Tra i film più enigmatici di sempre, Possession di Andrzej Żuławski regala emozioni e frustrazioni ad ogni visione, facendoci capire che a volte la settima arte è una bestia indomabile…

TRAMA

Mark è una spia nella Germania ancora divisa dal muro. Al termine di una missione torna a casa e trova la moglie distante, che non accudisce loro figlio e gli confessa di avere un amante. Ma i segreti della donna sembrano non finire qui e le indagini di Mark porteranno la coppia al limite…

UN REGISTA COMPLICATO

Difficile raccontare un film come Possession, come difficile è raccontare la filmografia del suo regista, quel compianto Andrzej Żuławski che ci ha regalato un cinema fatto di impulsi, carnalità e amori difficili. Una storia di apparente gelosia diventa, nelle mani del regista polacco, una creatura mutevole almeno quanto quella (creata da Rambaldi) che farà capolino nel corso del film. Possession è anzitutto un film di attori, nello specifico di attori sopra le righe. Se da un lato troviamo il prezzemolino dei cult movies Sam Neill, che da impassibile spia deraglia in una disperazione palpabile vedendo la sua famiglia sfaldarsi; al lato opposto vediamo fremere la splendida Isabelle Adjani, che da apparente vittima di un marito distratto e assente, racchiude in sé tutto il rancore e la rabbia che un amore ferito può far esplodere.

CANTAMI ANDRZEJ LA TUA IRA FUNESTA

Żuławski parte da una storia comune di tradimento e crea un dramma della mente, descrivendo con momenti diventati iconici le fasi della degenerazione di una relazione tossica. Non è un caso che il regista stesse uscendo da un difficile matrimonio con conseguente contesa del figlio tra lui e la moglie. Il resoconto della fine di una storia, per il regista di Possession, diventa una spy story con venature horror che raggiungono perfino il gore in alcuni momenti.

SEPARATI IN UNA CITTA’ DIVISA

A fare da sfondo, una Berlino Ovest costantemente osservata dal “vicino” che la spia oltre il muro. Una città fantasma dalle grandi strade sempre deserte, nelle quali Mark si sposta liberamente, ma trasmettendo la sensazione di una cavia nel labirinto. Żuławski regista colto e scomodo, esiliato in una società che lo protegge e lo minaccia al tempo stesso, riesce a far vivere in questo film tutte le angosce che il singolo può provare quando la sua realtà (vera o immaginata) gli si frantuma intorno.

Tra doppi hitchockiani (i due ruoli della Adjani, i due ruoli di Neill) e creature che sembrano prendere forma dal rancore, come in Brood di David Cronenberg, Possession prende a schiaffi la razionalità dello spettatore dal primo all’ultimo minuto, lasciando valida ogni interpretazione (sessuale, politica, esistenziale) e respingendole tutte al tempo stesso.

DA VEDERE PERCHE’?

Eccessivo, disturbante e a tratti respingente (specialmente nelle lunghe sequenza di litigio della coppia) Possession rimane un esperimento unico nel suo genere. Un film che parla dell’umano usando il surreale, non facendo sconti allo spettatore nello dar sfogo alla frustrazione del suo autore. Pellicola senza compromessi, che si ama o si odia, ma che non lascia mai chi guarda indifferente.

Classificazione: 3 su 5.

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