The girlfriend, in italiano La Fidanzata, è una serie in sei episodi uscita lo scorso 10 settembre 2025 su Prime Video. Un “triangolo amoroso” atipico, in cui Daniel (Laurie Davidson) è conteso tra l’amore della fidanzata Cherry (Olivia Cooke) e quello della madre Laura (Robin Wright).

Trama

Cherry e Daniel si conosco durante la visita per l’acquisto di un attico. Lei è la venditrice, e una ragazza di umili origini, mentre lui è il rampollo di una famiglia benestante di Londra. Cosa accadrà quando Laura, la madre iperprotettiva di lui, conoscerà la giovane e spregiudicata Cherry?

Recensione

The girlfriend è una serie in sei episodi che tratta del rapporto, spesso difficile, tra suocera e nuora. Con un intelligente stratagemma registico, la storia viene narrata confrontando il punto di vista delle due donne. Esiste una verità oggettiva? O forse il problema è che, in ogni situazione, esistono sempre più punti di vista ed interpretazioni? Ha ancora senso parlare di lotta di classe nel 2025? Ed infine quale è la vera natura di un triangolo amoroso in cui sono coinvolti un figlio, una madre e una fidanzata?

Una prima panoramica generale

La serie è tratta dal libro omonimo del 2017 ad opera di Michelle Frances. La regia, dei primi tre episodi, è della stessa Robin Wright, che decide di utilizzarla in modo abile e cosciente. L’intera serie, infatti, è raccontata dai due punti di vista delle figure femminili, alternando la prospettiva con l’avanzare della trama. L’abilità di Wright (e Harking, regista degli ultimi tre episodi) sta nel non sovrapporre completamente le due linee di narrazione, ma farlo solo parzialmente. Con l’avanzare del minutaggio, vediamo anche l’avanzare della storia, ma riproponendo la visione di alcune scene/episodi, prima dal punto di vista di Laura, poi dal punto di vista di Cherry. Nell’accostare le due narrazioni, le registe ci portano a notare come, spesso, la medesima situazione viene vissuta in modo diverso da persone diverse. La stessa frase, lo stesso movimento, lo stesso “incidente”, non sono sempre accaduti o percepiti allo stesso modo e, spesso, questa è la principale causa di incomprensione tra le persone. Inoltre, il desiderio di mostrare solo il punto di vista delle due protagoniste, ha anche lo scopo di raccontarci le figure maschili (Daniel in particolare) unicamente attraverso i loro occhi. E questo, come vedremo nel paragrafo dedicato, inficia enormemente sul giudizio che possiamo avere su di loro e sull’intera vicenda.

Una lotta di classe tra capponi di Renzo

L’intera serie è basata sulla “lotta” tra due donne per l’amore del figlio/fidanzato Daniel. Tuttavia, prima di essere una disputa femminile, The girlfriend racconta una storia di lotta di classe. Cherry e Laura appartengono a due classi sociali differenti. La prima è, infatti, la figlia di una macellaia, mentre la seconda è la moglie di un ricco immobiliarista e direttrice di una famosa galleria d’arte. Per tale motivo Cherry viene inquadrata da subito come la più classica delle arrampicatrici sociali, disposta a tutto pur di trovare il suo “pollo da spennare”. Questa rappresentazione della diversa classe sociale non è racchiusa solo all’interno dei lavori/origini delle due protagoniste, ma anche nel tipo di violenza che esse mettono in atto. Senza fare troppi spoiler, Cherry è associata ad un tipo di violenza più “fisica”. La vediamo, infatti, prendere a pugni un uomo o in scene legate al sangue. E’ una violenza “sporca”, “bassa”, che più si lega alla classe sociale cui lei appartiene. Al contrario, la violenza messa in atto da Laura è più di stampo psicologico. Ha a che fare con la manipolazione dell’altro, l’utilizzo di conoscenze e il potere di mettere in giro voci grazie alla propria rete sociale. Di fatto una violenza più legata al suo status sociale. Eppure, con l’avanzare della narrazione, ci renderemo sempre più conto che Cherry e Laura sono due facce della stessa medaglia. Due donne che detengono un un potere effimero, legato al ruolo che esse ricoprono, mentre il potere economico resta saldamente nelle mani dei loro compagni.

ATTENZIONE QUESTA PARTE PUO’ CONTENERE SPOILER

Se nel caso di Cherry questo aspetto è palese fin da subito, nel caso di Laura esso emerge solo con l’avanzare della narrazione. L’incidente di Daniel definisce, infatti, il plot twist narrativo e delle descrizioni dei personaggi, sottolineato anche dal cambio di regia (che si nota). La “morte” di Daniel identifica il momento più basso della strategia di Laura e l’attimo in cui la verità su di lei verrà a galla. Da quel momento inizia il lento declino, fino all’episodio 6 in cui scopriremo, infatti, che Laura è, ufficialmente, la direttrice e proprietaria della galleria d’arte che, tuttavia, è proprietà del marito Howard (Waleed Zuaiter) il quale le confesserà di aver convinto i suoi clienti a comprare le opere esposte, onde evitare il fallimento. Nel momento in cui ci viene mostrato il vero sistema di potere nella famiglia Sanderson, in cui Laura altro non è che l’ennesima moglie mantenuta dal marito, anche il suo comportamento muterà, avvicinandola sempre più a Cherry, fino ad arrivare al culmine nell’ultima scena in cui Laura arriverà a drogare Daniel e ferire Cherry con un coltello. Le figure delle due donne arriveranno a “toccarsi” fino a fondersi, dimostrando che non sono altro che due facce della stessa medaglia: in un mondo il cui il potere economico è interamente in mano agli uomini, l’unico potere che resta alle donne è quello che risiede all’interno dei propri ruoli di madre e fidanzata.

FINE DELLA PARTE CONTENENTE SPOILER

Una visione femminile, ma non femminista

The girlfriend non è, totalmente scevra da possibili critiche. Nel saggio Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne, Jude Ellison Sady Doyle analizza come il cinema, e in particolare l’horror, abbia spesso rappresentato le donne come figure minacciose: da domare, nel migliore dei casi, o da eliminare, nel peggiore. Anche The Girlfriend sembra inserirsi in questa tradizione, mettendo in scena due protagoniste “mostruose” che tengono i personaggi maschili sotto il proprio controllo. Laura è una madre manipolatrice e oppressiva, disposta a qualsiasi gesto pur di mantenere il dominio sul figlio Daniel. Cherry, invece, viene descritta come un’arrampicatrice sociale, pronta a tutto per raggiungere i propri obiettivi. La narrazione alterna i punti di vista di queste due donne, che diventano anche il filtro attraverso cui osserviamo gli altri personaggi, in particolare i rispettivi compagni.

Nel corso della serie, sia Daniel che Howard appaiono come semplici burattini all’interno della vicenda, sebbene, come mostrato in precedenza, siano loro a detenere il potere reale. Eppure, dal punto di vista narrativo, gli uomini, soprattutto Daniel, vengono rappresentati come figure prive di personalità, incapaci di affermare la propria volontà. È forse questo l’aspetto che lascia maggiormente l’amaro in bocca: i personaggi maschili finiscono per sembrare le vittime di un perverso gioco al femminile, una dinamica che riecheggia un immaginario antico e sbilanciato, in cui le donne continuano a essere assimilate a Circe, Medusa o Medea, colpevoli di traviare gli uomini. Questo non significa negare che gli uomini possano essere manipolati o che le donne non possano esercitare potere su di loro. Il problema è un altro: ancora una volta, la narrazione mette in scena un gioco di potere in cui le donne occupano una posizione economica subordinata, mentre gli uomini vengono dipinti come privi di personalità. Un esito ancor più problematico se si considera che la serie è diretta da due registe, e dunque assume implicitamente un punto di vista interno femminile.

Mamma di figlio maschio vs. mamma di figlia femmina

La serie ruota, anche, intorno all’analisi del diverso rapporto che si instaura tra la mamma di un figlio maschio e quella di una figlia femmina. Attenzione, ovviamente il racconto fatto dalla serie non può essere esaustivo di tutte le possibili modalità di instaurazione di tale legame. Tuttavia, non è così lontano da quello che alcuni studi scientifici hanno evidenziato già 50 anni fa. Nel suo libro Dalla parte delle bambine Elena Gianini Belotti, madre della pedagogia in Italia, aveva già indagato come l’attaccamento della madre verso il/la figlio/a dipenda proprio dal genere di quest’ultimo/a. Le bambine sono, generalmente, trattate con più distacco, instaurando fin da subito un rapporto di indipendenza reciproca. Diverso è il caso dei bambini che, nello studio condotto da Gianini Belotti e da altri, vengono coccolati ed allattati più a lungo, sviluppando spesso un legame di co-dipendenza con la madre. La serie non cerca troppo di indagare le cause di tutto ciò (si accenna solo alla morte della sorellina di Daniel, ma mai al ruolo delle madri nella società), ma piuttosto mette in scena egregiamente i due diversi rapporti: la madre di Cherry (Karen Henthorn) appare più una sua complice con cui la ragazza ha un rapporto paritario; nel caso di Daniel il rapporto è decisamente meno paritario, con il figlio visto continuamente come il pargolo da accudire e proteggere.

Nel caso di Daniel e Laura, inoltre, la macchina da presa e la narrazione sono strutturate in modo da suggerire un legame ambiguo tra madre e figlio. I baci sulla bocca di un figlio adulto, l’intromissione durante atti sessuali, gli sguardi di gelosia che Laura riserva a Cherry, sono più confacenti a quelli di una donna tradita che non di una madre. In questo, la relazione con Cherry ha lo scopo di staccare quel cordone ombelicale, che lega i due ed è questa la vera minaccia. Eppure, la serie, sul finale, a mio avviso fa uno scivolone, ricalibrando la situazione e suggerendoci che forse mamma Laura aveva ragione.

Conclusioni

Ma, alla fine, The gilfriend merita di essere vista? Assolutamente sì. La storia è incalzante e capace di tenere incollati allo schermo, la regia è ben fatta, soprattutto nei primi tre episodi (grazie Robin Wright), e Olivia Cooke è talmente in parte da riuscire a farci mettere da parte la Regina Verde (House of the Dragon), e vederla solo come Cherry. Il mio consiglio è di guardarla, tenendo un occhio critico sul taglio che è stato dato alla serie. I temi trattati sono tanti e il fatto che lo sguardo non sia femminista, non è una critica ma piuttosto un suggerimento per avere una visione a 360 gradi di ciò che viene narrato.

Classificazione: 3.5 su 5.

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