Another End, il secondo film di Piero Messina, prodotto da Indigo Film con Rai Cinema, in associazione con TF1 e Anton e in collaborazione con Number 9 Film, è distribuito nelle sale italiane da 01 a partire dal 21 marzo 2024.

Questa recensione contiene spoiler

Il nuovo film di Piero Messina

Piero Messina, storico assistente di Paolo Sorrentino che era stato in concorso a Venezia nel 2015 con L’attesa, ha presentato il suo secondo film in concorso alla Berlinale 2024. Si intitola Another End ed è stato scritto dallo stesso Messina assieme a Giacomo BendottiValentina Gaddi e Sebastiano Melloni. Il film attinge alla fantascienza e alla finzione speculativa, generi molto frequenti nel cinema internazionale (basti pensare alla serie Black Mirror) ma poco esplorati dal cinema italiano. Indigo Film e RAI Cinema guidano una produzione internazionale, girata a Parigi (che non è assolutamente riconoscibile) in lingua inglese e spagnola.

Trama

Siamo in un futuro distopico fra le strade di una grigia e triste metropoli senza nome, un non-luogo asettico e dominato da luce fredda, con enormi grattacieli di vetro. La tecnologia oramai prevale sul contatto umano, come nel meraviglioso Her di Spike Jonze.

Sal (Gael García Bernal) è devastato dalla morte della compagna Zoe, deceduta da poco in un incidente automobilistico. Tuttavia, l’uomo scoprirà presto che esiste un modo per alleviare e in un certo senso posticipare la separazione dall’amata. Si tratta di una tecnologia chiamata Another End, sviluppata dalla società Aeterna, che consente di far rivivere il defunto per un tempo limitato, caricando i suoi ricordi e la sua coscienza nel corpo di un host volontario. 

Ebe (Bérénice Bejo), sorella di Sal e dipendente presso Aeterna, lo incoraggia ad approfittare dell’occasione, prima che la coscienza di Zoe venga cancellata del tutto. La compagna ritorna così “in vita” con le fattezze della locatrice Ava (Renate Reinsve) che lavora come stripper in un club privato e vive sola in seguito a un grave lutto familiare. Inconsapevole di essere morta, Zoe riprende la sua vita normale e Sal, in quel corpo a lui al principio sconosciuto, inizia a riconoscere la sua amata. Si tratta però di una gioia fragile e soprattutto effimera e Sal si rende conto di non poter accettare di perdere Zoe una seconda volta.

Another End

Il Black Mirror nostrano

I riferimenti a Black Mirror sono evidenti fin dal principio. Messina riprende infatti le suggestioni tecnologiche dell’ottima serie ideata da Charlie Brooker e in particolare della prima puntata della seconda stagione, intitolata Be Right Back. Quest’episodio, a mio parere uno dei migliori e più angoscianti di tutta la serie, tratta il tema dell’assenza e dell’incolmabile vuoto che lascia nella vita la sparizione di una persona amata, ma anche di una sua (temporanea) soluzione: l’industria dell’aldilà digitale. Tuttavia, sia in Be Right Back che in Another End la tecnologia finisce per ostacolare tanto l’elaborazione del lutto quanto la sedimentazione della memoria, imprigionando le persone in un eterno presente che le isola dalla realtà.

Buone le premesse, discreto il risultato

Another End cerca di esplorare le reazioni più comuni di fronte alla perdita, ovvero il conflitto tra il desiderio di rimozione e l’attaccamento morboso al ricordo (in questo cita Eternal Sunshine of the Spotless Mind). Tuttavia la focalizzazione intimista non permette di riflettere sulle tematiche legate alla distopia e soprattutto non provoca quella vertigine interiore raggiunta egregiamente in Black Mirror.

Sembra di vedere un’opera quasi fuori tempo massimo, in quanto a temi e tecnologie. È legittimo sviluppare un’idea di per sè derivativa e già affrontata in grandi successi dell’audiovisivo, ma proprio per questo sarebbe stato necessario aggiungere un punto di vista più personale al genere. Messina invece, seppur con una buona regia, si è limitato a impiegare pedissequamente espedienti narrativi oramai già ben noti allo spettatore.

Another End affronta il tema del lutto e dell’amore che sfida la morte, promettendo un’eternità destinata a spezzarsi. Riflette sull’egoismo di chi resta, esplorando il dolore e le contraddizioni umane. Piero Messina, esplora il tema della perdita, conducendoci alla consapevolezza dell’impossibilità di trovare rimedio all’assenza dei nostri cari, come nei menzionati Black Mirror e Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Tuttavia Another End non ci stimola intellettualmente come il primo e nemmeno ci emoziona come il secondo.

Classificazione: 2.5 su 5.