Nel buio da soli (“Alone in the dark”) è un film del 1982 diretto da Jack Sholder. Il film fa parte, seppur forse non al livello di altri, delle pellicole più iconiche del genere slasher e, volendo, può anche essere identificato come uno dei primi home invasion della storia del cinema.

Una trama semplice, basata sulla pazzia, e un cast eccezionale: sono questi i due fattori che hanno reso Nel buio da soli un film indubbiamente interessante. La narrazione si apre in un istituto psichiatrico, gestito dal dr. Bain (un insolito Donald Pleasence), nel quale arriva il dott. Potter, assunto al posto del suo predecessore (dott. Merton) che non condivideva i metodi, a dir poco alternativi, di Bain. I pazienti del terzo piano (quattro criminali) sono però convinti che Potter abbia assassinato Merton solo per prendere il suo posto. Per questo motivo i quattro maniaci approfitteranno di un black out totale della città per fuggire dall’istituto e attaccare l’abitazione di Potter, mettendo in grave pericolo lui e la sua famiglia.

Personaggi stereotipati

La trama di Nel buio da soli è, come dicevo, semplice e molto lineare. Non ci sono grandi colpi di scena né elementi capaci di sconvolgere la narrazione, ma troviamo un unico incidente scatenante (il black out) che dà il via all’inevitabile. Anche i personaggi sono piuttosto stereotipati: i quattro criminali sono spietati maniaci e il dott. Bain è il classico dottore “rivoluzionario”, convinto di poter guarire e controllare la pazzia con metodi alternativi, ma che, alla fine, dovrà arrendersi di fronte a un evidente fallimento che gli costerà molto caro.

Una curiosa coincidenza

Un’interessante coincidenza si ha quando uno dei maniaci si mette una maschera da hockey: nello stesso anno (1982), infatti, usciva il terzo capitolo di Venerdì 13 (in Italia intitolato Week-end di terrore), ovvero il primo film della saga in cui Jason indossa l’iconica maschera da hockey.

Un ottimo film

Nel buio da soli non è certo un film originale: riprende i topoi e gli archetipi del genere slasher e vi costruisce quello che, almeno apparentemente, è il più classico dei film anni ’80. Tuttavia, il film è costruito benissimo: la tensione viene creata lentamente e in modo vincente e la narrazione, nella sua semplicità, riesce a coinvolgere lo spettatore fino all’ultimo minuto. Il film non raggiunge mai gli alti livelli di violenza e di orrore tipici di film slasher come Halloween e Venerdì 13, ma si mantiene sempre su standard piuttosto leggeri: la maggior parte degli omicidi avviene off-screen e, spesso, alcuni momenti di tensione vengono notevolmente alleggeriti con elementi comici dall’intento parodistico.

Conclusione

In conclusione, Nel buio da soli è un film che merita senza alcun dubbio la visione: nonostante in Italia sia poco conosciuto, è una di quelle pellicole che deve essere annoverata tra i cult del genere slasher. E, in una piccola città immersa nel buio e isolata dal mondo da un black out, ogni amante dell’horror troverà sicuramente pane per i suoi denti, soprattutto se, in questa lugubre atmosfera, troviamo quattro maniaci che, pur di far prevalere le loro convinzioni sulla realtà, sono pronti a uccidere un uomo innocente e a massacrare anche la sua famiglia…