Disponibile su Netflix dallo scorso 26 marzo, Something very bad is going to happen (SVBIGTH) è una serie che sta facendo parecchio discutere, perché ci pone davanti a una domanda che spesso evitiamo di porci: siamo sicur* che il nostro partner sia quell* giust*?

Trama

Rachel (Camila Morrone) e Nicky (Adam DiMarco) sono una di quelle coppie all’apparenza perfetta. Belli, giovani e incredibilmente innamorati sono in procinto di convolare a nozze. Eppure Something very bad is going to happen (qualcosa di veramente brutto sta per accadere), qualcosa che li porterà ad interrogarsi sulla natura dei loro sentimenti, sulla profondità del loro legame e su quanto effettivamente siano destinati a stare insieme.

Recensione

Pare che il 2026 non sia un gran anno per i matrimoni. O almeno così sembra che il mondo dell’audiovisivo ci stia suggerendo. Dopo il successo di The Drama di Borgly e Ready or not 2 (Finché morte non ci separi 2) di Bettinelli-Olpin e Gillet è necessario parlare di Something very bad is going to happen, una serie horror in cui il vero orrore non è visivo, ma psicologico. E tu… sei sicur* che sia quell* giust*?

Struttura, regia e musica come parti integranti della narrazione

Something very bad is going to happen è una serie che, seppur con alcuni evidenti difetti, riesce a tenere lo/la spettatore/trice incollati allo schermo. La narrazione è, infatti, divisa in due macro-sequenze, impostate in modo da non far comprendere pienamente cosa si stia guardando, almeno fino ad un momento in particolare. E se vi state chiedendo se sia un horror, beh decisamente lo è. Oltre alla presenza di sangue e interiora (più gore che slasher), nel corso delle puntate abbiamo continui riferimenti alla filmografia del genere (e non solo): Midsommar, Beau is Afraid, La Casa, Carrie – Lo Sguardo di Satana, The Blair Witch Project, Kill Bill, nonché la presenza dell’inconfondibile Victoria Pedretti, rendendo la visione una piccola caccia al tesoro.

Nonostante la fotografia sia molto “netflixiana”, la regia è studiata, utilizzando la camera da presa come un’alleata. In alcuni attimi è esterna, nonostante il punto di vista sia palesemente quello di Rachel (es. vedi primissima inquadratura, attraverso il velo di Rachel), in altri diventa in soggettiva, interpretando uno specifico personaggio, mentre in alcuni altri viene utilizzato l’escamotage del mokumentary. Questo continuo cambio rende la serie estremamente dinamica, soprattutto considerando anche l’accurata scelta musicale.

Visione attraverso il velo – Ep.01 Something very bad is going to happen

La soudtrack è, infatti, ricchissima, caratterizzata dalla scelta di brani che non fungono solo da sottofondo, ma da vero e proprio espediente narrativo. La main track è You’re my destiny di Paul Hanka, un titolo che rimanda a uno dei principali temi della serie. Anche gli altri brani che vengono proposti sono in stretto collegamento con quello che poi andremo a vedere a schermo: Today’s supernatural degli Animal Collective, What Love Has Joined Together di Mary Wells; Bleeding all over you di Martha Wainwright e We Will Not Be Lovers dei The Waterboys. Senza fare spoiler, sappiate che ogni brano identifica qualcosa che accadrà all’interno della serie, dimostrando la grande conoscenza musicale di Colin Stetson, che ha curato tale aspetto.

You are my destiny, you share my reverie
You are my dream come true, that’s what you are
You share my sweet caress, you feel my loneliness. (You’re my destiny, Paul Hanka)

Il male esterno e il male interno

ATTENZIONE DA QUESTO MOMENTO IL POI CI SARANNO SPOILER

La serie inizia con una scena decontestualizzata, che capiremo completamente solo al termine della visione. Strutturalmente è composta da due macro-blocchi, divisi da un episodio plot-twist, in cui tutto quello che è stato suggerito all’inizio della serie viene smantellato.

Rachel trova la scarpa da bambola sentita nel podcast – Ep.01 Something very bad is going to happen

Inizialmente, infatti, la serie sembra riferirsi a un fantomatico serial killer di nome Larry Poole, un uomo che sventra le donne, nella ricerca disperata di trovare al loro interno la donna amata. Quando arriviamo casa di Nicky, l’aria è tetra. La struttura della casa è circolare, costruita attorno ad un giardino interno, che ricorda un labirinto o una scala di Penrose. Quando conosciamo la famiglia di Nicky (tramite l’incontro che Rachel avrà con loro in cucina), ci vengono descritti come bizzarri: Jules è freddo e arrogante, Nell non da alcuna confidenza a Rachel e Portia sembra tentare di terrorizzarla a tutti i costi. E’ proprio in questo momento che viene narrata la storia dell’ Uomo Dolente (The sorry man), che potrebbe essere proprio il serial killer Larry Poole.

“Buonanotte sposa innocente, non farti guardare dentro dall’uomo dolente”

Frame di Larry Poole – Ep.05 Something very bad is going to happen

Nella visione di questa prima parte, è necessario ricordarsi che il punto di vista dell’intera serie è proprio quello di Rachel. Se, apparentemente, la serie sembra accentrarsi su questo fantomatico serial killer, la realtà è che noi stiamo percependo la casa e la famiglia dal punto di vista della protagonista, trasportando il male dall’esterno (Larry Poole) all’interno (la famiglia). E’ stata, infatti, proprio la creatrice/showrunner Haley Z. Boston a dichiarare:

“È decisamente un depistaggio. Non tornerà più. Mi piaceva l’idea di questa figura che ha tormentato il passato di Rachel e quello dei Cunningham”. 

La famiglia come istituzione totale

La famiglia di Nicky può essere letta innanzitutto come un sistema profondamente codipendente, vicino a ciò che Salvador Minuchin definisce come enmeshment: una struttura in cui i confini tra i membri sono così sfumati da impedire qualsiasi reale autonomia individuale. In questo contesto, Nicky non è semplicemente legato alla madre, ma strutturalmente incapace di separarsene, al punto da subordinare il proprio matrimonio alla decisione materna di morire. I ruoli familiari risultano così rigidamente sbilanciati: da un lato un figlio iperprotetto e incapace di gestire le emozioni, dall’altro figure marginalizzate come Jules, che viene escluso proprio nel momento in cui manifesta il proprio trauma.

Il padre offre a Jules dell’alcol, sapendo che è un ex alcolista – Ep. 06 Something very bad is going to happen

Questa configurazione evolve in qualcosa di ancora più radicale, avvicinandosi a quella che Erving Goffman definirebbe un’istituzione totale: uno spazio chiuso che regola ogni aspetto della vita dei suoi membri e ne assorbe progressivamente l’identità. La baita, con la sua geometria labirintica e circolare, un chiaro rimando al Panopticon (carcere circolare ideato da Jeremy Bentham), diventa la manifestazione visiva di questo sistema: un luogo da cui non si esce, in cui tutti/e sono osservati continuamente e in cui ogni individuo è destinato a occupare un ruolo già scritto. In questo senso, la famiglia non è semplicemente disfunzionale, ma opera come un meccanismo di incorporazione, in cui l’individualità viene sistematicamente erosa.

Visione parziale della baita della famiglia Cunningham – Ep. 01 Something very bad is going to happen
Struttura del Panopticon ideata da Jeremy Bentham. La struttura della prigione era pensata per poter sorvegliare i detenuti continuamente, privandoli di qualsiasi privacy.

Questa logica è già inscritta fin dall’ingresso, nel quadro di famiglia che ritrae i membri in una composizione rigida e quasi fuori dal tempo: un’immagine che non si limita a rappresentare la famiglia, ma ne anticipa il funzionamento. La presenza di una sedia vuota, chiaramente destinata a Rachel, suggerisce che il suo ruolo è già stato previsto e assegnato prima ancora del suo ingresso effettivo, trasformandola da individuo a elemento intercambiabile all’interno di una struttura che preesiste e sopravvive ai suoi membri.

Il quadro all’ingresso della casa dei Cunningham – Ep.01 Something very bad is going to happen

Questo aspetto emerge in modo ancora più inquietante nel dettaglio della figura di Nell, la cui immagine è stata dipinta sopra quella della precedente moglie: un gesto che non cancella semplicemente il passato, ma lo riassorbe, mostrando come i singoli individui siano sostituibili e come il ruolo conti più della persona che lo occupa.

Dettaglio del quadro sulla figura di Nell – Ep.01 Something very bad is going to happen

È in questo sistema che Rachel viene progressivamente inserita. Il suo ingresso non avviene attraverso una coercizione esplicita, ma tramite una forma di pressione più sottile, riconducibile alla violenza simbolica teorizzata da Pierre Bourdieu: un potere invisibile che si esercita proprio perché non viene percepito come tale. Rachel accetta decisioni che la riguardano, dall’abito agli invitati, fino al matrimonio stesso, senza che nessuno le imponga apertamente qualcosa, ma senza avere, di fatto, alcuno spazio di scelta. La frase “un buco a forma di sposa, non importa chi lo riempie” sintetizza perfettamente questo processo: Rachel non è più un soggetto, ma una funzione.

Questo meccanismo conduce infine a ciò che Orlando Patterson definisce morte sociale: una condizione in cui l’individuo, pur rimanendo biologicamente vivo, perde completamente identità, agency e riconoscimento. Il depistaggio iniziale della serie e la paura che la famiglia voglia uccidere Rachel, si rivelano così profondamente ironici: la minaccia non è mai stata la morte fisica, ma una forma di annientamento molto più radicale. Rachel non viene eliminata, ma trasformata.

Matrimonio o trappola

Se la famiglia assorbe l’individuo, il matrimonio è il rituale attraverso cui questa incorporazione viene legittimata. Fin dalle prime battute, il matrimonio viene presentato non come un’unione autentica, ma come una costruzione fragile e profondamente ambivalente. Le parole di Vicky lo descrivono come una fusione totale, una “potente unione di anime” che promette immortalità, ma che richiede al contempo sacrificio, adattamento e annullamento di sé. Questa retorica, apparentemente romantica, contiene già in sé un elemento disturbante: l’idea che l’amore implichi la rinuncia sistematica all’individualità pur di mantenere intatta l’unione.

“In un matrimonio dovete considerare l’anima che vedete ora come la cosa più importante e sacra, perchè è una forza inarrestabile il tempo… e farà di tutto per distruggervi. E alla fine ci riuscirà. Quindi sacrificate. Sacrificate le cose superficiali, gli sbalzi d’umore, le piccole pretese.. a favore delle cose più profonde e pure. Accettate e perdonate gli errori dell’altro. Non lasciate che nulla vi separi, per quanto sia terribile. E’ questo che deve fare l’amore della vostra vita. L’amore della vostra vita.” Vicky.

Vicky durante il suo discorso sul matrimonio – Ep.02 Somenthing very bad is going to happen

“Il matrimonio è una potente fusione di anime. E’ come essere cuciti insieme e in una unione sbagliata da il senso di essere incatenati ad un relitto sul fondo dell’oceano. Ma nell’unione giusta, ti da un senso… di immortalità”.

In questo senso, il matrimonio nella serie può essere letto attraverso la lente della performatività: non qualcosa che è, ma qualcosa che deve continuamente essere messo in scena. Fin dalla prima scena (EP01), lo spettatore viene posto all’interno di questa performance: lo sguardo di Rachel, filtrato dal velo, restituisce una sensazione di claustrofobia, mentre il suo respiro affannoso anticipa il fallimento dell’evento ancora prima che esso abbia luogo. Il matrimonio è già segnato, ma deve comunque essere celebrato.

Questa tensione tra apparenza e realtà attraversa tutta la narrazione. Il parallelismo tra matrimonio e morte è esplicito: la testimonianza della donna nel podcast, che associa l’euforia del proprio matrimonio al momento in cui le viene tagliata la gola, trasforma l’unione in un’esperienza liminale tra vita e annientamento. Allo stesso modo, la caccia alla volpe (EP06) diventa una potente metafora: l’animale intrappolato che si spezza una zampa pur di liberarsi riflette la condizione di Rachel, intrappolata in un sistema da cui l’unica via di fuga sembra essere l’autodistruzione.

La serie insiste inoltre sull’idea che il matrimonio sia un atto di fede. Credere nella maledizione equivale simbolicamente a credere nell’altro: è una sospensione del dubbio che rende possibile l’unione. Tuttavia, è proprio qui che emerge il fallimento di Nicky. Incapace di fidarsi realmente di Rachel, egli rimane ancorato a un’immagine statica di lei, negandole la possibilità di esistere nel presente. Come Rachel stessa afferma, amare significa credere all’altro nel momento in cui si manifesta; ma Nicky non è in grado di compiere questo salto, trasformando il matrimonio in uno spazio in cui l’identità dell’altro viene fissata e controllata.

“Io non credo negli alieni cazzo, ma se tu mi dicessi di essere certo di aver visto un cazzo di alieno, io ti crederei Nicky. […] Quello che fai… Quello che fai Nicky, quando ami qualcuno è credere alla persona che ami. Ecco cos’è la fiducia. Quindi, quando mi hai detto che tu mi credevi, io ti ho creduto. Non sono andata a rivedere tutto quello che avevi detto in passato, perché io ti sto vedendo adesso, nel momento in cui stiamo parlando ti sto vedendo adesso e tu cazzo non fai la stessa cosa con me. Tu no. Tu hai scelto quella che dovevo essere molto tempo fa, e sono solo quella. E poi tu ti arrabbi quando non sono quella, perché non sai più chi sei tu e sai che ti dico? E’ brutto Nicky, un brutto tratto il tuo. Perché tu hai reso impossibile… impossibile per me esistere.”

Questo scarto tra performance e realtà raggiunge il suo culmine nella scena della seduta spiritica, in cui alla domanda su come sopravvivere al matrimonio compare la scritta Living Dead. La risposta è tanto ironica quanto rivelatrice: per sostenere la performance matrimoniale, è necessario rinunciare a una parte essenziale della propria vitalità, diventando, appunto, un “morto vivente”.

In definitiva, il matrimonio non è il luogo della realizzazione dell’identità, ma il suo progressivo svuotamento. Ciò che viene celebrato non è l’unione tra due individui, ma la capacità di aderire a un rituale che deve continuare a ogni costo, anche quando chi lo interpreta sta letteralmente crollando. Non è un caso che, come suggerito anche dalla stessa Haley Z. Boston, per chi teme il legame il matrimonio possa assumere i tratti di un sacrificio rituale: un atto in cui ciò che viene offerto non è solo la relazione, ma il sé.

Un atto di fede

Il tema del destino attraversa l’intera esperienza di Rachel, configurandosi inizialmente come un tentativo di dare ordine e significato all’incertezza. Ossessionata dai segni, dalle coincidenze e dai presagi, Rachel interpreta la realtà come un sistema leggibile: trattenere il respiro in galleria, la storia familiare, fino alla convinzione che esista un’anima gemella garantita da una qualche forma di logica cosmica. In questo senso, il destino non è tanto una credenza metafisica, quanto un dispositivo di controllo: un modo per trasformare l’imprevedibilità della vita, e del matrimonio, in qualcosa di interpretabile e quindi, illusoriamente, governabile.

L’incontro con Nicky rappresenta il fulcro di questa costruzione. Nel racconto che Rachel elabora, quel momento appare inevitabile: al gate, mentre sta per partire per Chicago, avverte una sensazione improvvisa, something very bad is going to happen, che attribuisce al volo imminente. È proprio lì che incontra Nicky, che si mostra immediatamente comprensivo e disposto a crederle, proponendole di non salire sull’aereo. L’evento assume così i contorni di un segno, di una conferma del fatto che le loro vite fossero destinate a incrociarsi.

Tuttavia, è nell’episodio 5 che questa narrazione viene completamente decostruita. Attraverso l’intuizione di Jules, che individua incongruenze nel racconto e le verifica ricostruendo i movimenti di Nicky, emerge una verità radicalmente diversa: Nicky non era diretto a Chicago, ma avrebbe dovuto partecipare al matrimonio di Jules e Nell, al quale decide di non presentarsi dopo essere stato lasciato dalla sua ex. L’incontro con Rachel, quindi, non è il risultato di una coincidenza significativa, ma di una contingenza emotiva: Rachel non è stata scelta dal destino, ma è stata un rimpiazzo.

Questo ribaltamento non invalida semplicemente la storia d’amore, ma mette in crisi l’intero sistema interpretativo di Rachel. Il destino, che sembrava garantire un senso agli eventi, si rivela una costruzione retrospettiva: non precede l’esperienza, ma ne è il prodotto. Anche il presagio iniziale si carica così di un nuovo significato: ciò che Rachel percepiva come una minaccia esterna, la possibile caduta dell’aereo, potrebbe in realtà riferirsi all’incontro stesso con Nicky. Il segno non indicava un evento specifico, ma l’impossibilità di comprenderne il senso nel momento in cui accadeva.

Rachel fa un brindisi al destino – Ep. 05 Something very bad is going to happen

Questa tensione è ulteriormente complicata dalla figura della madre di Rachel, che, pur non essendo mai stata realmente presente, condivide con lei la stessa sensibilità ai presagi e ai sogni. L’idea che “le madri assorbono i propri figli e viceversa” si traduce qui in una continuità quasi inquietante: non una trasmissione consapevole, ma una ripetizione di pattern che sfugge al controllo individuale. Anche il dolore, in questa prospettiva, viene costantemente ricondotto a una ricerca di senso: come nel caso di Jules, che tenta di attribuire un significato alla possibile morte di Rachel per giustificare la propria sofferenza. Tuttavia, la serie suggerisce uno scarto fondamentale: il senso non è qualcosa da scoprire, ma qualcosa da costruire.

Rachel vede un dito sul soffitto – Ep. 06 Something very bad is going to happen

È proprio nel momento in cui il destino si rivela inaffidabile che emerge la possibilità di un’alternativa: l’atto di fede. Se non esistono garanzie cosmiche sulla riuscita del matrimonio, né sulla vita in generale, l’unica possibilità è scegliere comunque, senza certezza sull’esito. In questo senso, il matrimonio si configura come un salto nel vuoto, un gesto che non può essere fondato sulla prova, ma solo sulla fiducia. Come sottolineato anche dalla stessa Haley Z. Boston, il contrario del dubbio non è la certezza, ma la credenza: non si tratta di sapere, ma di credere.

Rachel compie questo passaggio nel momento decisivo, rifiutando la logica del destino e scegliendo sé stessa. Il suo percorso non è quello di confermare una verità già scritta, ma di abbandonare la necessità stessa di una garanzia. Se inizialmente cercava segni per evitare la “malasorte”, alla fine accetta l’impossibilità di controllare l’esito delle proprie scelte. In questo senso, la sua “morte” e rinascita non sono semplicemente narrative, ma simboliche: rappresentano il passaggio da una vita governata dal bisogno di certezza a una fondata sulla possibilità di scegliere, anche nel rischio. Non è il destino a determinare l’esito delle scelte, ma la disponibilità ad assumersi il rischio di compierle.

Anima gemella

Il concetto di anima gemella rappresenta uno dei nodi più ambigui della serie, mai completamente chiarito e proprio per questo centrale. Non è evidente, infatti, se la sopravvivenza dipenda dal credere di essere l’anima gemella dell’altro o dall’esserlo realmente, né se questa condizione sia necessariamente reciproca. L’idea stessa di anima gemella oscilla così tra una dimensione soggettiva, fondata sulla fede, e una oggettiva, quasi regolata da una logica esterna e inaccessibile.

All’interno di questa ambiguità, emergono due modelli relazionali opposti. Da un lato, quello incarnato da Nicky, che costruisce una narrazione perfetta del proprio incontro con Rachel, trasformandolo in una storia “destinata”, ma che si rivela incapace di sostenere una reale sincerità. Il suo amore non è rivolto alla persona concreta, ma a un’idea idealizzata di relazione, priva di conflitto e impermeabile al cambiamento. Dall’altro lato, la relazione tra Jules e Nell suggerisce una possibilità alternativa: una forma di legame fondata su una sincerità radicale, quasi brutale, che rifiuta ogni costruzione idealizzata. In questo senso, la loro dinamica sembra avvicinarsi maggiormente a una possibile definizione di “anima gemella”, intesa non come perfezione, ma come capacità di vedere e accettare l’altro nella sua interezza.

La serie introduce inoltre l’idea che l’anima gemella non sia qualcosa di dato, ma qualcosa che si costruisce nel tempo, anche attraverso esperienze traumatiche. La scena della cena di prova (EP05), in cui si suggerisce che solo attraversando il trauma sia possibile conoscere davvero l’altro, ribalta completamente la concezione romantica del legame: non è la compatibilità iniziale a garantire l’unione, ma la capacità di resistere alla crisi. Questa logica si riflette anche nei simboli rituali che accompagnano il matrimonio. Durante la prova abito, Vicky dona a Rachel una collana di perle, oggetto che nella tradizione è associato alla sfortuna, mentre il testimone introduce ironicamente l’idea dei tre anelli, fidanzamento, fede nuziale e “tranello”, suggerendo che il matrimonio contenga intrinsecamente un elemento di inganno. Allo stesso modo, il richiamo alla formula tradizionale “Something Old, Something New, Something Borrowed, Something Blue, a Sixpence in your Shoe” evoca un insieme di pratiche simboliche pensate per garantire prosperità e fortuna, ma che, nel contesto della serie, appaiono svuotate della loro funzione protettiva. All’interno del mondo diegetico di Something very bad is going to happen, l’unico modo per diventare l’anima gemella di qualcuno è bere “Something Living, Something Dead, Something Stolen, Something Red” ossia: Qualcosa di vivo, qualcosa di morto, qualcosa di rubato, qualcosa di rosso.

Ciò implica un parallelismo ancora più inquietante: l’idea che per diventare l’anima gemella sia necessario sacrificare qualcosa di sé. Il riferimento a “qualcosa di morto”, fino all’estrema ipotesi di asportarsi una parte del proprio corpo, rende esplicita una logica di trasformazione che passa attraverso la perdita. Tuttavia, la relazione tra Jules e Nell sembra mettere in discussione questa necessità: il loro legame, costruito sulla sincerità, non richiede mutilazione né adattamento forzato. In questo senso, la serie lascia aperta una domanda fondamentale: diventare l’anima gemella dell’altro implica necessariamente una forma di sacrificio, o è proprio il sacrificio a segnare l’errore dell’unione?

Rachel: “Se il rituale funzionasse, potrebbe essere una specie di lobotomia per me, ma in senso buono [perché Rachel si reputa una cattiva persona mentre reputa Nicky un puro]”
Nell: “Non ti serve una lobotomia Rachel!”
Rachel: “Ok, però non voglio morire!” […]
Nell: “Non puoi avere la certezza di che conseguenze ci saranno”
Rachel: “Lo so che conseguenze ci saranno, ok?! Eseguirò quel rituale e vivrò o in caso contrario probabilmente morirò”
Nell: “O vivrai come una irriconoscibile versione di te stessa…”

Rachel si muove esattamente all’interno di questa tensione. Convinta inizialmente di non essere abbastanza “pura” per Nicky, arriva a considerare il rituale come un mezzo per diventare la sua anima gemella, accettando l’idea di doversi modificare per aderire a un modello esterno. Tuttavia, questa trasformazione coincide con una progressiva perdita di identità, in linea con il più ampio processo di annullamento già messo in atto dalla famiglia. In questo senso, la domanda centrale non è più se esista o meno un’anima gemella, ma cosa si è disposti a sacrificare per diventarlo.

Complicità femminile

All’interno di un sistema familiare e relazionale fondato sul controllo, sulla sostituzione e sull’annullamento dell’individualità, emerge tuttavia una linea alternativa, più sottile ma significativa: quella della complicità femminile. Il rapporto tra Rachel e Nell si sviluppa infatti in direzione opposta rispetto a ciò che ci si aspetterebbe. Invece di configurarsi come rivali, ex e futura moglie dello stesso uomo, le due costruiscono progressivamente un legame basato sulla fiducia e sulla collaborazione. Fin dall’episodio 3, Rachel si avvicina a Nell per comprendere le dinamiche familiari e affrontare il lutto legato alla figura della signora Cunningham, aprendo uno spazio di comunicazione sincera che contrasta con l’opacità del resto dei rapporti.

Questa alleanza si consolida proprio nei momenti di maggiore vulnerabilità: quando Rachel chiede a Nell aiuto per qualcosa di “illegale e strano”, la risposta immediata, “Fammi vestire”, segnala una disponibilità che prescinde dal giudizio e dalla competizione. In questo senso, la serie mette in discussione una narrazione profondamente radicata, secondo cui le donne sarebbero naturalmente portate a competere tra loro per gli uomini. Al contrario, gli uomini non sono qui territorio di conquista né fonte di valore: il legame tra Rachel e Nell dimostra che è possibile costruire una relazione anche laddove esisterebbero tutte le premesse per un conflitto.

Anche momenti più ambigui, come il bacio durante l’addio al nubilato, non vengono caricati di una valenza colpevolizzante. Rachel interpreta inizialmente il gesto come prova di una propria inadeguatezza morale, ma è Nell a ridimensionarlo, normalizzandolo e sottraendolo a una logica di giudizio. Ancora una volta, ciò che emerge è una forma di solidarietà che rifiuta le categorie tradizionali di colpa e competizione, aprendo invece uno spazio in cui le donne possono riconoscersi reciprocamente al di là dei ruoli imposti.

In un contesto in cui il matrimonio funziona come dispositivo di controllo e incorporazione, questa complicità rappresenta una possibilità alternativa: non una fuga completa dal sistema, ma una crepa al suo interno. È proprio attraverso questo legame che la serie suggerisce, in filigrana, che l’unica forma di resistenza possibile non passa attraverso il destino o il rituale, ma attraverso relazioni fondate sulla sincerità, sul riconoscimento reciproco e sulla libertà di esistere al di fuori dei ruoli assegnati.

Il Finale

Nel finale, la serie compie un ultimo ribaltamento: il matrimonio, descritto come una fusione di anime capace di garantire immortalità, si rivela tale solo a una condizione radicale. Non è l’unione con l’altro a renderla possibile, ma la capacità di non perdersi all’interno di essa. In una relazione sbagliata, quella stessa fusione assume i tratti di una condanna, essere “cuciti insieme” fino a diventare irriconoscibili, incatenati a qualcosa che affonda.

Il percorso di Rachel si inscrive esattamente in questa tensione. Per tutta la serie, il suo tentativo è stato quello di diventare ciò che il sistema richiedeva: adattarsi, limarsi, credere nel destino, nel rituale, nell’idea di un’anima gemella da raggiungere anche a costo di sacrificare sé stessa. Ma è proprio nel momento in cui interrompe questo processo che si produce la svolta. Scegliere sé stessa non significa rifiutare l’amore, ma rifiutare una forma di amore che implica l’annullamento.

In questo senso, la sua “morte” e rinascita non rappresentano una punizione, ma una liberazione. La vera minaccia non era la maledizione, né il fallimento del matrimonio, ma la perdita progressiva della propria identità. Come suggerito anche dall’autrice, morire in una relazione sbagliata non riguarda il corpo, ma l’anima: è la scomparsa del sé all’interno di un legame che non lascia spazio all’esistenza autonoma. Rachel sopravvive proprio perché si sottrae a questa logica, interrompendo il ciclo di incorporazione che la famiglia di Nicky aveva già iniziato a imporle.

Il paradosso finale è che Rachel ottiene davvero ciò che le era stato promesso: una forma di immortalità. Ma non attraverso l’unione con l’altro, bensì attraverso il recupero di sé. Non è il destino a salvarla, né il rituale, né la fede cieca nell’altro, ma la capacità di scegliere, anche senza garanzie. Nella morte, Rachel guadagna una seconda possibilità di vita.

In definitiva, Something Very Bad Is Going to Happen non racconta la ricerca dell’anima gemella, ma il rischio di perdersi nel tentativo di diventarlo. E suggerisce, con una lucidità quasi brutale, che l’unica scelta davvero salvifica non è trovare qualcuno da amare, ma non smettere di esistere mentre lo si fa.

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Classificazione: 4 su 5.