Parliamo di questo cult splatter uscito nel 2008 e diretto da Yoshihiro Nishimura, un regista e truccatore cinematografico giapponese che purtroppo è venuto a mancare nel maggio di quest’anno. Nishimura ha lavorato molto come effettista oltre che come regista, e in Tokyo Gore Police lo vediamo esprimere tutto sé stesso. Il film è stato presentato in anteprima al Toronto After Dark Film Festival e ha vinto il premio come miglior film al Fant-Asia Film Festival 2008, mentre in Italia è stato presentato al Future Film Festival nel 2009.

Trama

In un futuro distopico, Ruka (Eihi Shiina) combatte insieme al corpo di polizia dei mutanti chiamati ‘ingegneri’: degli assassini il cui corpo, dopo ogni mutilazione subita, si rigenera con delle armi integrate. Insieme alla spontanea comicità di ogni frase in cui sono nominati, il film ci porterà dentro l’intreccio tra l’origine di questa minaccia e i vecchi traumi della protagonista in una cornice splatter e molto violenta.

Un assaggio del periodo storico

In Tokyo Gore Police l’ambiente descritto dal regista rispecchia una specifica preoccupazione diffusa in quegli anni. Nel film la polizia è stata completamente privatizzata e, per quanto il Giappone non ci sia mai davvero andato vicino, tra il 2001 e il 2006 il governo ha avviato una politica di stampo neoliberista che ha fatto crescere l‘insicurezza del popolo giapponese. Sotto il mandato del Primo Ministro Junichiro Koizumi, guidato dal concetto del Test di Mercato, si imponeva alle agenzie statali di verificare se i costi si sarebbero ridotti affidandosi a compagnie private. Furono quindi privatizzate le autostrade, le Poste, e temporaneamente furono testate anche le funzioni logistiche e burocratiche solitamente svolte dai poliziotti: multe, sorveglianza, gestione delle strutture di detenzione. Il dibattito nella popolazione si accese presto (anche a causa di alcuni scandali precedenti) e i cittadini persero la fiducia che erano soliti riporre nella polizia. Questo, insieme alla sensazione di una perdita di controllo da parte dello Stato, portò ad una rapida conclusione dei test. Ricordarsi che ogni film rispecchia un momento storico di un Paese è molto importante per poter conoscere le radici alla base di ogni paura collettiva. Una delle speciali funzioni dei film horror è proprio questa: documentare cosa non vorremmo che succedesse mai.

Il gore, ma della sessualizzazione

La sessualizzazione del corpo femminile in Tokyo Gore è spinta talmente oltre che perde il significato estetico, per abbracciare interamente l’idea del corpo come strumento. Nel film è più importante che la donna risponda a degli specifici kink, piuttosto che rientri nei classici canoni di bellezza. Anzi, in effetti sembra che più un corpo sia particolare o strano, più attiri l’interesse maschile, a quel punto irrefrenabile. Non manca il tema della mercificazione dei corpi nel vero senso della parola – la tratta di persone e la prostituzione sono elementi centrali in qualche scena del film. Questo tipo di percezione del femminile contrasta in modo acceso con il tipo di bellezza di Ruka, che invece si presenta sempre semplice e perfetta in ogni tipo di bagno di sangue, chirurgicamente estetica. Le donne sono quindi o come Ruka, (perfette, pulite) o viste come strumenti, e il concetto è spinto talmente nel gore e nel body horror che è impossibile non pensare ad un intento critico.

Abbiamo forse un’eroina femminista?

L’intento critico di cui parlavo prima si sospetta anche da un paio di scene effettivamente esplicite riguardo al desiderio di Ruko di farsi giustizia da sola senza la minima preoccupazione, e senza spoiler vi invito a notare l’iconicità della scena in cui la protagonista pronuncia la frase “la molestia è un reato”. Talmente carina che è difficile non pensare a Nishimura come ad un fratello. Approfitto dell’argomento ‘eroine’ per notificare Eihi Shiina come protagonista anche del famoso ‘Audition’ di Takashi Miike, uscito solo 9 anni prima.

Certo, è gore, ma con intenzioni serie. Non è che se è splatter è privo di significato. I film di puro intrattenimento sono altri, quindi se decidete di rendere onore al regista recuperando questo film preparatevi ad un bagno di ideali, oltre che di sangue.

Classificazione: 3 su 5.

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