Il rumore sotto Berlino è il romanzo di Emanuela Ferrara concepito molti anni fa, precisamente nel 1999, ma con un altro titolo: Amato Notturno. All’epoca la storia era ambientata in Transilvania, nel castello di Dracula, ed era il classico romanzo gotico sui vampiri. Con Il rumore sotto Berlino, invece, tutto è cambiato.

I personaggi sono rimasti gli stessi, ma l’ambientazione si è spostata tra Berlino e Tokyo, trascinando la storia in qualcosa di molto più crudo, disturbante e psicologico. Il protagonista è Daniel, unico sopravvissuto al massacro della linea U8 della metropolitana di Berlino, dove Alison e Bruce, vampiri temporali, usano i loop per uccidere le vittime mille volte nella stessa notte.
Daniel riesce davvero a fuggire?
Oppure lo lasciano andare soltanto per divertirsi, come il gatto col topo?
È un romanzo scritto col sangue: sporco, brutale, senza filtri.
Il mio editore, Daniele Zolfanelli delle Edizioni La Zona Oscura, mi ha spinta – ci rivela Emanuela Ferrara – a scrivere esattamente come sentivo, senza censure, arrivando persino a paragonare la mia scrittura a quella di Clive Barker. E in effetti Barker è uno dei miei autori preferiti, insieme a Stephen King e ai grandi classici dell’orrore.
Nel romanzo i personaggi si muovono continuamente tra presente e memoria, attraversando ricordi atroci e scene in cui Daniel assiste impotente al massacro dei propri cari.

Le atmosfere sono sporche, metalliche, immerse nella pioggia e nella nebbia umida sotto cieli plumbei e inquietanti. La luce compare soltanto a tratti, per poi ripiombare nuovamente nel buio assoluto.
Sono nata a Turin, vecchia leva, sangue buono. I miei inizi partono dal liceo classico, dove stupivo compagni e professori con racconti così realistici da sembrare vivi. Poi la vita ti porta altrove, ti mette con le spalle al muro, ma la scintilla resta sempre accesa. Non ho mai smesso di studiare scrittura e di cercare il mio stile, quello che mi appartiene davvero, senza compromessi. L’horror è la mia casa, ma scrivo anche commedia black horror, grottesco e altri generi contaminati. E non è stata solo la scrittura la mia passione: anni fa componevo musica digitale campionata. Nel 2003 ricevetti anche una bellissima critica da un DJ di m2o e mi lasciai sfuggire l’occasione di pubblicare due miei brani in una compilation house dell’emittente. I giorni andati… li definisco così.

Perché Il rumore sotto Berlino, in certi momenti, sono i miei ricordi che scrivono. Certo, nascosti nelle parole dei personaggi, ma chi sa leggere tra le righe capirà immediatamente quando sono io a parlare direttamente al lettore. Questo è il cuore del libro.
Posso aggiungere una cosa: i capitoli “Lena” e “Spike” li consiglio davvero. Hanno fatto male perfino a me mentre li scrivevo. E credo che chi li leggerà avrà una sola reazione: “Oh Dio…”
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