Lo scorso 8 luglio 2026 è uscito al cinema l’ultimo capitolo della saga de La Casa, La casa, il rogo del male (Evid Dead Burn), prodotto da Rob Tapert e lo stesso Sam Raimi. Un capitolo che riprende gli stilemi classici della saga, pur prendendosi più sul serio rispetto al capitolo Evil Dead Rise.

Trama

A seguito della tragica morte del marito Will (George Pullar), Alice (Souheila Yacoub) si rifugia nella casa di famiglia dei suoceri con il cognato Joseph (Hunter Doohan), la moglie Thya (Luciane Buchanan) e i genitori del defunto. Purtroppo per Alice, quello che dovrebbe essere un momento per raccogliersi con la famiglia acquisita ed elaborare il lutto, diventerà il motivo per portare alla luce vecchi rancori e una quantità non indifferente di morti nell’armadio.

Recensione

Evil Dead Burn è l’ultimo capitolo della saga La casa, iniziata nel lontano 1981 da Sam Raimi. Lo stesso Raimi che perde il ruolo di regista, come nei precedenti remake/capitoli successivi, e prende le redini della produzione. Diretto da Sébastien Vaniček, riprende sia dalla saga originaria che, in particolare, dai capitoli successivi alla trilogia perdendo, tuttavia, il piglio umoristico del capitolo precedente, che tanto lo aveva fatto apprezzare a pubblico e critica.

Regia, Montaggio e Musiche

Dal punto di vista dell’impianto tecnico, questo La casa, il rogo del male riesce a difendersi, nonostante un montaggio a dir poco problematico. Infatti, Sébastien Vaniček, regista scelto dallo stesso Raimi, da una parte ci regala guizzi di macchina interessanti, come le riprese dall’alto e panoramiche a 360 gradi, ma dall’altra pecca enormemente nella gestione del montaggio. I continui back and foward (avanti e indietro narrativi – ndr), nonché le scene di azione incomprensibili, lo rendono una pellicola difficile da apprezzare totalmente. Apprezzabile la capacità di creare una forte tensione narrativa, in uno spazio così angusto come una singola casa. In particolare, senza fare spoiler, la scena della cena è costruita sulla base dell’ironia drammatica, in cui lo spettatore sa perfettamente cosa sta per accadere, nonostante la tensione sia creata principalmente sull’emergere di vecchi rancori tra i diversi componenti della famiglia.

Le origini francesi del regista emergono anche dalla scelta musicale, non sempre in linea con il tono del film. Emblematica la scelta di La Chanson des vieux amants di Jacques Brel, iconica canzone d’amore ripresa poi da Franco Battiato con il titolo La canzone dei vecchi amanti, che parla di un amore duraturo, non senza difficoltà, che alla fine giunge al termine, senza dimenticare la bellezza di ciò che c’è stato. Non esattamente in linea con la storia che ci viene raccontata tra Will e Alice, che di bello ha avuto molto poco.

I riferimenti ai vecchi titoli

Come tutti i sequel che si rispettino, anche questo La casa: il rogo del male ha degli evidenti riferimenti ai capitoli precedenti. I collegamenti più diretti sono a La casa, il risveglio del male (Evil Dead Rise). Senza fare spoiler, la scena iniziale de La casa, il rogo del male è direttamente collegata al capitolo precedente, dove vediamo ricomparire Jessica (Anna-Maree Thomas nel capitolo precedente, recastata con Greta van der Brinck), la ragazza che si stava recando al lago nella scena finale di La casa, il risveglio del male (Evil Dead Rise). Vi è poi un rimando anche ai primi capitoli della saga, riprendendo i nastri delle testimonianze sul Necronomicon. Tale espediente era stato ripreso anche nel capitolo precedente, ma con l’utilizzo dei vinili al posto dei classici nastri magnetici.

Proseguendo nella visione (ATTENZIONE A POSSIBILI SPOILER SUL FINALE) la scena in cui vediamo bruciare la villetta della famiglia di Will è direttamente collegato a La casa (Evil Dead) del 2013 (di cui trovate la recensione qui) in cui, sempre nella scena finale, vedevamo bruciare la baita in cui Mia (Jane Levy) e i suoi amici decidevano di rifugiarsi per aiutarla nella disintossicazione. Peccato per la comparsa di un Will mummificato che, più che spaventare, ricorda un brutto incrocio tra Vecna di Stranger Things e Imhotep de La mummia del 1999. Una perdita della tensione che diventa un leitmotiv di tutta la pellicola.

La non scelta del registro narrativo

Uno dei grossi elefanti nella stanza di questo La casa: il rogo del male è la continua indecisione della pellicola. Come visto nel precedente paragrafo, alcune scelte narrative generano un calo di tensione che impedisce di comprendere pienamente quale sia lo spirito di questo Evil Dead. Da una parte, infatti, cerca di riprendere la comicità e il sarcasmo del capitolo precedente, senza tuttavia essere così dissacrante, dall’altra si prende estremamente sul serio, andando a toccare argomenti delicati come la violenza domestica e la disfunzionalità familiare senza darne il giusto peso. Gli argomenti sembrano inseriti più per dare un tono alla pellicola che per una vera decisione di affrontarli. Tutto ciò rende la visione straniante. Quello che funzionava nel precedente capitolo, era proprio questa irriverenza assoluta verso un tema delicato quanto la maternità che, in un qualche modo, rendeva omaggio all’iconica Regan MacNeil de L’esorcista.

“Tua madre succhia c* all’Inferno! Karras, avanzo di vomito senza fede!” – Regan MacNeil

“Mamma?” “La mamma è con i vermi ora” – Ellie posseduta, parlando con voce dolce, rivolgendosi alla piccola Kassie

In questo La casa, il rogo del male invece, i temi della violenza di genere e delle famiglie disfunzionali, rendono la pellicola più seriosa, riprendendo un po’ lo stile de La casa del 2013, ma non vengono trattati con abbastanza profondità da creare una vera riflessione su di essi. Infatti, a differenza di prodotti recenti come Something very bad is going to happen (di cui trovate la recensione qui), in questo ultimo Evil Dead, i temi caldi sono solo uno sfondo all’orrore. Insomma, non basta mettere in bocca alla protagonista una battuta sulla disfunzionalità familiare di lui per dire di aver lasciato un messaggio.

Susan: “Hai portato scompiglio [rivolgendosi ad Alice]”

Alice: “Tutto lo schifo era già lì [mostrandole le ferite che lui le ha inferto]. Tutto quello che è successo, te lo sei meritato, per la famiglia di merda che hai creato”

La famiglia disfunzionale

Come abbiamo visto anche in altre recensioni, ultimamente il focus principale nel cinema horror, e non, sembra essere il matrimonio, il suo fallimento e il ruolo della famiglia. Anche in questo caso il tema principale affrontato è proprio quello di una famiglia disfunzionale. Alice è la vedova di Will, a cui viene addossata continuamente la responsabilità di aver portato il caos in una famiglia “perfetta”. Ovviamente tale famiglia è tutt’altro che perfetta. La madre di Will ha abbandonato la sua vita e le sue passioni per dedicarsi (e annullarsi) totalmente nella famiglia.

“Senza la mia famiglia, io non sarei nulla”, Susan parlando con Alice

Il padre di Will è un uomo violento e controllante, il cui rapporto con Susan è ormai agli sgoccioli. Una scena in particolare ci farà capire quanto questo rapporto fosse ormai privo di passione. Nei flashback vediamo che Will ha ereditato dal padre questo aspetto prevaricatore, che riverserà completamente sulla povera Alice. Dall’altra parte, il fratello Joseph è un assoluto codardo. Non riesce a prendere una posizione e, quando si troverà a dover scegliere tra la moglie e la famiglia di origine, sceglierà la famiglia di origine. Come avevamo visto e analizzato in Something very bad is going to happen, la famiglia diventa istituzione totale, un sistema co-dipendente in cui i componenti non hanno reale autonomia individuale.

(ATTENZIONE SPOILER)

“Non hai voluto sparare a tuo padre, ma uccidere me è facile” Thya indemoniata rivolgendosi a Joseph

Le figure maschili sono identificate come problematiche, sporche e inutili. Il regista (e sceneggiatore) gioca su questo aspetto, introducendo The cicle of wise man (letteralmente Il circolo degli uomini saggi). In un mondo diegetico in cui gli uomini non hanno alcuna caratteristica positiva, parlare di uomini saggi è un tocco di buon sarcasmo. Dall’altro lato le figure femminili diventano gli archetipi dei ruoli sociali riservati alle donne e tutte vengono possedute e rimangono incatenate all’interno del ruolo familiare cui sono destinate. Solo Alice riesce a liberarsi da queste catene e disfarsi del ricordo del marito violento, meritando la tanto agognata sigaretta finale che ogni final girl che si sbarazza di un uomo tossico merita. Da Grace Le Domas (Finchè morte non ci separi e Finchè morte non ci separi 2) a Rachel (Something very bad is going to happen) ogni fumatrice si guadagna la capacità di autodeterminazione che le spetta.

Conclusioni

La casa, il rogo del male è un film che, a mio avviso, può intrattenere, ma se siete fan della saga, probabilmente vi lascerà grandemente delusi/e. Alcune scene sono obiettivamente cringe, ma non nell’accezione positiva del termine (vedi quella della nonna sul letto), mentre altre riescono a restituire il giusto senso di marciume che tanto ci ha appassionato alla saga (vedi scena della dentiera che rimanda, a grandi linee, a Drag me to Hell). Anche la scelta di introdurre i pugnali Kandra risulta abbastanza incongruente o, quantomeno, è un espediente che sembra introdotto appositamente per “ampliare la lore, ma senza aver studiato sufficientemente la saga. I morti muoiono comunque se li trituri sufficientemente, il pugnale serve solo a “velocizzare” la morte, ma niente di più. Insomma, se state cercando un film leggero per andare al cinema e godervi l’aria condizionata, questo potrebbe essere quello che fa per voi, ma se siete dei/delle big fan beh… cercate di non uscirne troppo arrabbiati/e.

Classificazione: 2.5 su 5.

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