Cosa succede quando l’amore diventa ossessione? Su questo riflette Obsession, film horror del 2026 ed esordio cinematografico dello youtuber Curry Barker, qui nelle vesti di regista, sceneggiatore e addetto al montaggio. Obsession arriva nei cinema italiani il 14 maggio 2026 ma è stato presentato in anteprima il 21 marzo a Bari durante il Bifest 2026 nella sezione Notti Horror.

Trama
Bear (Michael Johnston) lavora in un negozio di strumenti musicali ed è segretamente innamorato della sua collega e amica d’infanzia Nikki (Inde Navarrete). A causa della troppa timidezza, insicurezza e della paura di rovinare il rapporto, non riesce però a dichiararsi. Un giorno, finito in uno strano negozio alla ricerca di un regalo per Nikki, Bear trova un originale gadget che promette di esaudire un solo desiderio a persona, qualunque esso sia. Decide allora di chiedere che la ragazza da lui tanto amata si innamori di lui a sua volta. Ma si può davvero costringere una persona ad amarne un’altra?

Dal web a cinema: l’ondata dei registi youtuber
Negli ultimi anni un particolare fenomeno ha coinvolto il cinema horror: alcuni content creator nati su YouTube hanno fatto il salto e dalla nota piattaforma sono passati a scrivere e dirigere film per il grande schermo. Se l’esempio più eclatante rimangono i fratelli australiani Danny e Michael Philippou (Talk to Me, Bring Her Back), il passaggio dalla piattaforma di Google al cinema si sta facendo via via più sistematico: Chris Stuckmann con Shelby Oaks – Il covo del male nel 2025, Markiplier con Iron Lung a inizio 2026 (ma il film è del 2024), Kane Parsons con l’atteso Backrooms (uscita italiana prevista per il 27 maggio grazie a I Wonder Pictures).
Sullo stesso solco si pone Curry Barker, divenuto famoso assieme al collega Cooper Tomlinson con il canale YouTube di sketch comedy That’s a Bad Idea. Dopo il successo del mediometraggio in stile found footage Milk & Serial (2024), Barker esordisce con il suo primo lungometraggio, trova nella Blumhouse di Jason Blum un forte produttore esecutivo e, come spesso accade in questi casi, fa quasi tutto lui: scrive, dirige, monta. Ma, soprattutto, fa quello che era lecito aspettarsi arrivati a questo punto: tenta di standardizzare quel linguaggio e quella violenza adottata dai suoi predecessori nella transizione da videomaker a filmmaker trasformando entrambe in grammatica cinematografica.

Obsession ha quel certo ritmo determinato dall’alternarsi di tempi comedy ed esplosioni di violenza e quell’attenzione per i primi piani, per i dettagli fisiognomici che si alterano e si deformano, per i campo e controcampo e i movimenti di macchina che fino a 5 anni fa erano prerogativa della narrativa web ma che, in questo film, sembrano venire definitivamente assimilati dal linguaggio cinematografico. Se un problema c’è, a questo punto, è la prevedibilità: in un certo senso arrivi ad aspettartelo e ciò ne potrebbe ridurre la potenza e fa strano pensare che tutto ciò sia accaduto in un così breve periodo.
Da The Chair a Obsession
Inizialmente l’idea era quella di adattare per il grande schermo The Chair, cortometraggio caricato nel 2023 su YouTube, ma il regista aveva altri piani. Nella mente di Barker era vivida l’idea per un film a tema possessioni derivante, in parte, dall’episodio de I Simpson intitolato La Zampa di Scimmia (Monkey’s Paw).
Presentata quindi la trama inedita di Obsession, essa fece subito breccia nel cuore del produttore James Harris (Tea Shop Productions) per divenire una realtà, tra l’altro, distribuita a livello internazionale da Universal Pictures. Considerando il milione di dollari investito, Obsession entra di diritto nell’universo del cinema horror indipendente (per chiarirci, Talk to Me ne costò più di 4). Anche per questo può prendersi delle libertà maggiori, declinando quella grammatica e quel linguaggio di cui sopra a una chiara scelta tematica oltre che stilistica. E puntare tutto su un volto, quello della semi sconosciuta Inde Navarrette (Superman e Lois).

Prigione magica, relazione tossica
Il punto di Obsession è parlare di relazioni tossiche. Non attraverso dinamiche recenti (Together di Michael Shanks, Companion di Drew Hancock) o passate (il capolavoro Possession di Andrzej Żuławski), ma inserendole in un contesto nuovo ed estremamente “user friendly”, diretto e comprensibile da chiunque viva o abbia vissuto una relazione nel presente, senza alterarne le dinamiche attraverso il filtro del folk o della distopia. Obsession parla, come facilmente intuibile dal titolo, di un’ossessione osservata a 360° come fossimo nell’occhio di una moderna action cam: l’assenza del consenso, l’imposizione della presenza, l’incombenza della minaccia, il ricatto emotivo e le esplosioni di violenza.
Tutti questi elementi definiscono la tossicità di una relazione che coinvolge la coppia – nel caso specifico – dal punto di vista di entrambi i generi: quello maschile e quello femminile. Se infatti il focus di Obsession resta l’imposizione della relazione amorosa attraverso la violenza, il film sembra voler mettere in scena l’ossessione da diversi punti di vista: quella che scaturisce dal desiderio inappagato, quella che deriva dall’oggettivazione del partner, quello derivante dall’ansia di possesso.

In Obsession, Bear impone l’amore a Nikki attraverso la magia. Questo definisce i parametri di una relazione che diventa vera e propria prigione, non solo per la ragazza: l’ossessione di Bear per lei si trasfigura in ossessione di Nikki per lui. Quello del protagonista è un vero e proprio atto violento e predatorio, pur se inizialmente involontario, e questo non fa altro che trasformare la vittima in carnefice determinando allo stesso tempo i parametri della relazione tossica: la prigione è una prigione per entrambi, ma se da un lato è stata imposta senza consenso, dall’altro si rivela una gabbia dorata da cui Bear comprende di voler fuggire solo nel momento in cui percepisce di aver perso non solo la libertà, ma soprattutto il proprio ruolo predominante. Nel momento in cui l’amore perde qualunque connotazione utopistica e romantica diviene dipendenza, oggettivazione dell’altro, disperazione.
Quelli che potrebbero tranquillamente rientrare tra i topoi di una commedia romance diventano gli elementi cardine di un horror psicologico posto però sul piano dell’orrore sovrannaturale a tema possessione in una translazione moderna del solito patto col diavolo: Bear non è un novello Faust, in lui manca qualsiasi elemento tragico e romantico, piuttosto emergono le caratteristiche dell’inetto intrecciate a quelle dell’incel, mentre Nikki presenta le caratteristiche della posseduta in quanto vittima che si fa carnefice suo malgrado. Un ritratto terribile che Barker stempera attraverso gli elementi comedy al centro di un processo umoristico volto a evidenziare costantemente il “sentimento del contrario”.

Il volto di Nikki
Il regista inserisce un clima di costante soverchiamento in un contesto quotidiano e domestico sempre più claustrofobico e, seppur attraverso la reiterazione delle dinamiche e delle situazioni, l’orrore si manifesta nella penombra o nei sorrisi, nei comportamenti bipolari o nei primi piani del volto o nella voce di Nikki, che la bravissima Navarrette riesce a modulare alla perfezione incarnando e facendo emergere la tragedia del suo personaggio. Barker gestisce bene gli spazi, sfrutta i silenzi e sa creare movimenti di macchina che contribuiscono a perturbare lo spettatore. Sa giocare con le luci sfruttando al meglio la fotografia di Taylor Clemons e inserisce gli elementi pop in maniera naturale, creando un contrasto continuo.
Dove sta allora l’imperfezione di Obsession? Forse proprio nel suo essere un tentativo o, ancora di più, un esperimento: quello di cristallizzare la grammatica derivata dal web videomaking in grammatica cinematografica. Tentativo non semplice considerando che le armi a disposizione, seppur affilate nel breve formato, possono venir smussate nel passaggio sulla lunga distanza del lungometraggio. Da qui deriva un problema del film, ovvero la gestione dei tempi, cosa che si percepisce ancor di più nel finale.
Barker prova a trovar la quadra, a volte ci riesce e altre fallisce, altre ancora colma semplicemente gli spazi con la propria personalità.

Con Obsession Curry Barker pone un importante tassello nel definire il nuovo standard dell’horror indipendente americano, nonostante la standardizzazione di questa nuova grammatica filmico-linguistica non sia ancora matura. Tra le voci della nuova ondata proveniente dal web a me sembra la più promettente. Obsession ha le caratteristiche dell’opera prima e si rivela imperfetta ma viscerale, motivo per cui colpisce: l’orrore viscerale, spesso, si rivela quello più spaventoso.
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