Un film andato in fumo, letteralmente. Il caso de Il fantasma del castello (1927) di Tod Browning rimane uno dei più eclatanti nella storia del cinema muto. Distrutto in un incendio che ha coinvolto un magazzino californiano della Metro Goldwyn Mayer nel 1965, è stata una delle grandi collaborazioni fra Browning e Lon Chaney, star dell’epoca. Un fenomeno più che comune quello dei film perduti, che agli occhi dell’attualità appare pressochè inconcepibile, tra collezionismo e passione per il vintage.

La trama
Ad aprire le danze è un omicidio in un’antica magione a Londra: quello del signor Roger Balfour. Si occupa delle indagini l’ispettore Burke (Lon Chaney) di Scotland Yard. I principali sospettati sono il maggiordomo William, Sir James Hamlin e suo nipote Arthur Hibbs. Quando Burke trova un biglietto lasciato dal defunto, pensa subito a un suicidio e archivia, così, il caso. Cinque anni dopo due misteriose figure infestano la dimora abbandonata di Balfour: un uomo dai tratti vampireschi con gli occhi scavati e un ghigno inquietante e una donna dall’aria spettrale. L’ispettore Burke torna, quindi, a indagare e l’epilogo della storia è tutto tranne che scontato: il vampiro non è altro che un suo travestimento.
Piccola produzione, grande eco nella storia del cinema
In principio era The Hypnotist. Poi London After Dark e infine London After Midnight. Il fantasma del castello approda nelle sale cinematografiche americane il 3 dicembre 1927. Due anni dopo Il fantasma dell’opera e quattro prima di Dracula, Tod Browning firma un film partendo da un budget di appena 151 mila dollari. Il grande contributo sulla scena lo dà Lon Chaney, “l’uomo dai mille volti”, che si cala nei panni dell’ispettore Burke e in quelli del vampiro con un trucco da lui stesso realizzato. Il successo al botteghino statunitense, 1 milione di dollari, elegge Il fantasma del castello a decimo incasso più alto del 1927. Stroncato in parte dalla critica in particolar modo sulla trama, definita “incoerente” dal New York Times, il film vede un suo remake sonoro nel 1935, intitolato I vampiri di Praga. Browning qui modifica la sceneggiatura e dirige Bela Lugosi nel ruolo del vampiro, in seguito alla scomparsa di Chaney nel 1930.

L’incendio che tutto si porta via
Nel 1965 un corto circuito causa un incendio nel magazzino 7 della Metro Goldwyn Mayer di Culver City in California. Centinaia di copie originali di film muti andarono perdute, tra cui Il fantasma del castello. Ed è qui che giace la spaccatura culturale sulla considerazione del cinema in quanto arte. Negli anni del muto era una semplice forma d’intrattenimento volta più a mostrare che raccontare qualcosa. In più circolavano anche poche copie dei film distribuiti: a inizio Novecento le stesse si proiettavano prima nelle grandi città e poi in periferia e campagna. Altro elemento importante era il materiale delle pellicole, che erano di nitrocellulosa, una sostanza altamente infiammabile e spesso esposta a danneggiamenti se a stretto contatto con l’aria.
La ricostruzione e i racconti dei collezionisti
Qualcosa, comunque, è sopravvissuto. Nel 2002 la Turner Classic Movies commissiona al restauratore cinematografico Rick Schmidlin di produrre una versione di London After Midnight da 45 minuti utilizzando fotografie di scena, dialoghi originali e parte del copione.
Molti collezionisti hanno raccontato di possedere copie del film in sedici e otto millimetri, ma nessuno si è mai fatto avanti per condividere il cimelio. L’unica certezza si ha nel 2014, quando durante un’asta a Dallas in Texas, un acquirente anonimo si aggiudica il poster originale del film alla cifra di circa 480 mila dollari.

Il fantasma del film perduto
Nonostante questa chicca del cinema muto sia andata persa, la sua influenza sul cinema contemporaneo non è da meno. La regista di Babadook (2014), Jennifer Kent, ha detto di essersi ispirata proprio all’uomo-vampiro di Lon Chaney per ritrarre l’entità nel suo film. Il poster di Black Phone (2022) di Scott Derrickson, secondo molti fan, richiama molto l’aspetto del personaggio di Chaney.
L’aneddoto più curioso, tuttavia, viene dalla cronaca. Nel 1928 una donna venne uccisa nell’Hyde Park di Londra. Durante il processo all’uomo accusato di essere il colpevole, l’avvocato di costui citò il film di Browning come causa scatenante del delitto, spiegando che il suo cliente era rimasto sconvolto dall’interpretazione di Chaney tanto da non essere in grado di intendere e volere.
La mozione fu ovviamente respinta e l’uomo condannato.
La strage del muto
Ma quanti film come Il fantasma del castello sono andati persi? E quanto è rimasto?
Secondo uno studio della Biblioteca del Congresso statunitense, il 75% dei film muti girati in America sono andati perduti si presume già poco dopo la loro distribuzione. Alcuni distrutti, altri smarriti oppure non archiviati nel modo corretto per la conservazione della pellicola. A fronte di 11 mila titoli prodotti tra il 1912 e il 1929, solo 2.750 sono giunti ai giorni nostri in versione completa, sia in 35 mm, in lingua straniera o tramite copie di bassa qualità. Tra i grandi titoli perduti, oltre a quello di Browning, c’è Cleopatra (1917), La danzatrice degli dei (1927), Il Grande Gatsby (1926) e il secondo film di Alfred Hitchcock, L’aquila della montagna (1926).

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