Osgood Perkins, figlio d’arte ma anche di tragedia – di cui parla nel bellissimo e grottesco The Monkey – torna dietro la macchina da presa per un nuovo film horror: Keeper – L’eletta è un susseguirsi di suggestioni che ricordano molto Gretel & Hansel, un ritorno alla fiaba e al folk dopo le opere degli ultimi due anni.
Trama
Per festeggiare il loro primo anniversario, Malcolm (Rossif Sutherland) porta la fidanzata Liz (Tatiana Maslany) nella sua baita in mezzo del bosco – la famosa cabin in the woods dell’horror. Qui cominceranno a verificarsi strani eventi che incrineranno la già precaria relazione tra i due.
L’articolo contiene spoiler!
Perkins apre il film, sceneggiato da Nick Lepard, con una carrellata di donne diverse in epoche diverse che interagiscono con qualcuno. Noi spettatori siamo nei panni di questo interlocutore sconosciuto: l’atmosfera, inizialmente gioiosa, si fa sempre più tetra fino a sfociare nel tragico. L’apertura imposta l’intera andatura del film, filtrando le vicende che vedremo di seguito attraverso una lente ben precisa e portando a un inevitabile finale. Keeper appare come il classico racconto dell’orrore in cui la vittima sacrificale è già designata: Malcolm è evidentemente conoscitore di un antico rituale che richiede sangue; il primo step è dare alla sua vittima una “pozione” per stordirla, qui una torta al cioccolato di cui l’uomo vuole assolutamente che la compagna assaggi un pezzetto. Per accontentarlo, Liz mangia controvoglia una fetta di questo disgustoso dolce, e viene assalita da visioni che ritraggono le donne dell’incipit insieme a una donna incinta identica a lei. Di notte, svegliata di soprassalto, la protagonista viene spinta da forze ancestrali – anche se per indole, probabilmente, lo avrebbe anche fatto da sola – a mangiare tutta la torta, disobbedendo all’ordine di Malcolm.

“She’s a keeper”
L’atto di disobbedienza già mette in crisi il piano di Malcolm, il quale per secoli era sempre riuscito a portarlo a compimento insieme al cugino Darren. Prima di scoprire di cosa si tratti, prima che l’orrore “reale” si manifesti pienamente, Liz è già vittima di paranoie (come credere che il compagno sia in realtà sposato) che non nascono dal nulla, ma da una chiara mancanza di trasparenza nella relazione. Malcolm nasconde qualcosa e Liz lo sa, solo che non sa di che portata e grandezza sia questo segreto. Inizialmente assistiamo a piccoli (neppure tanto) atti di manipolazione, come il ripeterle costantemente che lei “non è come le altre”, concetto espresso dal titolo stesso del film. “Keeper”, infatti, indica una persona che vale la pena “conservare”, tenere con sé, non farsi sfuggire.

La verità
Scopriamo, dopo un momento spiegone un po’ antipatico, che Malcolm e Darren, circa 200 anni prima, avevano ucciso una donna incinta colpevole solo di essersi andata a riposare nella loro proprietà. Questa donna, quella che Liz aveva visto nelle sue visioni, probabilmente una strega, aveva partorito delle creature mostruose. I due cugini hanno trascorso, dunque, gli ultimi due secoli dando donne in pasto alle creature, le quali hanno garantito loro longevità. Con Liz, però, non ha funzionato. Non perché lei sia “speciale”, ma perché le creature la riconoscono come loro genitrice e custode del potere che Malcolm ha preso con la forza: il termine “keeper” assume così una connotazione diversa. L’intuizione più interessante del film sta proprio in questa rielaborazione del classico rituale, molto simile nel finale a Midsommar di Ari Aster: quando Liz crede di essere spacciata, le forze della casa non la divorano, ma la accolgono. Quelle creature, insieme a tutte le donne uccise negli anni, rivolgono finalmente la loro rabbia verso l’obiettivo giusto. Il povero Malcolm, che credeva di poter dominare qualcosa che non gli apparteneva, non aveva considerato il fatto che un giorno avrebbe sbagliato e quel potere gli sarebbe sfuggito di mano.

“Per me il folk […] ha questa sorta di oscurità inspiegabile […], qualcosa che ha un vecchio misticismo tra i suoi fili. L’idea originale per il film era che c’era qualcosa che stava andando avanti da molto tempo, arrivando fino a un tempo folkloristico e che era una specie di emanazione di questa strana magia popolare in una relazione moderna” – Oz Perkins
Conclusioni
Oz Perkins confeziona un horror spaventoso, facendo sprofondare la sua protagonista tra gli infissi e le pareti di questa baita infestata. Il regista lavora con gli spazi, creando un senso di isolamento e sospensione – e la casa nel mezzo del bosco è il luogo liminale per eccellenza. Ogni inquadratura è studiata al fine di suggerire la presenza di qualcosa tra le mura e, fuori, tra gli alberi. Tatiana Maslany fa un lavoro eccellente, reggendo il film quasi interamente da sola, essendo l’unica attrice in scena per la maggior parte del tempo. La sceneggiatura in alcuni punti scricchiola, ma la regia e la potenza visiva di Keeper riescono a compensare questi limiti narrativi: una visione sicuramente da non perdere!
Leggi anche: Longlegs – Quando il Diavolo bussa alla porta e guarda l’intervista di Horror Italia 24 al regista Oz Perkins e alla protagonista Tatiana Maslany.

































