Nel 1994, quando la saga di Nightmare sembrava ormai chiusa, Wes Craven tornò al timone di un nuovo capitolo con “Nightmare – Nuovo incubo”.

La pellicola lasciò le strade di Elm Street per ambientarsi nel reale mondo di Hollywood, con un approccio meta-cinematografico. Nel cast ritornarono Heather Langenkamp, John Saxon e l’immancabile Robert Englund nei panni di Freddy Krueger.

TRAMA

Heather Langenkamp, interprete di Nancy nel primo e terzo capitolo della saga di Nightmare, è perseguitata da uno stalker che imita la voce di Freddy Krueger. Nel frattempo, il figlio Dylan inizia a mostrare comportamenti bizzarri e un inspiegabile interesse per i film della madre. 

Quando Chase, il marito di Heather, muore in circostanze poco chiare, alla donna sorge un assurdo dubbio: e se Freddy Krueger fosse riuscito a passare il confine tra il mondo della finzione e quello reale?

SCARY FREDDY IS BACK IN TOWN

Con Nightmare – Nuovo Incubo Wes Craven volle realizzare un’opera che tornasse alle origini della saga e allo stesso tempo potesse regalare un’esperienza del tutto nuova. La mitologia introdotta nei vari sequel era difatti diventata troppo ingombrante, mentre Freddy era passato a essere alla stregua di una mascotte, ben lontano dal sadico killer del primo capitolo.

La mossa, come sappiamo, fu quella di muoversi nella direzione del meta-cinema. Possiamo infatti considerare Nuovo Incubo come il terreno di prova per la rivoluzione che lo stesso Craven avrebbe portato in sala di lì a due anni con Scream. E’ stata una scelta azzeccata? Senza alcun dubbio, sì.

In Nuovo Incubo torniamo innanzitutto a vedere un Freddy veramente inquietante che si muove in un terreno onirico privo di spettacolarità. Siamo pertanto lontani dagli show creativi e cartoonstici che il villain aveva messo in scena nei capitoli più avanzati della saga. Torniamo a passaggi cupi, essenziali e vicini alla realtà dei personaggi  (fatta eccezione per l’iconica sala caldaie). Di pari passo va l’interpretazione di Robert Englund nei panni di Freddy, che recupera la minacciosità dei primi due Nightmare. Non manca l’umorismo nero che ha reso celebre il personaggio, ma senza mai sfociare nelle ripetute battute a effetto che, a partire da Nightmare 3, avevano avviato una (parziale) svolta nella sua caratterizzazione.

Anche nell’aspetto vennero apportate modifiche volte a garantire una propria identità, più sinistra e demoniaca, al Freddy che appare nella pellicola.

IL PREZZO DEL SUCCESSO

La domanda fondamentale a cui “Nightmare – Nuovo incubo” va a rispondere è: cosa succede quando un franchise diventa un oggetto di culto? In soli dieci anni, infatti, erano stati realizzati già sei film di Nightmare, con Freddy Krueger che era divenuto una vera icona pop, riconoscibile anche ai meno avvezzi al genere horror. L’approccio meta-cinematografico risultava quindi l’ideale per narrare una storia horror che affondasse salde radici nella realtà dei fatti.

Molto interessante è pertanto la visione di Freddy come un’entità demoniaca, un concetto che è arrivato ad acquisire potere e forza proprio in virtù dell’attenzione che vi è stata dedicata. Non è più un qualcosa che può essere lasciato sul set, ma va a invadere la vita di tutte le persone che hanno contribuito alla sua creazione. Dal punto di vista più evidente, ciò si traduce nello spunto orrorifico della pellicola, con un Freddy che invade la realtà e perseguita Heather Langenkamp proprio come aveva fatto con Nancy Thompson in due delle più famose pellicole della saga (la prima e la terza). Non a caso, in Nuovo Incubo abbiamo un Krueger che ricorda da vicino quello apparso nel primissimo capitolo, che aveva consacrato tanto il personaggio del killer quanto quello di Nancy. 

Scopriamo che Krueger ha bisogno di essere costantemente “imbrigliato” all’interno di una sceneggiatura per evitare che attraversi il confine col mondo reale. Non è difficile intravedere in questo aspetto una beffarda critica di Craven al sistema produttivo hollywoodiano, che mette in cantiere sequel su sequel anche quando una saga non ha più nulla da raccontare.

Il regista non si è tuttavia soffermato solo su tale punto di vista, ma ha fatto convivere alla trama horror anche vari stralci di realtà. Per cominciare, lo stalker che perseguita Heather è ispirato a un reale individuo che, negli anni precedenti, aveva tormentato l’attrice. Non era purtroppo raro, specialmente al tempo, che le attrici di film di culto attirassero l’attenzione di fan privi di alcun decoro o capacità di distinguere interprete e personaggio.

In generale, viene mostrato a più riprese il rapporto di amore e odio della Langenkamp per il personaggio di Nancy, che le ha garantito il successo ma le ha anche impedito di liberarsi dall’etichetta di “attrice horror”. Anche quando Dylan è entrato nelle mire di Freddy, i medici liquidano i suoi disturbi come la conseguenza della visione dei film della madre. Un’altra, ingiusta, prova delle conseguenze che un ruolo così ingombrante può avere.

Perfetto sunto del messaggio della pellicola è la scena finale, in cui Heather tiene tra le mani un copione che segue le vicende da lei appena vissute. Cos’è realtà? Cos’è finzione?  A volte  rispondere è più difficile di quanto sembri.

I RAGAZZI SONO CRESCIUTI

A differenza degli altri film della saga, i protagonisti della vicenda non sono degli adolescenti. Craven volle infatti realizzare una pellicola per chi era stato con Freddy fin dal primo momento: se erano ragazzi nel 1984, ormai dovevano essere nell’età adulta. Ecco quindi che non abbiamo più un’opera che parla di teenagers, ma del rapporto di una madre col figlio. Eppure, non va minimamente a perdersi il sapore della saga. Anzi, in virtù della presenza del piccolo Dylan diventa ancora più evidente la connotazione di Krueger come mostro uscito da una fiaba. Non a caso nel finale il killer viene gettato in un forno proprio come la strega di Hansel e Gretel, la fiaba preferita del bambino.

Non si è pertanto persa la logica meravigliosamente infantile con cui Krueger, in gran parte dei capitoli della saga, viene sconfitto.

Nightmare – Nuovo incubo è, in definitiva, uno dei film più interessanti della saga. Un capitolo a sé stante, che riporta Freddy Krueger alle origini ma riesce anche a raccontare una storia fresca, in cui realtà e finzione si amalgamano con maestria.

Classificazione: 3.5 su 5.

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