Se esiste un film che riesce a racchiudere e sintetizzare lo stile degli horror anni ’80 è proprio Ammazzavampiri di Tom Holland. Pellicola che racchiude in se l’amore per il genere delle origini e la spensieratezza di un cinema che vuole giocare con se stesso, riuscendo a divertire pur rimanendo nero.

TRAMA

Il giovane Charley vive con la madre e gli amici una spensierata giovinezza da teenager americano fino a quando la casa vicino alla sua non viene occupata da nuovi inquilini. Il giovane inizia a notare strani movimenti notturni spiando dalla finestra e si convince che il nuovo proprietario sia un vampiro assassino. Ignorato dalla polizia, Charley proverà a smascherare l’inquietante dirimpettaio con l’improbabile aiuto di due amici e di un “ammazzavampiri” televisivo…

OMAGGIO AI GENERI

Ammazzavampiri si presenta subito come un sentito omaggio al cinema di paura (ovviamente) ma anche alle pellicole di tensione in genere. Impossibile infatti non notare il palese riferimento a La finestra sul cortile di Hitchcock, con il protagonista che, spiando il vicino quasi per caso, finisce col scoperchiare un insospettabile vaso di Pandora.

Ma il cuore di Ammazzavampiri ha decisamente origini ancora più lontane, e la sua ispirazione si può trovare nei vampiri della Hammer, quelli del Dracula fascinoso e dandy incarnato qui da un Chris Sarandon belloccio e spavaldo, ben lontano dalla cagionevole spettralità del Nosferatu di Murnau ed Herzog.

MADE IN 80’s

Rimanendo dunque molto legato alla tradizione, Ammazzavampiri riesce ad essere incredibilmente moderno ed ancorato all’attualità degli anni che rappresenta. Pellicola del 1985, cade al centro di un decennio folgorante nell’immaginario collettivo e ne possiede alcune peculiarità e caratteristiche inconfondibili.  Sotto il velo ironico e divertito di Ammazzavampiri si possono scorgere molte tematiche che proprio in quegli anni rappresentavano un nuovo contesto. 

L’idea stessa di famiglia, come quella di Charley con madre lavoratrice e padre assente, rispecchia una prospettiva che stava cambiando nella società dell’epoca, con i ragazzi sempre più al centro dell’azione e protagonisti assoluti delle storie. Altre tematiche “nuove” per l’epoca vengono sfiorate dal racconto. Dal problema del bullismo (cui non è difficile credere sia stato vittima il disadattato amico di Charley, Ed) all’ingombrante presenza della televisione, nuovo approdo e mezzo di diffusione per il cinema horror, ma anche grande ingannatrice che crea finti modelli d’eroe.

L’AMMAZZAVAMPIRI

Per chiudere questa riflessione su Ammazzavampiri, impossibile non citare la figura di Peter Vincent, sorta di antieroe moderno che già dal nome esprime tutto l’amore possibile per due stoici attori di pellicole horror. Peter Vincent incarna l’eroe televisivo, il modello da seguire, quel mito preconfezionato che non si dovrebbe mai conoscere da vicino per non scoprirne le miserie. Ma il personaggio del cacciatore di vampiri televisivo in Ammazzavampiri evolve, ha un moto d’orgoglio. Riesce così a vincere la sua paura per cercare di essere all’altezza delle aspettative. E’ una rivalsa dell’essere umano nei confronti della finzione e del cinismo di quel circo mediatico che proprio in quegli anni ’80 stava iniziando a cambiare la società.

Classificazione: 3.5 su 5.