Uscito su Amazon Prime Video pochi giorni fa, La Bocca del Diavolo (The Devil’s Mouth) è un classico shark movie che affida all’ambientazione la propria “originalità”, senza però riuscire effettivamente a distinguersi in un sottogenere ormai saturo di B-movie.

Uno shark movie che gioca sull’ambientazione

L’uscita di almeno uno shark movie estivo è ormai canonica, tanto che la notizia dell’arrivo di The Devil’s Mouth su Prime Video ha fatto davvero poco rumore. Budget basso, qualche scena trash e uno sporadico salto sulla sedia: la ricetta sembra essere sempre la stessa, forse a denotare un sottogenere che non è mai riuscito davvero a rinnovarsi – a differenza di molti altri – e che ha sfornato pochissime pellicole davvero valide. 

In La Bocca del Diavolo, il regista Jeff Wadlow – coadiuvato dalla non irresistibile sceneggiatura di Aja Gabel e Myung Joh Wesner – punta tutto su un’ambientazione oggettivamente suggestiva: un complesso di grotte sommerse situate in Thailandia, spot turistico nel quale l’acqua dolce rende impossibile – solo a livello teorico – la presenza di squali o animali marini pericolosi per l’uomo. 

Un gruppo di cinque amici si reca nelle grotte per trascorrere una giornata che, però, si trasformerà presto in una dura lotta per la sopravvivenza.

L’ambientazione come labirinto

Seppur sia suggestiva, l’ambientazione è originale solo nella misura in cui trasforma il  locus “infestato” dello squalo in una rete labirintica dalla quale uscire è complicatissimo, non solo a causa della forte territorialità dell’animale, ma anche per la presenza di rocce affilatissime e di un fitto buio. Tuttavia, la “novità” è solo il labirinto: l’elemento claustrofobico, che Wadlow cerca continuamente di enfatizzare, non risulta dirompente, in quanto già visto e rivisto – anche se in diversa forma – in altri shark movie, come 47 metri. Inoltre, a prescindere dall’ambientazione, gli shark movie sono intrinsecamente claustrofobici: per quanto possa sembrare un ossimoro, il mare aperto diventa sempre un luogo opprimente e soffocante, a causa proprio del terrore atavico evocato dalla creatura che lo abita, che riduce e limita lo spazio d’azione dei protagonisti per i quali è impossibile trovare un riparo davvero sicuro.

I personaggi stereotipati e la sfida alla natura

I cinque protagonisti di La Bocca del Diavolo rientrano perfettamente nel classico stereotipo del genere: fastidiosi, piatti e irrispettosi dei luoghi che stanno visitando. Quest’ultimo aspetto viene particolarmente enfatizzato da Wadlow, che sembra voler creare più volte un fil rouge tra l’atteggiamento dei protagonisti verso la natura e il destino atroce che questa finisce per riservare loro. Anche questo non un tema particolarmente originale nella cinematografia horror – sono moltissimi i film nei quali la natura si ribella violentemente all’essere umano, ad esempio Long Weekendma assolutamente non comune nel sottogenere degli shark movie. 

Dei cinque protagonisti – più due personaggi secondari – quattro sono puramente carne da macello: si intuisce fin da subito chi di loro sopravviverà più a lungo alla spietata caccia dello squalo, ma senza comunque sfuggire all’ancora più atroce di destino di rimanere uno stereotipo, con solo qualche spunto interessante sul tema dell’amicizia tossica.

Un incipit interessante

Il film, tuttavia, presenta qualche spunto interessante, soprattutto all’inizio: l’incidente che coinvolge subito, Sara (Kathryn Newton), la vera protagonista de La Bocca del Diavolo, riesce a essere a suo modo originale, in quanto non riguarda lo squalo ma un’altra minaccia del mondo marino, più pericolosa ma molto meno considerata nel cinema. Anche le scene dell’esplorazione del complesso di grotte sommerse, con l’arrivo alla cosiddetta “Bocca del Diavolo”, sono interessanti. Tuttavia, appena arriva lo squalo, tutto diventa banale, prevedibile e corredato da scelte stupide e frustranti dei vari personaggi. 

Vedere o non vedere

Anche la CGI dello squalo appare un po’ approssimativa: in anni e anni di produzioni il vero mistero è come nessuno possa aver capito che il più iconico e magnifico shark movie è stato quello di Spielberg, in cui il vero terrore era creato dal fatto che lo squalo non si vedesse praticamente mai. Certo, l’abilità registica di Spielberg non è comune e mettere a confronto Lo Squalo con La Bocca del Diavolo è assolutamente blasfemo (così come lo è definire come semplice shark movie il capolavoro di Spielberg), ma perché ostinarsi a voler mostrare questi squali posticci e poco credibili? Perché non tornare, per una volta, ad esaltare il potere del non-visto?

Conclusioni

In conclusione, La Bocca del Diavolo è un film dimenticabile, che mi sento di consigliare solo a coloro che sono veramente appassionati di shark movie. Perché in fondo The Devil Mouth non è altro che un minestrone fatto degli ingredienti che abbiamo detto all’inizio: uno squalo, un po’ di trash, qualche salto sulla sedia e personaggi che fanno scelte stupide andando incontro ad un destino atroce. E, alla fine, va anche bene così.

VOTO

Classificazione: 2 su 5.

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