Shadow Sisters è il titolo del primo romanzo breve di Marco Figoni, una storia di vendetta e onore, tra tenebre e spirito, disponibile sul sito della casa editrice Edikit e da Bloodbuster. Ci siamo fatti raccontare le ispirazioni e i contenuti dell’opera direttamente dall’autore, in una piccola intervista che trovate di di seguito alla sinossi ufficiale.

Shadow Sisters – Sinossi
Tokyo.
Dietro la facciata luminosa e ipertecnologica della città esiste un mondo che gli uomini comuni non possono vedere: un mercato occulto popolato da yokai, assassini, trafficanti di reliquie e creature che appartengono a leggende molto più antiche della civiltà moderna.
In questo mondo si muovono le sorelle Graves.
Reiko, Shinobu e Sayaka sono tre giovani donne addestrate fin dall’infanzia dal nonno Hanzo, un maestro di arti marziali e discipline ninja che ha trasformato la loro casa in un luogo dove tradizione, tecnologia e violenza convivono sotto lo stesso tetto. Le ragazze sono abituate a combattere, ma credono di conoscere il motivo per cui il nonno le ha preparate per tutta la vita.
Si sbagliano.
Quando una missione apparentemente semplice le conduce sulle tracce di un misterioso Sigillo trafugato, le tre sorelle si ritrovano coinvolte in una guerra segreta che attraversa il mondo degli uomini e quello delle creature soprannaturali. Tra combattimenti contro yokai, mercati occulti governati da tregue millenarie, templi nascosti e assassini provenienti da un passato che credevano sepolto, le Graves scoprono che qualcuno sta cercando di recuperare una serie di antichi artefatti legati a un potere proibito.
Il nome che emerge dalle loro indagini è quello della Lama Nera.
Ma la setta non è l’unica minaccia.
Un misterioso guerriero, sembra conoscere troppo bene la famiglia Graves e il loro passato, mentre una serie di indizi conduce le sorelle verso una verità sempre più inquietante: il nonno Hanzo ha nascosto loro qualcosa, qualcosa che riguarda la loro madre scomparsa, gli Otto Sigilli e un’antica organizzazione che da anni si muove nell’ombra.
Ogni combattimento sembra essere parte di un disegno più grande.
Ogni avversario sembra sapere qualcosa che loro ignorano.
E mentre le tre sorelle cercano di ricostruire una storia fatta di tradimenti, arti marziali proibite, antiche leggende e poteri che non dovrebbero esistere, la loro ricerca le conduce fino a un uomo conosciuto nel mondo occulto come il Collezionista.
Un uomo che possiede risposte.
Un uomo che conosce i Sigilli.
Un uomo che sembra aspettarle….
Intervista all’autore
Da dove nasce l’idea delle Sorelle Graves?
Credo che l’idea nasca soprattutto dal desiderio di mettere insieme tutte le cose che mi hanno formato come spettatore e lettore. Non volevo scrivere una storia appartenente a un solo genere. Volevo qualcosa che potesse passare dal cinema di arti marziali all’horror, dal folklore giapponese al pulp, dal manga al videogioco, senza preoccuparsi troppo dei confini.
Le Sorelle Graves nascono proprio da questo: dal desiderio di raccontare una storia che abbia l’energia di un film di Hong Kong, la violenza fantastica di un manga degli anni Ottanta, l’ironia di un B-movie e un’anima da horror weird.

Il cinema di arti marziali di Hong Kong sembra avere un ruolo fondamentale nel romanzo.
Assolutamente sì. È una delle influenze più importanti.
Sono cresciuto guardando film di arti marziali e il cinema di Hong Kong ha un modo completamente diverso di concepire l’azione. Il combattimento non è semplicemente una sequenza in cui due persone si colpiscono. È quasi una forma di narrazione fisica.
Da Bruce Lee arriva l’idea del guerriero che cerca di superare i propri limiti e che trasforma la disciplina marziale in una filosofia di vita. Jackie Chan mi ha insegnato invece quanto possa essere importante l’ambiente durante una scena d’azione: una stanza, un tavolo, una scala, una porta o un oggetto apparentemente insignificante possono diventare parte della coreografia.
Poi c’è Donnie Yen, soprattutto per la velocità, la precisione e l’impatto fisico dei combattimenti moderni.
E naturalmente c’è Tsui Hark, con quel cinema wuxia in cui il soprannaturale, la magia e le arti marziali possono convivere senza che nessuno senta il bisogno di spiegare troppo. Un guerriero può saltare su un tetto, affrontare un demone e attraversare una foresta volando, e tutto questo fa semplicemente parte delle regole di quel mondo.
Anche il rapporto tra maestro e discepolo, le scuole segrete, le tecniche proibite e il tradimento di chi desidera una conoscenza superiore sono elementi profondamente legati alla tradizione del cinema e della narrativa marziale orientale.
Impossibile elencare i film e gli autori che fanno parte ormai del mio DNA, diciamo che si parte da Chang Cheh (il Sergio Leone cinese) passando per Bruno mattei, fino a Tarantino. per me il cinema è bello tutto e mi piace mischiare “alto e basso”.
Anche manga e anime degli anni Ottanta e Novanta sembrano avere lasciato un’impronta evidente.
Sono una parte fondamentale del mio immaginario.
Hokuto no Ken, o Ken il Guerriero, è sicuramente una delle influenze più importanti. Non soltanto per le tecniche marziali letali, ma soprattutto per il senso di leggenda che circonda i personaggi, per i maestri del passato e per l’idea che il corpo umano possa diventare un’arma quasi mitologica.
Poi c’è Basilisk, con lo scontro tra clan ninja, le tecniche speciali e il senso di tragedia familiare.
Ninja Scroll rappresenta invece una delle influenze più dirette per il tono adulto, violento e fantastico. Mi piaceva l’idea di un mondo in cui un ninja può trovarsi a combattere contro una creatura soprannaturale e la situazione viene affrontata con la stessa serietà con cui si affronterebbe un assassino umano.
Anche opere come Yu Yu Hakusho hanno contribuito a formare questo immaginario: l’idea che esista un mondo invisibile di demoni, spiriti e creature soprannaturali che vive accanto alla realtà quotidiana.
Sono della generazione X, quindi ho visto nascere il fenomeno manga in italia, da ragazzino, intorno ai 16 anni saccheggiavo le edicole, le fumetterie stavano nascendo..
Le Sorelle Graves vivono proprio su quella linea di confine.
Sayaka, la più giovane delle tre sorelle, sembra rappresentare un’altra parte importante del tuo immaginario: quella dei videogiochi.
Sì, Sayaka è probabilmente il personaggio che più apertamente rappresenta la mia parte nerd.
Mi piaceva l’idea di avere una ragazza capace di affrontare mostri e assassini soprannaturali, ma che allo stesso tempo possa passare ore davanti a una console a giocare a Elden Ring o a ricordare Final Fantasy VII.
In un certo senso, Sayaka vive costantemente tra due mondi: quello della mitologia, dei demoni e delle tecniche ninja e quello della cultura pop contemporanea.
Final Fantasy VII è una grande influenza per il tema del destino, delle identità nascoste, delle organizzazioni che manipolano gli eventi e dei personaggi che scoprono di essere molto più importanti di quanto pensassero.
Elden Ring, ed in generale il mondo From Software invece rappresenta l’idea di un mondo decaduto, pieno di divinità corrotte, antichi poteri, guerre dimenticate e personaggi che si muovono tra rovine di una storia molto più grande di loro.
Street Fighter II appartiene invece alla mia formazione visiva. È parte di quella cultura arcade che ha trasformato il combattimento in qualcosa di spettacolare, quasi teatrale. ricordo ancora le file davanti ai cabinati ad affrontare sconosciuti a suon di “Hadoken”
Anche la casa delle sorelle nasce da questa fusione: dojo tradizionale, arsenale ninja, tecnologia, cabinati arcade e cultura nerd giapponese degli anni Ottanta e Novanta. insomma come vorrei fosse casa mia
Il folklore giapponese ha un ruolo centrale nella storia.
Sì, ma non volevo utilizzare gli yokai semplicemente come mostri da inserire nella trama. Mi interessava l’idea che esistesse una realtà parallela, antica, nascosta dietro quella umana. Una realtà popolata da spiriti, demoni e creature che non sono necessariamente buone o cattive secondo la nostra morale.
Nel romanzo compaiono creature come tengu, oni, rokurokubi e kamaitachi, oltre a spiriti e altre entità legate al folklore giapponese.
Ma tutto questo viene filtrato attraverso il weird horror.
La domanda non è soltanto: «Esistono i mostri?»
La domanda è: «Cosa succede quando gli esseri umani scoprono che i mostri sono sempre esistiti?»
E soprattutto: «Cosa succede quando scoprono che forse il mondo degli uomini è soltanto una piccola parte della realtà?»
Qui entra inevitabilmente l’influenza di H. P. Lovecraft, soprattutto per l’idea di forze antiche che l’umanità non dovrebbe risvegliare e di una realtà molto più grande e incomprensibile di quella che percepiamo.
Ma accanto a Lovecraft c’è anche The Evil Dead, per il tono pulp, l’horror esagerato e quella capacità di alternare paura, violenza e ironia.
Un’influenza particolarmente importante è poi Mr. Vampire e tutto il filone cinematografico che ruota intorno a Lam Ching-ying e ai suoi sequel e spin-off: cacciatori di vampiri, taoismo, talismani, arti marziali, armi da fuoco e creature soprannaturali affrontate con una combinazione di serietà e assurdità.
Quello è esattamente il tipo di equilibrio che mi interessava cercare.
E poi c’è una componente apparentemente lontana da tutto questo: il cinema pulp italiano.
In realtà è una delle componenti che mi interessano di più.
L’horror italiano, soprattutto quello di Lucio Fulci, con la sua fisicità, la sua violenza quasi surreale e il modo in cui il corpo umano può diventare qualcosa di disturbante.
E naturalmente c’è il fumetto italiano: Diabolik, Dylan Dog e tutta quella tradizione in cui l’horror, il mistero, l’ironia e l’avventura possono convivere nella stessa pagina.
Mi piace molto anche la commedia nera italiana, quella capacità di inserire una battuta assurda proprio nel momento peggiore possibile.
Le sorelle possono trovarsi davanti a un demone antico, a una creatura capace di decapitare un uomo o davanti alla fine del mondo, e una di loro può comunque trovare il tempo per fare una battuta.
Per me questa è una caratteristica molto italiana.
Se dovessi riassumere tutte queste influenze in una sola frase?
Direi: “Grosso guaio a Chinatown che incontra Ken il Guerriero e Occhi di gatto, passando per John Woo, il cinema di Hong Kong Cat3, Fulci, Lovecraft, Mr. Vampire e un videogiocatore cresciuto nelle sale giochi degli anni Novanta.”
Ma naturalmente le influenze sono soltanto il punto di partenza.
Il cuore della storia non sono i combattimenti e nemmeno i mostri.
Il cuore della storia è l’idea di una generazione costretta a ereditare le colpe, le guerre e i segreti delle generazioni precedenti.
Le tre sorelle pensano di essere semplicemente guerriere addestrate dal nonno. Poi scoprono di essere qualcosa di molto più grande e molto più pericoloso.
Scoprono di essere il punto d’incontro tra la storia della propria famiglia, il mito, la magia e l’apocalisse. Il tema della generazione costretta a ereditare colpe e guerre create dai propri antenati che trovo molto attuale, sopratutto se guardo i telegiornali (cosa che evito bellamente).
Ed è proprio questa combinazione che definisce il romanzo: arti marziali spettacolari, horror, folklore, ironia pop, cultura videoludica e atmosfera da B-movie.
Un racconto che non vuole scegliere tra il cinema di Hong Kong, il manga, il weird horror e il cinema di genere italiano.
Vuole metterli tutti nella stessa stanza.
E vedere cosa succede quando qualcuno accende la miccia.
Marco Figoni – Biografia
Nato a Milano nel 1975, scopro la letteratura ancora giovanissimo grazie a uno zio lungimirante. Mentre molti bambini si abbuffavano di cartoni animati giapponesi (cosa che anche io facevo), aggiungo alla dieta letteraria i mondi selvaggi della Sword and sorcery di Howard, Lieber e Moorcock, l’horror cosmico di Lovecraft, i racconti di Poe e la fantascienza ucronica e distopica di Dick. A tutto questo si unisce la passione per il cinema dei gialli e horror italiani e non solo più cupi dei quali sono un avido collezionista tutt’oggi, i fumetti ed i manga. Negli anni ’80, i film di kung fu trasmessi sulle TV private diventano un ponte verso il cinema di Hong Kong in tutte le sue forme, altra mia grande ossessione. Se non fosse abbastanza, amo i giochi di ruolo e da tavolo da più di trent’anni, ho realizzato insieme ad amici un dungeon crawler “Rinnegati Adventures” uscito in copie numerate e ho collaborato con la rivista di cinema di genere Nocturno nel dossier dedicato ai cloni di Bruce Lee.
Nel 2026 esordisco con una novella breve intitolata Shadow sisters grazie alla fiducia di Andrea. K. Lanza e la sua Edikit.
A fine 2026 uscirà Voci dal profondo una raccolta di racconti ispirati ai film di Lucio Fulci, nella quale prendo parte con un racconto che omaggia i guerrieri dell’anno 2072. Sempre entro fine 2026 potrebbe uscire qualcos’altro di succoso.
Tutto questo, e molto di più, riaffiora tra le pagine delle cose che provo a scrivere.
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