke Ito.

Ø  Le proiezioni al Modernissimo e Il Cinema Ritrovato Extended

Già da martedì 16 giugno, al Modernissimo e in Piazza Maggiore, c’è Il Cinema Ritrovato Extended, un programma di classici e documentari sulla storia del cinema.

Ad aprire il calendario, alle ore 18.30 di martedì 16 giugno, la conversazione al Modernissimo tra Gian Luca Farinelli e Nicola Mazzanti, che ripercorreranno questi 40 anni del festival da loro fondato.

Tutti gli appuntamenti al Modernissimo dal 16 al 19 giugno e dal 29 giugno al 5 di luglio saranno gratuiti per tutti gli accreditati, mentre prevedono un biglietto unico di che va da € 3,50 a € 5 per chi non sia accreditato.

Ø  Le serate in Piazza Maggiore

Come dicevamo, ci metteremo in cammino verso Il Cinema Ritrovato anche con una serie di serate in Piazza Maggiore già da martedì 16 giugno, per arrivare fino al 5 luglio. Ecco il programma delle serate in Piazza Maggiore:

  • martedì 16 giugno: si inizia con un ospite amatissimo, Carlo Verdone, che porterà in Piazza Maggiore il restauro del suo secondo film, Bianco Rosso e Verdone;
  • mercoledì 17 giugno: seconda serata con un’altra protagonista del cinema italiano, Francesca Comencini, che presenterà La bugiarda, realizzato nel 1965 dal padre Luigi Comencini;
  • giovedì 18 giugno:primoassaggio della retrospettiva dedicata a Barbara Stanwyck con La fiamma del peccato, classico firmato da Billy Wilder nel 1944 (serata promossa da Abruzzese e Associati);
  • venerdì 19 giugno: due giganti del cinema italiano e mondiale, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, rispettivamente regista e interprete del film Il generale della Rovere, presentato da Nicolas Seydoux;
  • sabato 20giugno: cine-concerto con la prima mondiale del nuovo restauro del capolavoro muto diretto nel 1930 da Friedrich W. Murnau, Aurora, accompagnato dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Timothy Brock (serata promossa da Gruppo Hera);
  • domenica 21 giugno: Isabella Rossellini sarà sul palco di Piazza Maggiore per presentare il film, che la vedeva nel ruolo indimenticabile di Perdita Durango, diretto da David Lynch nel 1990, Cuore selvaggio (serata promossa da Giulio Veronesi Gioiellieri dal 1896);
  • lunedì 22 giugno: Rosalie Varda presenterà uno dei titoli più importanti della madre Agnès Varda (a cui è dedicata la grande mostra alla Galleria Modernissimo), Senza tetto né legge, Leone d’oro a Venezia nel 1985;
  • martedì 23 giugno: Lo straniero, diretto e interpretato da Orson Welles nel 1946, sarà preceduto dagli home movies a cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta di Alfred Hitchcock e della moglie Alma Reville (serata promossa da Terme di Bologna);
  • mercoledì 24 giugno: il film muto del 1929 Curses of the Witch del regista finlandese Teuvo Puro, accompagnato dal gruppo, anch’esso finlandese, Cleaning Women;
  • giovedì 25 giugno: New York, New York, 1977, dirige Martin Scorsese, interpretano Liza Minnelli e Robert De Niro (serata promossa da MIAMO);
  • venerdì 26 giugno: una delle più straordinarie scoperte di questa 40ª edizione del Cinema Ritrovato, i nuovi restauri dei mediometraggi di un maestro del cinema armeno, Artavazd Pelechian, presentati dal regista Pietro Marcello;
  • sabato 27 giugno: Timothy Brock salirà nuovamente sul palco di Piazza Maggiore per un nuovo cine-concerto, questa volta con l’Orchestra Senzaspine che accompagnerà i nuovi restauri, realizzati dal MoMA, di due mediometraggi del 1918, fondamentali dello sviluppo dell’opera di Charlie Chaplin: Vita da cani e Charlot soldato (serata promossa da Aeroporto G. Marconi di Bologna);
  • domenica 28 giugno: festeggiamo i 100 anni di Mel Brooks nel giorno esatto del suo compleanno con un videomessaggio del Maestro e la proiezione del suo capolavoro del 1974 Frankenstein Jr. (serata promossa da Stefauto);
  • lunedì 29 giugno:il filmdel 2019 di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles, Bacarau;
  • martedì 30 giugno: ricordiamo Marjane Satrapi con il suo Persepolis;
  • mercoledì 1° luglio: altro classico di Martin Scorsese, sempre con Robert De Niro: Taxi Driver (serata promossa da Gruppo Hera);
  • giovedì 2 luglio: viaggiamo in Cina con Peking Opera Blues, diretto nel 1986 da Tsui Hark;
  • venerdì 3 luglio:il regista filippino Lav Diaz presenterà il suo film del 2022 When the Waves Are Gone (serata promossa in collaborazione con International Filmmaking Academy);
  • sabato 4 luglio:compie 50 anni Quinto potere di Sidney Lumet;
  • domenica 5 luglio:si balla con Grease.

Ø  Il Cinema Ritrovato è digitale: il nuovo sito

Quest’anno Il Cinema Ritrovato si è dotato di un nuovo sito, affidato a Craq Design Studio. Il nuovo sito nasce con una doppia anima. Da un lato, l’esigenza di orientare il pubblico nella ricchissima offerta del programma del festival: grazie a un importante e profondo lavoro “dietro le quinte” sull’architettura, la struttura e le tecnologie del portale. Dall’altro lato, la volontà di trasformare il sito in un vero e proprio archivio vivente. Questo ecosistema digitale porta alla luce e rende navigabile tutto lo storico delle edizioni passate, valorizzando lo sterminato patrimonio filmico e culturale del festival.

Un elemento di particolare rilevanza di questa riprogettazione è la messa a sistema delle storiche Lezioni di cinema: una videoteca straordinaria che raccoglie anni di interventi, masterclass e testimonianze dirette dei più grandi protagonisti del panorama cinematografico mondiale.

Ø  Il Cinema Ritrovato è green

Il Cinema Ritrovato prosegue il suo percorso green, iniziando dall’eliminazione delle bottiglie di plastica: Hera installerà in Piazzetta Pier Paolo Pasolini, e renderà disponibile per l’intera durata del festival, una casetta dell’acqua a uso gratuito per bere “l’acqua del sindaco” (naturale e gassata refrigerata) prima, durante e al termine delle proiezioni. Altro tassello fondamentale, nel segno della sostenibilità ambientale, è la scelta del partner per le courtesy car. Grazie alla partnership con Stefauto, realtà di riferimento del mondo automotive bolognese da oltre 70 anni, gli ospiti del festival saranno accompagnati dai modelli elettrici e ibridi KGM, marchio automobilistico coreano riconosciuto a livello internazionale per l’innovazione, l’affidabilità e il design contemporaneo. Veicoli che uniscono tecnologia, sicurezza e sostenibilità, offrendo un’esperienza di viaggio all’insegna del comfort, dello stile e del rispetto per l’ambiente.

  • Tutte le sezioni

Una 40ª edizione che mantiene quello spirito di ricerca nella bellezza del cinema del passato, con quelle bussole che abbiamo chiamato Macchina del Tempo e Macchina dello Spazio, per aprire le porte del Paradiso dei Cinefili. Ecco le sezioni, suddivise in 3 grandi gruppi:

1) IL PARADISO DEI CINEFILI

Ritrovati e Restaurati

Quest’anno, ancor più che nelle edizioni precedenti, abbiamo ricevuto da tutto il mondo diverse centinaia di proposte di nuovi affascinanti restauri. Al termine di un lungo processo di selezione, abbiamo composto un programma nel quale ogni spettatore potrà trovare la propria felicità cinefila. Fin dalla prima edizione, era insita in questa sezione, cuore del nostro festival, la consapevolezza che per ragioni censorie, economiche, storiche la vita di alcuni film era stata impedita e che una delle finalità del Cinema Ritrovato era proprio quella di contribuire a far ritrovare la relazione tra quelle opere e il pubblico di oggi. Fino a oggi è stato praticamente invisibile Summer in the City, la preziosa opera prima di Wim Wenders, che contiene in nuce tutte le sue successive e che finalmente è stata restaurata. E portati a nuova vita sono anche The Bounty Hunter e Phantom of the Rue Morgue, mai visti nelle rare versioni 3D che Warner Bros. e The Film Foundation offrono in prima visione ai nostri spettatori.

Festeggeremo i centenari di tre maestri tanto grandi quanto diversi, Roger Corman, Shoei Imamura e Andrej Wajda, presenteremo alcuni dei primi film di Martin Scorsese appena restaurati e non mancheranno opere considerate minori – ma di cui speriamo sarà svelato il grande valore – di maestri come Welles, Kurosawa, Mankiewicz e Comencini. E molte, crediamo, saranno le scoperte, come per noi sono stati i film di Oldrˇich Lipský, Yurii Illienko… Omaggeremo uno dei grandi indipendenti della storia del cinema, Artavazd Pelechian, autore di un’opera immensa, quanto breve nel minutaggio, che è stata finalmente restaurata e sarà presto disponibile per la distribuzione internazionale grazie al lavoro di Coproduction Office. Si rafforza quest’anno la selezione di cinema orientale, con opere diversissime come quelle di Noriaki Yuasa, Kon Ichikawa, Nobuo Nakagawa. Pratello Pop porta a Bologna film sconosciuti e classici del cinema popolare, mentre al Lumière, nelle proiezioni della mattina in sala Scorsese, si potranno ammirare le opere di alcuni grandi indipendenti di tante generazioni diverse: Charles Burnett, Leos Carax, Todd Haynes e Robert Downey Sr. Anche la selezione dei muti riserverà molte sorprese: tra queste, Le Coupable di André Antoine, che lascia stupefatti per la sua modernità, What Price Glory?, capolavoro pacifista di Raoul Walsh, le comiche assolute di Stanlio e Ollio, quando ancora non potevano usare la voce. E per concludere, l’omaggio a Enrico Guazzoni, che con Quo vadis? ha contribuito, nel 1913, alla nascita di tanti progetti di sale nel mondo, tra cui anche quello che portò, nel 1915, alla nascita del Modernissimo di Bologna.

A cura di Gian Luca Farinelli

Joséphine Baker, donna del Rinascimento

Joséphine Baker non è mai stata soltanto la donna con il gonnellino di banane. È stata un’onda d’urto. Apparsa sulla scena parigina degli anni Venti come una forza dirompente, si è impressa nell’immaginario collettivo con un corpo in perpetuo movimento, al tempo stesso feticizzato e fieramente indipendente. La sua arte, nata nelle strade di St. Louis, scaturiva dalla sopravvivenza, dall’improvvisazione e dal jazz. Un autentico Rinascimento! Mentre l’Europa chiedeva ‘la giungla’, Baker portò in scena la strada, trasformando l’esoticizzazione in arma e travestimento. La sua immagine, sospesa tra nudità e animalità, alimentava fantasie coloniali che lei sabotava costantemente attraverso l’esagerazione, la smorfia e il rifiuto dell’immobilità. La rassegna presenta la filmografia completa, arricchita da una selezione di cinegiornali provenienti dagli archivi Gaumont Pathé e da materiali rari.

A cura di Emilie Cauquy. In collaborazione con La Cinémathèque française e il CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée

“Addio del passato”: modernità di Luchino Visconti

Visconti nasce nel 1906, in una famiglia che incrocia il passato e il futuro dell’Italia: tradizione nobiliare per parte di padre e imprenditoriale per parte di madre. Questa è probabilmente la chiave per leggere la sua attività d’artista, capace di portare nel cinema – l’arte del Novecento – la tradizione performativa dell’Ottocento. Rivoluzionario regista di prosa e lirica, contribuì a formare una schiera di costumisti, scenografi e sceneggiatori entrati nella leggenda, e una schiera di attrici e attori che con lui ebbero, al cinema e a teatro, i ruoli decisivi della loro carriera: da Delon alla Callas, dalla Valli a Lancaster, dalla Cardinale a Gassman, dalla Magnani a Mastroianni. Oggi consideriamo la sua filmografia un classico, ma dimentichiamo la dimensione sperimentale e di ricerca di tutta la sua carriera. Il suo primo, stupefacente, lungometraggio, Ossessione (1943), fu tagliato e condannato dal fascismo; gran parte dei suoi film successivi furono oggetto di epocali scontri censori. I cinquant’anni dalla morte sono l’occasione per riscoprire, anche attraverso nuovi, preziosi, restauri, la sua magistrale capacità nel mettere in scena il passato, nel costruire relazioni nuove tra la musica e le immagini, nel parlare, ancora e con forza, al presente.

A cura di Caterina d’Amico

Barbara Stanwyck, tutto quel che desideri

La sua capacità di stabilire un contatto immediato con il pubblico nasce dalla voce – ricca, stanca, tenera, vissuta, scettica, capace di muoversi con agilità tra asprezza e dolcezza. Poteva essere metallica, quasi mascolina e tagliente, oppure soffice come un cuscino di piume, talvolta nello stesso film: qualità ideali per un’attrice a suo agio in ogni genere, dal melodramma femminile al western, passando per il noir e la commedia sofisticata. Più iconoclasta che icona, attrice di carattere alla maniera di Bogart o Cagney, non era né una grande bellezza né una diva patinata. Ed è proprio questo – il suo rifiuto o la sua incapacità di lasciarsi ridurre a un’unica immagine – a costituire uno dei fattori determinanti della sua longevità. Se ai suoi tempi fu talvolta sottovalutata, la sua arte della sottrazione – la fluidità del movimento, l’immobilità nella quiete, l’intensità trattenuta – appare oggi sorprendentemente moderna. Attraverso i generi, la retrospettiva metterà in luce le molteplici sfaccettature di un’artista iconoclasta.

A cura di Molly Haskell

Un colpo di fortuna: alla riscoperta di Mitchell Leisen

Il cinema di Mitchell Leisen prende vita in una terra di nessuno leggera e sofisticata (in realtà abitata soprattutto da donne), sospesa tra commedia romantica, screwball e puro estetismo Paramount. Già costumista e scenografo all’epoca del muto, Leisen divenne celebre per classici come Easy Living, Hold Back the Dawn e Midnight, e fu l’unico regista hollywoodiano a cui fu concesso di far apparire la propria firma autografa nei titoli di testa. Non c’era bisogno di una teoria dell’autore per riconoscerne le qualità inconfondibili: la naturalezza del flusso narrativo, una messa in scena impeccabile e dialoghi brillanti e ricchi di doppi sensi – talvolta scritti da Preston Sturges, Billy Wilder o Charles Brackett – insieme a protagoniste tanto affascinanti quanto intransigenti. Nei suoi film, Carole Lombard, Claudette Colbert, Barbara Stanwyck e Jean Arthur univano spirito e grazia a un impeccabile tempismo comico. Le loro eroine sovvertivano le convenzioni, e gli incontri con i personaggi maschili – spesso interpretati da Ray Milland o Fred MacMurray – si avvitavano tra equivoci e contrattempi fino al lieto fine. Questo omaggio presenta una selezione di classici di Leisen in versioni restaurate (per gentile concessione di Universal), insieme a copie d’archivio raramente proiettate.

A cura di Ehsan Khoshbakht

Piccolo grande passo : Gunvor Nelson e Éric Duvivier

Quest’anno siamo lieti di presentare le opere di due cineasti d’eccezione. La filmmaker svedese Gunvor Nelson (1931–2025) emerse nella seconda metà degli anni Sessanta dal vivace ambiente del cinema sperimentale della costa occidentale degli Stati Uniti per poi proseguire il suo percorso creativo nella natia Svezia. Attraverso dodici film realizzati tra gli anni Sessanta e Novanta, il programma esplora le diverse fasi della sua carriera, spaziando da opere strutturate ritmicamente a film personali, dall’unico lungometraggio narrativo-sperimentale a film di montaggio, includendo anche due opere finora inedite. Storicamente, il 16mm è stato il formato predominante del cinema scientifico, rappresentando una parte significativa dei materiali conservati negli archivi cinematografici. Oggi, tuttavia, viene raramente proiettato sul grande schermo. Per colmare questa lacuna presenteremo sei film degli anni Sessanta e Settanta firmati dal regista francese Éric Duvivier (1928–2018). Estranee alle convenzioni del cinema d’arte tradizionale, le opere di Duvivier dimostrano come l’espressione cinematografica possa fiorire anche all’interno di generi più rigidamente codificati, come il film scientifico. Le sue immagini rivelano inoltre un capitolo spesso trascurato della storia del cinema surrealista, offrendo al pubblico uno sguardo affascinante su una visione artistica singolare.

A cura di Karl Wratschko, con Julia Mettenleiter (Svenska Filminstitutet), John Sundholm (Stockholms universitet) e André Habib (Université de Montréal)

Il Cinema Ritrovato Kids & Young

Anche i piccoli spettatori potranno partecipare al festival, grazie a proiezioni, spettacoli e laboratori dedicati. Fra le rassegne, festeggeremo i 200 anni dalla nascita di Collodi con la programmazione integrale della serie Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini; in programma anche un omaggio all’animatrice Yulia Aronova e all’animazione polacca, e selezioni di corti per i più piccoli a cura di festival specializzati come quello di Clermont-Ferrand e scuole di cinema come la FAMU di Praga. La voce del Cinema Ritrovato Young – un gruppo di giovani cinefili dai 16 ai 20 anni che nel corso dell’anno programma diverse rassegne con appuntamenti mensili al Cinema Modernissimo – si farà sentire attraverso interviste agli ospiti e al pubblico del festival, video-recensioni dei film e le consuete introduzioni a una selezioni di titoli da loro promossi.

A cura di Schermi e Lavagne – Dipartimento educativo della Cineteca di Bologna

2) LA MACCHINA DEL TEMPO

Il secolo del cinema: 1906

“Vagabondi aggrediscono donna in bicicletta senza sapere che è una pugile professionista.” – “Bambino scrive una lettera al padre morto e viene travolto e ucciso mentre va a imbucarla”: le trame cinematografiche del 1906 presentano una sorprendente somiglianza con i celebri dispacci di cronaca pubblicati quell’anno da Félix Fénéon. Le novità della nostra rassegna comprendono drammi di una raffinatezza senza precedenti firmati da Albert Capellani e le primissime produzioni della compagnia danese Nordisk. La sezione indaga la vocazione sperimentale del cinema, il crescente coinvolgimento emotivo degli spettatori e la capacità dei film di rispecchiare realtà sociali come il razzismo e l’ambivalente rappresentazione delle donne, sospesa tra misoginia ed emancipazione. Le riprese documentarie del terremoto di San Francisco e della catastrofe mineraria di Courrières, in Francia, riportano al presente terribili eventi del passato. Molti aspetti affascinanti del cinema delle origini attendono di essere scoperti negli oltre sessanta titoli in programma, quasi tutti proiettati in copie 35mm.

A cura di Mariann Lewinsky e Karl Wratschko

100 anni fa: 1926

Per il ventiquattresimo anno consecutivo Il Cinema Ritrovato dedica una parte del proprio programma al cinema di un secolo fa con una selezione di film realizzati e distribuiti nel 1926. Quest’anno partiremo alla ricerca dell’oro nello Yukon (passando per l’Unione Sovietica) con Lev Kulešov, assisteremo alla distruzione dell’antica Pompei con Carmine Gallone e Amleto Palermi, stringeremo un patto faustiano con il diavolo nel film di F. W. Murnau e visiteremo due volti molto diversi di Parigi con Alberto Cavalcanti ed Ernst Lubitsch. Classici intramontabili e capolavori canonici sono affiancati da opere meno note (ma non meno brillanti), come l’inquietante e suggestivo Meren kasvojen edessä (Before the Face of the Sea) del regista finlandese Teuvo Puro. Il programma continua inoltre a valorizzare il lavoro delle cineaste con Flickan i frack (A Girl in Tails), ‘commedia estiva leggera’ di Karin Swanström, e con il fondamentale Die Abenteuer des Prinzen Achmed (Achmed, il principe fantastico) di Lotte Reiniger, il più antico lungometraggio di animazione a essersi conservato. Il tutto è, ancora una volta, arricchito da una selezione di curiosi e sorprendenti cortometraggi di finzione e non-fiction, insieme a cinegiornali d’epoca.

A cura di Oliver Hanley

Documenti e documentari

Forse mai avevamo ricevuto dei documentari così perfetti come per questa edizione: vere lezioni di cinema, come quelle dedicate a due leggende del Novecento, James Dean e Marilyn Monroe, sui quali mancavano documentari così profondi, capaci di utilizzare al meglio le immagini e i filmati che documentano la vita e le apparizioni di queste ‘divinità’. Lo stesso si può dire dei lavori su Cocteau, sull’attrice franco-russa Marina Vlady, sulla segretaria di edizione dalla carriera irripetibile Angela Allen, sul critico Marco Melani, sull’inventore della Quinzaine des Réalisateurs Pierre Henri Deleau. Ma forse i documentari che più sorprenderanno il pubblico del festival saranno quello di Rubika Shah sulla presenza di uomini di Hitler a Hollywood dal 1932 al 1940 e quello di David Gregory sul Grand Guignol parigino, che hanno il grande merito di raccontarci storie importanti, rimaste ai margini della storiografia. Tra i documenti spiccano importanti materiali inediti su Pasolini, la scoperta del documentarista croato Aleksandar F. Stasenko, due magnifici film di Giuseppe Bertolucci, quelli del grande fotografo americano Elliott Erwitt (che si rivela anche un notevole regista), la conferma che la scuola documentaristica americana ha vissuto, fino ai primi anni Ottanta, una stagione creativa eccezionale. Infine, celebreremo una buona notizia: esistono ancora programmi sul cinema, in particolare in Francia, di grande qualità, come Blow Up e L’Image originelle.

A cura di Bruno Deloye e Gian Luca Farinelli

Matinée Idols: i favoriti delle donne

Nei tardi anni ’10, con lo spostarsi del centro di gravità dell’industria cinematografica verso gli Stati Uniti, una variante del tutto americana di popolarità prese forma. Verso la fine del decennio, studios come la Paramount si concentrarono sempre più sulla creazione di star maschili affascinanti, al fine di capitalizzare sul redditizio mercato “matinée”, un termine che, nonostante il suo significato letterale, indicava le proiezioni diurne, in particolare del pomeriggio, frequentate principalmente da donne. Questi attori erano, naturalmente, creazioni degli studios; eppure, la vera forza trainante dietro l’ascesa dei cosiddetti “Matinée Idols” era il pubblico femminile. Le preferenze, le reazioni e l’entusiasmo delle donne svolsero un ruolo cruciale nel plasmare il concetto di celebrità, nel favorire carriere e, talvolta, nell’affrettarne il declino, definendo attivamente cosa il fascino maschile sullo schermo poteva e doveva essere. Dal seducente Rodolfo Valentino al ben curato Wallace Reid, dal giovanile Richard Barthelmess all’affidabile Thomas Meighan, il programma esplora quattro variazioni del fenomeno dei Matinée Idols attraverso una lente storica e critica centrata sulle donne e combina opere canoniche con film importanti ma meno noti, inclusa l’anteprima mondiale del restauro di Sick Abed (Sam Wood, 1920).

A cura di Tamara Shvediuk

3) LA MACCHINA DELLO SPAZIO

Juan Antonio Bardem: ¡No pasarán!

Il maestro spagnolo occupa un posto centrale in una famiglia costellata di grandi talenti cinematografici (era lo zio dell’attore Javier Bardem), profondamente radicata nelle industrie culturali e dello spettacolo spagnole. Nel corso della sua carriera lavorò per portare sullo schermo una visione della realtà impegnata e militante. Nato a Madrid nel 1922, visse gli anni della formazione sotto la dittatura franchista, alla quale si oppose con fermezza e passione in quanto membro del Partito comunista spagnolo. I film che scrisse e diresse nella prima fase della sua carriera – segnati e limitati dalla censura, che cancellava o deformava deliberatamente parole, immagini e scene – costituiscono lucidi esempi di un cinema che, nonostante tutto, rifiuta il ricorso alla metafora e tende a un’espressione diretta, talvolta epica, talvolta di taglio didattico. La retrospettiva si apre con una commedia atipica, un’opera su commissione che Bardem punteggia di lampi sporadici ma incisivi di critica sociopolitica, e prosegue attraverso una rilettura di quelli che sono oggi considerati i suoi maggiori contributi al cinema in epoca franchista, insieme alle coproduzioni che consolidarono la sua reputazione internazionale. Chiudono la rassegna due esempi del cinema ‘libero’ di Bardem, realizzati nel contesto di un paese ormai avviato verso la democrazia.

A cura di Valeria Camporesi con l’assistenza di Mercedes Alcalá-Galiano e Raquel Cacho

Suolo del Bengala, acque del Bengala: il cinema di Ritwik Kumar Ghatak

Ritwik Kumar Ghatak è stato uno dei più radicali innovatori della storia del cinema. Segnato dagli sconvolgimenti della Partizione del Bengala e dall’esperienza del teatro comunista, ha saputo trasformare lo sradicamento e la frattura in una potente forma espressiva. Attraverso la politicizzazione del melodramma, un montaggio anticonvenzionale, bruschi scarti tonali e uno straordinario uso della musica e del suono che annulla la distanza tra dimensione personale e storia collettiva. Al tempo stesso brechtiano e profondamente emozionale, il suo cinema sfugge a ogni ricerca di armonia, eleggendo la discontinuità a principio creativo. Ne scaturisce un’opera percorsa da tensioni laceranti e da una memoria storica incandescente: un cinema inquieto, eccessivo, indocile, ancora oggi sorprendentemente vivo. Pur confrontandosi con ostacoli enormi e guidato da un impegno incrollabile verso il popolo, portò a termine solo otto lungometraggi prima della sua morte prematura nel 1976; di questi, appena una manciata fu distribuita e quasi ignorata durante la sua vita, fatta eccezione per Meghe Dhaka Tara. Questo storico programma – che riunisce nuovi restauri, – offre un’occasione unica per riscoprire la grandezza e l’eredità di Ghatak. Un autore straordinariamente in anticipo sui tempi, la cui opera continua ancora oggi a testimoniare, con intatta forza, il potere emotivo, politico e morale del cinema.

A cura di Sanghita Sen e Shivendra Singh Dungarpur

Ombre e acciaio: il cinema di Daisuke Ito

La retrospettiva ripercorre la straordinaria opera di Daisuke Ito, la cui carriera da regista abbracciò quasi mezzo secolo. Per gli storici del cinema la fama di Ito è legata al sul contributo rivoluzionario al cinema di samurai dell’epoca del muto: rompendo con le convenzioni teatrali del primo cinema giapponese, il regista impiegò con straordinaria abilità il montaggio rapido e audaci movimenti di macchina per costruire eleganti scene d’azione, articolando al contempo una penetrante critica sociale. La sua produzione del dopoguerra rimane tuttavia sottovalutata. Collaborando con alcuni dei migliori attori giapponesi, Ito spaziò dal campo di battaglia al teatro fino al mondo dello shogi (gli scacchi giapponesi), dando vita ad avventure di cappa e spada di grande raffinatezza formale, che richiamavano l’esuberanza visiva dei suoi muti, a drammi in costume più rigorosi e austeri e a sottili ritratti intimisti. Una sezione della retrospettiva riunisce i film muti giunti fino a noi e i frammenti superstiti, presentati – grazie al sostegno della Yanai Initiative for Globalizing Japanese Humanities – con l’accompagnamento composto da musicisti giapponesi e il commento dal vivo di narratori benshi. Accanto a questi, sarà proiettata una selezione dei migliori film del dopoguerra di Ito, in copie 35mm di alta qualità, alcune delle quali restaurate dal NFAJ a partire dai nitrati originali.

A cura di Alexander Jacoby e Johan Nordström. In collaborazione con The Japan Foundation e NFAJ – National Film Archive of Japan

Cinemalibero

Attraverso una pluralità di geografie e di linguaggi cinematografici, i film di questa sezione esplorano forme di dislocazione sociale, politica e percettiva, in cui si intrecciano dimensioni individuali e collettive. L’urgenza politica degli anni Settanta si riflette nelle opere di Brocka e Mehrjui, che mettono al centro la violenza e la marginalizzazione inscritte nelle strutture economiche. Se con Et vint la liberté Sekoumar Barry offre un potente affresco della lotta di liberazione in Guinea, al centro di The Dislocation of Amber di Hussein e Amma Ariyan di Abraham vi sono frattura e trauma storico. Sarah Maldoror si affida ai toni della commedia per raccontare immigrazione e razzismo, mentre Ebrahim Golestan denuncia, attraverso un’allegoria politica, l’ascesa di una cultura votata al denaro. Nati in contesti nazionali considerati ‘periferici’ rispetto al canone dominante degli anni Cinquanta e Sessanta, Eva di Maria Plyta, Mu dar de Vida di Paulo Rocha e Time to Love di Metin Erksan testimoniano la trasformazione del cinema del dopoguerra in Grecia, Portogallo e Turchia, attraverso un realismo permeato da inflessioni moderniste, espresso nel paesaggio, nell’alienazione e nella dimensione simbolica.

A cura di Cecilia Cenciarelli

Norden Noir

Dagli archivi di Danimarca, Norvegia e Svezia ci giungono i film che hanno dato inizio alla stagione dei noir nordici, precursori cinematografici delle popolari serie Tv scandinave di oggi. Opere raramente proiettate al di fuori della Scandinavia, che mostrano la capacità del genere di sciogliere la superficie apparentemente ghiacciata della vita con risultati straordinari, come nel danese Mordets melodi (Melody of Murder, 1944) di Bodil Ipsen e nel norvegese Døden er et kjærtegn (Death Is a Caress, 1949). A proposito di femme fatale, in quest’ultimo film la “femme” sta anche dietro la macchina da presa: a dirigerlo è infatti Edith Carlmar, il cui stile evoca il fatalismo del miglior cinema noir. Dopo la guerra i Paesi scandinavi si allinearono pienamente alla tradizione hollywoodiana, e le luci soffuse, le inquadrature disturbanti e sbilanciate e le storie di desiderio e lussuria dagli esiti nefasti aprirono la strada allo sviluppo del noir nordico. Questa rassegna celebra quell’eredità, presentando copie d’archivio in 35mm e restauri digitali.

A cura di Tora Berg, Mikael Braae, Sophie Engberg Sonne e Irene Torp Halvorsen

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