MadS è un horror francese del 2024 a tema infetti, scritto e diretto da David Moreau (regista di Them). Mads ha debuttato il 21 settembre 2024 al Fantastic Fest ed è poi andato in streaming su Shudder. Dopo aver girato numerosi festival è finalmente disponibile anche da noi sul canale di Midnight Factory.

Trama: In una notte che precipita rapidamente nel caos, alcuni ragazzi fanno uso di una sostanza sconosciuta che scatena comportamenti sempre più violenti e incontrollabili. Mentre un’epidemia si diffonde per la città in tempo reale, Julia, Anaïs e Romain si ritrovano trascinati in una spirale di panico, allucinazioni e aggressività, costretti a lottare per capire cosa sta accadendo prima che l’intero mondo crolli attorno a loro.
David Moreau prende una serata di eccessi portandola verso una follia contagiosa, osservando in tempo reale l’inizio di uno scenario apocalittico. Tutto parte da Romain, 18 anni (Milton Riche), un ragazzo pieno di energia che prova una nuova sostanza acquistata dal suo spacciatore. Ha appena finito la scuola e vuole festeggiare, ma i piani cambiano quando una misteriosa donna ferita, con il volto bendato, si infila nella sua auto parcheggiata. Sanguina, soffre, implora aiuto. Romain tenta di soccorrerla, ma lei muore. In pochi istanti si ritrova un cadavere nel sedile posteriore, il padre lo chiama insistentemente da fuori città, e la sua amante sta arrivando a casa sua. E tutto questo accade solo nei primi minuti.

MadS è stato realizzato in cinque take, uno al giorno, con il quinto e ultimo tentativo a essere quello giusto. Ispirandosi all’approccio del film Victoria (2015), Moreau costruisce il film in tempo reale e in un’unica, lunga ripresa. Il set è durato dieci giorni nell’area di Mulhouse, un’operazione che ha richiesto di fatto di paralizzare buona parte della città. I primi quattro giorni sono stati dedicati alle prove, il quinto a una sorta di prova tecnica filmata, e gli ultimi cinque al ciclo completo di cinque take. La storia si svolge dall’imbrunire fino alla notte, per cui la troupe poteva girare un solo tentativo al giorno, dato che serviva l’ora del tramonto. Moreau ha definito i primi due giorni di riprese “disastrosi”, perché problemi tecnici impedivano di arrivare fino alla fine del film in un’unica ripresa. Il piano sequenza dona quell’immediatezza quasi documentaristica che è alla base di un film di questo tipo. Il regista conserva l’approccio sporco del suo stile ma sfrutta pienamente quel realismo che solo un piano sequenza senza stacchi può dare.
Moreau è abile a costruire un ritmo frenetico – anche se in crescendo nella prima parte – senza dare mai tregua allo spettatore, trascinandoci in un caos inspiegabile che è solo il preludio alla spirale allucinatoria che inghiottirà Romain. Questo approccio potrà frustrare chi ha sempre bisogno di avere sempre delle risposte nel cinema, ma personalmente trovo che il terrore sia più autentico quando l’apocalisse viene raccontata attraverso storie intime e confuse, vissute prima che il mondo cada del tutto. Niente stacchi, niente respiro, solo una progressiva immersione in un delirio allucinato, che si rivela presto per ciò che è davvero: un contagio fuori controllo. Prima c’è lo smarrimento, poi la perdita totale di sé e infine una pura lotta di sopravvivenza.

Negli ultimi decenni solo pochissimi film hanno davvero abbracciato la sfida del piano sequenza puro, senza alcun taglio nascosto: esempi validi come Russian Ark, Victoria e ora MadS dimostrano quanto possa essere radicale un racconto costruito interamente in un’unica ripresa reale. Anche la miniserie Adolescence che ha fatto molto parlare di sé, presentando 4 episodi ognuno dei quali consiste di un’unica ripresa. A differenza di opere che simulano la continuità (ricorrendo a stacchi camuffati o transizioni digitali), questi esempi portano sulle spalle il peso e il fascino dell’autenticità assoluta, dove l’azione scorre senza tregua e nessuno può permettersi di sbagliare. Moreau costruisce un caos credibile con un ritmo che trasforma anche l’assurdo in qualcosa di inevitabile. I protagonisti oscillano costantemente tra lucidità e perdita di controllo, lasciando emergere momenti di autentica sofferenza. A volte la follia appare quasi come una strategia di sopravvivenza davanti a un mondo improvvisamente ostile, dove gli adulti compaiono raramente e spesso come figure minacciose, mentre i giovani sembrano intrappolati in un presente senza futuro.
Questo approccio tecnico non risulta mai come un espediente fine a sé stesso, ma è innanzitutto una scelta narrativa, coerente con il mondo del film. Un’estensione naturale del contagio, degli spazi attraversati e del linguaggio visivo che Moreau costruisce con precisione. Un piccolo horror a basso budget che però mostra una cura visiva notevole, in grado di farci sentire sempre dentro l’azione. Se siete attenti noterete alcuni momenti in cui la mdp indugia e resta ferma qualche secondo su un punto (per esempio un cespuglio), ma non si tratta di stacchi camuffati, bensì di attimi utili per l’operatore e il resto della troupe di riorganizzarsi per la parte che segue. Come quella con il motorino che è senza dubbio tra quelle più riuscite. Il gore è abbastanza limitato, e questa scelta aumenta la tensione, perché gran parte dell’orrore resta fuori campo, alimentando la paura di ciò che potrebbe accadere oltre l’inquadratura. Quando un’immagine violenta irrompe all’improvviso, diventa quasi liberatoria, e interrompe la suspense continua del tempo reale.

Il regista recupera in parte quello spirito della New French Extremity, infatti in passato si era già fatto notare con il validissimo Them (Ils) nel 2006. I protagonisti di MadS sono sicuramente tra gli aspetti più riusciti di questo film (Lucille Guillaume, Laurie Pavy e Milton Riche), tutti poco esperti ma sono riusciti a essere davvero convincenti nella loro spirale di follia e terrore. La regia di Moreau gestisce la tensione con grande controllo, rallentando nei momenti giusti e lasciando che piccoli indizi ci guidino verso una comprensione più ampia dell’epidemia, senza mai essere didascalico. Il passaggio da un punto di vista all’altro amplia il respiro del film e rende credibile l’idea di un contagio che si espande oltre l’esperienza di Romain. La prima parte resta la più travolgente, un crescendo continuo che ci trascina in questo vortice di follia; dopo il giro di boa il ritmo si assesta, pur mantenendo la tensione grazie all’idea di un disastro più grande che resta sempre fuori campo. In alcuni momenti il rischio di ripetizione è evidente, ma il film riesce comunque a mantenere alta la carica emotiva e la tensione.
MadS, con tutti i suoi limiti da film low budget, ci ricorda che anche un’idea apparentemente banale può risultare interessante se realizzata in modo originale. Trasformando qualcosa di già visto (sulla carta) in un’opera che invece riesce a distinguersi.
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