Il 16 luglio 2025 tornava nelle sale la piccola cittadina di Southport, teatro di una serie di efferati omicidi, iniziata alla fine degli anni ’90. Ora disponibile su Prime Video, So cosa hai fatto (2025) ci ricorda che il passato non resta mai veramente alle nostre spalle.

Trama

Durante l’addio al nubilato di Danica (Madelyn Cline), un misterioso messaggio appare tra i regali della sposa: So cosa hai fatto, portando quattro vecchi amici a doversi ritrovare. Chi è il mandante del misterioso biglietto? Cosa hanno fatto Danica, Ava (Chase Sui Wonders), Milo (Jonah Hauer-King) e Teddy (Tyriq Whiters) la scorsa estate? Ma soprattutto, il passato di Southport continua a plasmarne il presente e il futuro?

Recensione

So cosa hai fatto (2025) è il quarto capitolo della saga So cosa hai fatto, in cui vengono ripresi gli eventi della prima e della seconda pellicola, bypassando la terza. Tuttavia, la pellicola del 2025, non è totalmente un sequel, così come non è totalmente un remake. Allegoricamente fluido nella classificazione, So cosa hai fatto (2025) è un film che racconta gli anni ’20 del 2000, ripescando nella nostalgia del passato, che tanto ci consola quando il futuro è così incerto.

Regia e fotografia: un connubio di fine anni ’90 e Gen Z

A cura di Jennifer Kaytin Robinson la regia ed Elisha Christian la fotografia, So cosa hai fatto (2025) è un vero e proprio mix generazionale. Se la fotografia, infatti, riprende i toni cupi e bluastri della pellicola del 1997, la regia gioca sulla contemporaneità, rendendo il film un TikTok-movie. Le clip sono tagliabili e rivendibili, con frasi ad effetto che possono finire sulle piattaforme, rendendo So cosa hai fatto (2025) una pellicola figlia del suo tempo, ma che strizza l’occhio al passato. Questo effetto nostalgia non resta nemmeno così velato. Nel film, infatti, compaiono Jennifer Lowe Hewitt (Julie, final girl del primo e del secondo capitolo) e Freddie Prinze Jr. (Ray, sopravvissuto anch’egli al massacro del ’97 e del ’98).

Nel loro confronto finale, i due parlano proprio della nostalgia e del terrore di venire dimenticati:

Ray: Hanno cercato di cancellare tutto di questo posto, volevano cancellare anche noi! Se ne vanno in giro, facendo finta che quello che ci è successo non sia mai accaduto! E non volevo che dimenticassero.. Quindi eccoci qui, è di nuovo il ’97… Fantastico vero? Non è una cosa nostalgica?!

Julia: La nostalgia è sopravvalutata. Chi se ne frega se hanno cercato di cancellarci… liberati di questa cosa.

Spesso, in tempi di smarrimento e di particolare confusione, come quelli che stiamo vivendo, tendiamo a rifugiarci nel passato, per trovare una bussola e dei punti di riferimento. Julia ci ricorda che l’unico modo per vivere, non è rifugiarsi nel passato e nella nostalgia, ma continuare ad andare avanti. Cinematograficamente parlando, non serve ripescare dai vecchi cult, proporre remake su remake, ma piuttosto attingere dal passato, imparare da esso, magari riciclarne qualche elemento e, poi, creare qualcosa di nuovo.

La decostruzione degli archetipi

A proposito del creare qualcosa di nuovo, So cosa hai fatto (2025) attua questa operazione proprio rispetto agli archetipi: la vera “innovazione” di questa pellicola, non è creare una nuova trama, ma nuovi schemi. Nel genere horror, e in particolare nello slasher (dall’inglese to slash ferire profondamente con un’arma da taglio) esistono ruoli ben definiti, che si sono reiterati per decenni all’interno delle pellicole del genere. Riprendendo quanto viene detto in quel capolavoro meta-cinematografico che è Quella casa nel bosco:

L’ordine delle morti è arbitrario, purché la sgualdrina muoia per prima e la vergine resti per ultima.

Lo slasher made in USA, ci ha abituati a questo schema in cui quattro o cinque ragazzi (in genere, la sgualdrina, l’atleta, lo studioso, il buffone e la vergine) vengono perseguitati da un serial killer, per azioni che hanno compiuto in passato o nel presente. Il reale movente non è importante, lo slasher ha, in realtà, per oggetto la punizione della scoperta e della libertà sessuale tipica dell’età adolescenziale. Il maniaco rappresenta i tabù e le regole della società, ed è per questo motivo che è fondamentale che la sgualdrina muoia per prima (e deve essere possibilmente bionda, oca e morire male) e la vergine per ultima, l’unica degna di sopravvivere proprio per la sua purezza (generalmente caratterizzata come mora, assennata e studiosa).

QUESTA PARTE CONTIENE SPOILER

In So cosa hai fatto (2025) questi archetipi vengono decostruiti e rimpiazzati con nuovi modelli. Se nei film degli anni ’90, Julie e Ray erano i veri protagonisti e superstiti dei massacri, simbolo della coppia uomo-donna come unica possibilità di successo, nel film del 2025, sono Danica e Ava a sopravvivere, riscrivendo le regole del gioco e delle aspettative sociali. Non è più la sgualdrina ad essere sacrificata sull’altare della purezza, ma sono gli uomini ad aver perso il loro ruolo centrale di salvatori, rendendo le donne libere finalmente di autodeterminarsi.

Una regia femminista (e si vede)

La decostruzione degli archetipi del genere slasher, in So cosa hai fatto (2025), passa proprio dalla riappropriazione del femminile. Come già fatto in Revenge da Coralie Fargeat, il femminile torna, e forse inizia per la prima volta, ad essere protagonista. Come analizzato nel paragrafo precedente, nel genere slasher, la sgualdrina è sempre la prima a morire, perché i tabù della società (incarnati dal maniaco), la vogliono eliminare, come simbolo della libertà sessuale femminile che deve essere cassata e controllata.

In So cosa hai fatto (2025) Danica – che incarna l’archetipo della sgualdrina, ma in una versione Gen Z – si salva, collaborando insieme ad Ava. Gli uomini, vengono uccisi in modo brutale, in un’ottica completamente in linea con la quarta ondata femminista, per cui le donne bastano a sè stesse. E’, infatti, nella scena finale sulla spiaggia, che le due ragazze, mangiando junk food (anche questo simbolo di una riappropriazione del proprio corpo) dicono:

Ava: E’ davvero incredibile. Cose come questa non accadrebbero se gli uomini andassero in terapia.. no?!

Danica: Ti voglio bene.

Ava: Anche io, moltissimo.

Danica: Sei la mia anima gemella.

Ava: E tu la mia, ovviamente. Si, credo sia giusto dire che le dive sono tornate.

In questo dialogo breve, ma intenso, ci sono tutte le problematiche emotive e relazionali della nostra società. Mentre le donne evolvono, curando la propria salute mentale e abbracciando la propria parte emotiva, senza vergognarsene, gli uomini rimangono indietro, incapaci di gestire le proprie emozioni e di agire di conseguenza. Uomini e donne dei nostri giorni si trovano su piani evolutivi ed emozionali differenti, rendendo difficile l’instaurazione di legami profondi e duraturi. Ed è allora che le amiche diventano le vere anime gemelle. Ma d’altronde, ce lo avevano già detto quattro famosissime amiche degli anni ’90:

Miranda: Tu non sei sola.

Carrie: No, lo so che ho voi ragazze, e davvero mi odio un po’ per quello che sto per dire, ma mi sento veramente triste per non avere un uomo nella mia vita che si preoccupi per me. Nessun uomo speciale che mi auguri buon compleanno. Nessuna maledetta anima gemella. E non so se credere all’anima gemella.

Charlotte: Non ridete, ma forse siamo noi le anime gemelle l’una dell’altra. E lasciamo che gli uomini siano solo quegli straordinari ragazzi carini con i quali divertirsi.

Samantha: Beh… non male come programma.

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La riappropriazione della forza femminile avviene anche attraverso la ridefinizione del maniaco. Negli slasher “classici”, il killer è sempre un uomo (con rarissime eccezioni, vedi Tragedy Girls, del 2017). In So cosa hai fatto (2025), abbiamo due killer, di cui uno è proprio Stevie. E’ lei a dichiarare:

Stevie [rivolgendosi ad Ava che le ha dato della stronza-pazza-psicopatica]: Non dovresti chiamare le donne pazze Ava, è così riduttivo. Una donna forte ed emancipata prende il controllo del suo destino e viene subito etichettata come pazza.

La forza e la brutalità non sono più caratteristiche esclusivamente maschili, ma fanno parte della natura umana, permettendo alle donne di essere artefici del proprio destino.

Infine, la regista copie un’ultima azione di riappropriazione del femminile, attraverso la redenzione del personaggio di Helen Shivers (Sarah Michelle Gellar). Inquadrata, nella pellicola originale, come la sgualdrina senza cervello, in questo So cosa hai fatto (2025) diventa un’icona e la sua immagine viene riabilitata. Anzitutto, la vediamo sulla maglietta della podcaster Tyler Trevino (Gabbriette), ancora sinonimo del passato che diventa cult. Successivamente apparirà in un sogno di Danica, stavolta brandendo un uncino. Le due si guardano, riconoscendosi a vicenda nel ruolo che la società ha imposto loro. Se, tuttavia, Helen non può tornare indietro e modificare il suo passato, Danica può ancora essere salvata e non soccombere alle regole della società. E può farlo solo guardando in faccia Helen, la sua ispirazione, e decidendo di definire lei il suo percorso.

FINE DELLA PARTE SPOILER

Conclusioni

So cosa hai fatto (2025) è un film largamente mainstream, che per questo motivo può essere sottovalutato. Eppure, il genere horror, da sempre ci mette in guardia sul fatto che un film possa essere leggero, ma non per questo superficiale. Il già citato Revenge, così come Jennifer’s body o Finchè morte non ci separi veicolano, da sempre, messaggi importanti, soprattutto di autodeterminazione femminile e di smantellamento delle regole sociali. E così è anche quessto So cosa hai fatto (2025) che, tramite l’abile rilettura femminista della regista Jennifer Kaytin Robinson, ci regala una rilettura degli schemi cinematografici e sociali. Una pellicola che intrattiene, lasciando un bel messaggio di sottofondo.

Classificazione: 3 su 5.