“Un viso, una flotta, una guerra. Un uomo, un’idea, un inganno”, così Travis Scott, nei panni dell’aedo, del cantastorie, ci introduce l’Odissea di Christopher Nolan. Un film atteso, divenuto presto il fenomeno del momento, grazie, fra le altre cose, anche alla possibilità, seppur limitata, di vederlo in formato Imax. Nolan torna dietro la macchina da presa per restituire il suo adattamento dell’opera di Omero nel senso più umano e crudo che si possa intendere. Fra guerre, racconti tramandati e creature mitologiche, Odissea non cerca di replicare il passato ma di rifondarlo, e lo fa con un grande cast per una vicenda maestosa e più attuale di quanto si pensi.

Una magia, un’illusione

C’è una frase che compare sullo schermo proprio all’inizio del film: “Tempi di apparente magia”. Sono quelli in cui la vicenda narrata affonda le proprie radici (e di magia Nolan aveva già parlato con The Prestige). Quella componente fantastica attribuita spesso agli dèi qui decade: quasi nessuno di loro appare fisicamente sullo schermo. Zeus è filtrato attraverso i fenomeni atmosferici, le tempeste. Le uniche eccezioni le fanno Atena (Zendaya) e Calipso (Charlize Theron), entrambe accomunate da fattezze e comportamenti umani. Più che creature spiritualmente elevate sono voci del subconscio di Ulisse (Matt Damon), che emerge nel ritratto di un uomo consumato dai traumi di guerra.

Odissea Nolan cavallo spiaggia

Odisseo e Ulisse: due facce della stessa medaglia

Matt Damon offre una delle interpretazioni più intense della sua carriera. Ulisse non è solo un eroe, ma un uomo logorato dal peso delle scelte compiute a Troia. Quando il film inizia, la guerra è già finita e Nolan lo filma come una figura che avanza contro il mondo e contro sé stesso, e la colonna sonora di Ludwig Göransson amplifica questa tensione interna. Il suono della corda dell’arco diventa un leitmotiv che accompagna l’identità di Ulisse. L’arco assume quasi un ruolo da “Spada nella Roccia” verso il finale, una sorta di ammiccata al sapore medievale di prodotti come Il trono di spade.

Nolan prossimo a girare un horror?

Una delle scelte più inaspettate del film è la rappresentazione del Ciclope. Lontano dal Polifemo dialogante del film di Mario Camerini del 1954 con Kirk Douglas nei panni di Ulisse, qui è un mostro primordiale, muto, feroce, una creatura che incarna la violazione della xenia, la legge di Zeus. Polifemo non parla, divora. La sequenza nella grotta si inserisce in un trittico di momenti che flirtano apertamente con l’horror: l’incontro con Circe (una notevole Samantha Morton), che trasforma i soldati di Ulisse in maiali in una sequenza body horror, e la discesa nell’Ade. Qui le spiagge nere dell’Islanda, si sposano benissimo con la scena in cui Ulisse si confronta con i fantasmi del passato, ma soprattutto con il proprio senso di colpa.

Ulisse Odissea guerrieri

Il ritorno a casa in stile nolaniano

Come per ogni suo film, anche in Odissea Nolan riporta sullo schermo un suo grande classico: il tema del ritorno a casa. Il viaggio di Ulisse si concentra sulla dilatazione temporale, il ricordo e la nostalgia. L’eroe non vuole solo tornare a Itaca, ma deve fare i conti con un’identità messa a dura prova da dieci anni di guerra e altrettanti di navigazione, affrontando il dubbio su se stessi quando si cambia radicalmente durante un percorso. In Interstellar, l’astronauta Cooper (Matthew McConaughey) sfida i limiti di tempo e spazio pur di rivedere la figlia. C’è anche l’eroico Bruce Wayne che ne Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno deve ritrovare se stesso dirigendosi verso una Gotham City da salvare. Diverso il caso di Memento in cui il tema del ritorno è invertito: il protagonista Leonard Shelby cerca disperatamente di concludere un’indagine, ma la sua amnesia gli impedisce di costruire il percorso, rendendo il viaggio verso la verità irrealizzabile.

Penelope e Telemaco: il cuore politico di Itaca

Anne Hathaway interpreta una Penelope che vive tra compostezza e furia trattenuta. Penelope non è un’icona di fedeltà, ma una stratega che resiste all’assedio politico dei pretendenti che la vorrebbero prendere come sposa. Tom Holland, nei panni di Telemaco, incarna invece la fragilità di un giovane costretto a crescere troppo in fretta. Il loro arco narrativo è il contrappunto domestico al viaggio di Ulisse: Itaca, in questo senso, non è solo la meta, ma il luogo dove il mito si fa politica. La sete di potere e di conquista, uno degli impulsi più antichi dell’essere umano che si riflette in Agamennone (Benny Safdie).

Telemaco e Penelope Odissea

Se scegli Travis Scott come cantastorie

La presenza di Travis Scott nei panni dell’aedo è una delle scelte più audaci del film. Nolan lo utilizza come dispositivo metanarrativo: l’aedo è colui che tramanda la storia, e la sua figura dialoga con la tradizione orale del poema. Travis Scott in quanto rapper che interpreta il cantastorie antico crea un cortocircuito, un ponte tra epoche che riflette la natura stessa dell’Odissea come testo continuamente reinterpretato.

Odissea è un’opera monumentale, a tratti spigolosa, che pretende attenzione e coinvolgimento. Nolan non offre una versione rassicurante del mito: lo restituisce nella sua natura più cruda, più ambigua, più umana. Un film che non tradisce la complessità dell’opera originale ma a cui non manca il sapore hollywoodiano che lo consegna ai nostri tempi.

Classificazione: 4 su 5.
Guerra di Troia, Odissea

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