Usciva in Italia esattamente sessant’anni fa Repulsion, di Roman Polanski. Primo film in lingua inglese del regista polacco. Ancora oggi, una pellicola che stupisce per potenza visiva e sonora, Repulsion è un incubo ad occhi aperti che, a metà dei “favolosi” anni ’60, pose le fondamenta di quel cinema di ossessioni e fragilità che diventerà in parte il marchio distintivo dell’autore.

TRAMA
Carol Ledoux è una giovane e bella ragazza belga in terra straniera. Vive in un appartamento di Londra con una sorella alla quale è morbosamente legata, mentre preferisce tenersi a distanza da altre amicizie e soprattutto dalle attenzioni che le riservano gli uomini. In seguito ad un viaggio all’estero che la sorella intraprende con il suo amante, Carol si ritrova da sola nell’appartamento e i disturbi della sua mente iniziano a prendere forma…

UN INIZIO INGANNATORE
Come non pensare ad un incipit da Nouvelle vague mentre la macchina da presa anticipa l’incedere della bella Catherine Deneuve che cammina per le strade di una Londra (che potrebbe essere Parigi) fotografata in uno splendido bianco e nero. La donna cammina frettolosamente ma nulla ci fa sentire ansia nei suoi passi, e la musica che l’accompagna sembra fare da colonna sonora anche al giovanotto che la segue con lo sguardo attraverso una vetrina e poi cerca di raggiungerla, per magari farsi dare un appuntamento.
Ben presto però inizieremo a capire che non sarà l’amore il tema portante di questa storia. La morbidezza di quel bianco e nero si trasformerà in un incubo espressionista dove realtà e follia si intrecceranno in maniera, forse, definitiva.

IL PRIMO APPARTAMENTO
Repulsion è il primo film della cosiddetta “trilogia dell’apparamento” polanskiana. Insieme ai successivi Rosemary’s baby e L’inquilino del terzo piano infatti, la pellicola ha come fulcro e protagonista aggiunto un’abitazione. Un appartamento che diventa a suo modo prigione e rifugio dei protagonisti, proteggendoli dalle loro paure ma anche ingannandoli con la falsa speranza di poterli salvare da loro stessi. In Repulsion l’appartamento si deforma in simbiosi con l’ansia della giovane donna. Le sue pareti si stringono, si crepano e diventano labirintiche, aumentando il disorientamento anche nello spettatore.

IL LABIRINTO DELLA MENTE
Quella che Repulsion ci mostra con astuzia e grande maestria è la discesa all’inferno di una mente fragile, turbata dall’idea dell’intimità sessuale, che una volta persi alcuni punti di riferimento non distingue più il reale dall’immaginario. Carol si sente assediata dagli uomini. Quando si trova a casa da sola, vede i muri creparsi, mani spuntare dalle pareti per toccarla e vive immaginarie scene di stupro. Nel momento in cui gli approcci diventano reali, dallo spasimante che insiste per incontrarla, al laido padrone di casa che viene a riscuotere l’affitto e che cerca di aggredirla, la sua reazione è devastante e senza ritorno. La sua mente, come quel coniglio tolto dal frigorifero e lasciato marcire per giorni in salotto, si deteriora sempre di più lasciandola ormai in balia delle sue ossessioni.

DA VEDERE PERCHE’
Apripista del cinema più perturbante di Polanski, Repulsion è un thriller psicologico sorprendente, che senza lasciarsi andare ad inutili spiegoni, riesce a tratteggiare la follia in maniera schietta ed efficace, con intuizioni visive e sonore modernissime ed ancora oggi molto efficaci. Film apertamente commerciale che riesce però ad essere autoriale, grazie all’arte di un regista geniale e coraggioso.
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