In vista dell’uscita italiana del suo terzo lungometraggio Alpha, che arriverà nelle sale italiane il 18 settembre distribuito da I Wonder Pictures (già responsabile della distribuzione del meraviglioso Titane), ripercorriamo la carriera della regista francese Julia Ducournau attraverso una recensione di Raw – Una cruda verità, il suo sorprendente esordio, disponibile a pagamento su Amazon Prime Video.

Julia Ducournau

Raw

Julia Ducournau, nata a Parigi nel 1983, si è formata presso la prestigiosa scuola di cinema La Fémis, specializzandosi in sceneggiatura. Fin da subito ha mostrato un’attrazione per i corpi, le metamorfosi e il linguaggio dell’horror come strumento di indagine intima e sociale. Il suo primo cortometraggio, Junior (2011), presentato alla Semaine de la Critique di Cannes, annunciava già i temi della trasformazione e della carne come terreno di conflitto e crescita. Con Raw (2016), il suo primo lungometraggio, conferma queste ossessioni, conquistando l’attenzione internazionale dopo la presentazione a Cannes, dove vinse il premio FIPRESCI. La consacrazione arriva poi con Titane (2021), Palma d’Oro al Festival di Cannes, che la inserisce di diritto tra le voci più radicali e potenti del cinema contemporaneo.

Trama di Raw

Raw racconta la storia di Justine (Garance Marillier), una giovane studentessa modello che, iscritta alla facoltà di veterinaria come la sorella maggiore Alexia (Ella Rumpf), si trova ad affrontare il violento rito d’iniziazione universitario. Vegetariana convinta, come i suoi genitori, è costretta a mangiare un pezzetto di rene di coniglio crudo durante la cerimonia. Questo gesto segna l’inizio di una trasformazione irreversibile.

Da quel momento, Justine scopre in sé un appetito inquietante e inarrestabile, che si manifesta dapprima con desideri incontrollabili e poi con veri atti di cannibalismo. Nel tentativo di gestire questa nuova natura, la giovane protagonista si scontra con il rapporto conflittuale con la sorella, mentre il confine tra istinto e moralità si fa sempre più labile, conducendola in un abisso di pulsioni e segreti familiari.

L’ambientazione

L’ambientazione contribuisce in modo decisivo alla tensione del film. Ducournau, in collaborazione con il suo sodale direttore della fotografia Ruben Impens, costruisce un mondo chiuso e opprimente, in cui lo spettatore si sente intrappolato insieme alla protagonista. I corridoi dell’università di veterinaria sono stretti come tunnel senza uscita, i laboratori appaiono come luoghi di sporcizia e putrefazione, con grembiuli intrisi di macchie e corpi animali dilaniati, e le stanze degli studenti trasudano un senso di degrado quotidiano.

Raw

Anche quando la macchina da presa esce all’aperto, la regista non concede mai un vero respiro: la luce fredda e impersonale che domina gli esterni restituisce un mondo ostile, glaciale, che amplifica il senso di disagio. Tutto appare corrotto, sporco, attraversato da odori immaginati che lo spettatore sembra quasi percepire… I capelli unti e spettinati degli studenti, le macchie sulla pelle, il sudore. In questo contesto, ogni elemento visivo contribuisce a creare un’atmosfera di contaminazione e decadenza, in linea con la trasformazione interiore della protagonista.

L’irrefrenabile pulsione di Justine

Anche i personaggi minori che Justine incontra lungo il suo percorso sono parte di questo disegno perturbante. La dottoressa che la visita all’inizio del film, il camionista che le parla per pochi istanti in un parcheggio ecc. Non si tratta di figure marginali. Ciascuna di esse sembra portare con sé un presagio oscuro, un segnale che qualcosa di irreparabile sta per accadere. Questi incontri non alleggeriscono la tensione, ma anzi la alimentano, insinuando nello spettatore la certezza che il peggio è dietro l’angolo. E il peggio, infatti, arriva sotto forma di rivelazione. Justine, vegetariana convinta come i suoi genitori, scopre non solo di avere un’irrefrenabile pulsione cannibale, ma anche che questa condizione la lega indissolubilmente alla sorella maggiore. Non si tratta quindi di una deviazione individuale, ma di un’eredità familiare che trasforma l’orrore in destino. Il cannibalismo diventa così metafora della crescita, della scoperta del proprio corpo e del lato oscuro dei legami più intimi. Ciò conferma la capacità di Ducournau di usare il genere come strumento di esplorazione psicologica ed esistenziale.

Raw

Raw si rivela dunque un esordio folgorante, capace di fondere body horror e racconto di formazione con una forza rara nel panorama contemporaneo. Julia Ducournau dimostra fin da subito una regia matura, uno sguardo personale e una coerenza tematica che attraverserà tutta la sua filmografia successiva. L’atmosfera opprimente, la scrittura precisa e la fotografia disturbante rendono il film un’esperienza intensa e memorabile. Un ottimo debutto, che annunciava già la nascita di una grande autrice.

Classificazione: 4 su 5.

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