Giovedì 15 luglio la serie American Horror Stories, spin-off di AHS, ha debuttato in America su Hulu con i primi due episodi, dal titolo Rubber (Wo)Man (Parte 1 e Parte 2). Un buon esordio, ma purtroppo non indimenticabile…

Che cos’è American Horror Stories?

American Horror Stories è una serie antologica, spin-off della fortunata American Horror Story. A differenza della serie madre, AHStories non è caratterizzata da un antologismo stagionale, ma ogni episodio è autoconclusivo. Le prime due puntate (su cui adesso ci soffermeremo) costituiscono, tuttavia, un’eccezione: ambientate nella Murder House, sono pensate come un unico pilot di due ore. Potete trovare QUI altre informazioni sulla serie.

Un (altro) ritorno alla Murder House

La Murder House può essere tranquillamente definita come la vera protagonista della prima stagione di AHS (potete leggere la mia analisi di quest’ultima QUI). La casa stessa e i suoi personaggi sono divenuti talmente iconici che lo stesso Ryan Murphy ha deciso di tornarvi sette stagioni dopo per inserirvi parte della trama di Apocalypse (QUI l’analisi), ma soprattutto per raccontare ancora una piccola parte della storia della Murder House, che può essere definita come una sorta di limbo tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Quindi come inaugurare una nuova serie, se non tornando in quel limbo tanto amato dai fan?

Un po’ di AHS ma non troppo

La trama di questi primi due episodi si potrebbe sintetizzare così: Scarlett (Sierra McCormick) e i suoi due padri (Matt Bomer e Gavin Creel) si trasferiscono nella Murder House, convinti che i fantasmi non esistano e di poter lucrare sulle leggende della casa. Ovviamente le presenze della casa distruggeranno fin da subito i loro piani.

American Horror Stories riprende molto lo stile della serie madre: nelle tematiche, nelle caratteristiche narrative e nello stile. Fin dal prime due puntate emerge anche qui uno spiccato gusto per il camp, che sfocia in scene grottesche e in dialoghi e situazioni surreali, con uno stile che oscilla insistentemente tra il puro (auto)citazionismo e la parodia, giocando – ma anche riscrivendo – con i topoi di un genere.

(Auto)citazionismo

Se American Horror Story giocava con l’immaginario horror – tantoché la prima stagione si potrebbe definire, almeno in parte, una rilettura in chiave postmoderna di Rosemary’s Baby – AHStories gioca con quell’immaginario che la stessa AHS ha precedentemente creato. Murphy e Falchuk sono ben consapevoli della grandezza dell’universo che hanno creato e qui lo dimostrano. Per questo motivo in AHStories non troveremo solo il classico Rubber Man (l’uomo con la tuta di lattice) ma anche la Rubber Woman, rivedremo alcuni dei fantasmi che popolano la Murder House e i personaggi alluderanno divertiti a uno “psicoterapeuta presente nella casa” riferendosi ovviamente a Ben Harmon, padre di Violet e tra i personaggi più importanti di American Horror Story: Murder House.

American Horror Stories NON American Horror Story

Tuttavia, appare chiaramente la volontà di distaccarsi, almeno un po’ e almeno in parte, dai personaggi che hanno caratterizzato tutta la storia della Murder House. E per questo motivo molti fan, che erano sicuri del ritorno di Tate (Evan Peters), Violet (Taissa Farmiga) e degli altri iconici personaggi morti nella casa, sono rimasti delusi. Una scelta singolare quella di Murphy e Falchuk che, ben consci che un semplice bacio di qualche secondo tra Tate e Violet avrebbe fatto loro guadagnare i favori del pubblico, hanno deciso comunque di distaccarsi da quei personaggi e di raccontare una storia diversa, per rimarcare il fatto che AHStories non è AHS. Come ho detto prima, la volontà di staccarsi dalla serie madre è solo parziale: Murphy ha annunciato infatti che nel settimo episodio di AHStories rivedremo molti dei personaggi della Murder House più amati dai fan.

Come abbiamo visto, quindi, nelle prime due puntate Ryan Murphy e Brad Falchuk hanno deciso di raccontare una storia diversa, non legata troppo strettamente al passato di AHS. Eppure la scelta della Murder House è chiaramente un tentativo di giocare con la nostalgia dei fan più accaniti, perché – come si dice – “si torna sempre dove si è stati bene“, e tutti noi abbiamo davvero amato la Murder House e i suoi personaggi. Personalmente la scena dell’arrivo della famiglia alla Murder House mi ha riportato indietro nel tempo, facendomi venire i brividi.

Puntate poco incisive

Senza alcun dubbio, questi primi due episodi sono interessanti, intrattengono piuttosto bene e, anche se forse non amati, saranno sicuramente almeno apprezzati da tutti i fan di American Horror Story. Il gran difetto di queste due puntate è uno solo: non lasciano il segno. I due episodi sono piuttosto piatti – in particolare il secondo – e si ha la costante impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di già visto. I personaggi nuovi sembrano brutte copie dei personaggi iconici che avevano caratterizzato la Murder House: Scarlet è molto simile a Violet, mentre Ruby (Kaia Gerber) sembra essere la brutta copia di Tate Langdon.

Una Murder House un po’ “sbiadita”

Anche la storia risulta essere piuttosto prevedibile e lineare, senza grandi colpi di scena e senza sequenze particolarmente sorprendenti.
Inoltre, il mancato inserimento dei personaggi della Murder House non è una scelta sbagliata, ma l’assenza di volti noti “depotenzia” la Murder House, privandola della sua forza, vitalità e, in parte, della sua storia.

In conclusione, consiglio sicuramente di guardare i primi due episodi di AHStories, che presto (anche se non si sa ancora la data precisa) arriveranno in Italia su Disney Plus. Ritengo che sia presto per dare un giudizio sulla serie e che le prossime puntate saranno più indicative, in quanto scollegate completamente dalla serie principale.
Questi primi due episodi restano, comunque, un bell’omaggio alla Murder House, un modo per iniziare una serie nuova ricordando, però, che essa appartiene a un determinato universo. Interessanti e piacevoli, ma sicuramente si poteva fare di più.

VOTO:

Classificazione: 3 su 5.