Era il 1971, mezzo secolo fa, quando in una Gran Bretagna segnata da scioperi e disagio sociale, preludio di quel decennio che segnerà socialmente e artisticamente il mondo intero, si portava a termine Arancia Meccanica, un’opera cinematografica che entrerà per sempre nel mito della settima arte, facendo ancor oggi parlare di sé come icona di un cinema che diventa terreno di scontro sociologico, storico ed etico. 

Alla regia Stanley Kubrick, uno dei più straordinari registi di sempre. 

Il titolo, un buffo modo di dire inglese che indica qualcosa di naturale all’apparenza, ma che nasconde il suo vero io all’interno.

LA TRAMA

Alex è un giovane di bell’aspetto che vive nella Londra della middle class, tra agi e noie di tutti i giorni, in una società futuribile che ci appare solo poco spostata in avanti rispetto al presente. Alex ama passare il tempo con i suoi amici lasciandosi andare ad una vita di eccessi e violenza, sorseggiando latte rinforzato alla mescalina e compiendo con i suoi drughi scorribande notturne ai danni di donne da stuprare e barboni da malmenare. Ma la violenza è un ottovolante pericoloso e sfugge di mano ad Alex che finisce per commettere un omicidio. Tradito dai suoi compagni, cade nella rete della giustizia finendo in carcere.

La possibilità di uscire di prigione gli viene offerta da un nuovo metodo sperimentale di condizionamento della volontà che si dice possa essere il vero futuro della riabilitazione carceraria

VIOLENZA, QUESTA CONOSCIUTA

Arancia Meccanica è un film che parla, analizza e sviscera la violenza, anzi le violenze.

La violenza di una gioventù già vuota e in cerca di sfoghi per i suoi istinti più bassi, quella dello stato che cerca di reprimere la violenza con altra violenza in nome dell’ordine e della legge del taglione, ed infine la violenza della politica, la più infida e calcolata, che cerca sempre di piegare a proprio vantaggio i fatti di cronaca che possono destabilizzarla.

La violenza del film è stilizzata, estetica. Questo crea uno strana alchimia con chi guarda, che non viene lasciato solo di fronte alla brutalità, ma viene anzi accompagnato dalla voce narrante amichevole e accomodante del protagonista, diventato quasi un amico intimo di chi ascolta.

L’ EVOLUZIONE NON CI SALVERA’

A rincarare la dose di questo sconvolgente ritratto estetico dell’umano istinto a nuocere, una colonna sonora che riesce a fondere, soprattutto nella prima parte, la bassezza delle imprese dei drughi con un tappeto musicale colto e di rara bellezza, creando un diabolico e al contempo rassicurante mix.

Associare Beethoven, La gazza ladra, ed altri pezzi che esaltano l’umana capacità di creare arte ad immagini di bassi istinti umani sembra volerci ricordare che per quanto evoluti possiamo credere di essere, per Kubrick continueremo a rimanere quel gruppo di scimmie che in 2001 Odissea nello spazio si contendevano la leadership sfidandosi all’ultimo sangue.

DALLA PAGINA ALLO SCHERMO

Il romanzo di riferimento, scritto da Anthony Burgess nel 1962 conteneva già delle geniali trovate, come quella di creare una lingua ibrida (tra l’inglese e il russo) utilizzata dai giovani per creare un muro tra loro e la società adulta, peculiarità che nel film si avverte solo in qualche vocabolo usato da Alex e dai suoi compari.

Il libro Arancia Meccanica fu scritto di getto da Burgess, quasi come terapia per superare un terribile fatto personale, lo stupro realmente inflitto a sua moglie da parte di alcuni criminali. 

Nelle pagine scritte, almeno nel capitolo finale che era presente nella prima edizione inglese, l’autore attribuiva ad Alex una volontà di abbandonare la violenza frutto del proprio libero arbitrio, fatto non narrato del film di Kubrick che decide di interrompere il racconto nell’ambiguità di un ritorno di Alex al crimine, questa volta col benestare del potere.

Questa differenza sostanziale non verrà mai perdonata a Kubrick dallo scrittore, che pure difenderà sempre a spada tratta il film.

STORIE DI ANOMALA CENSURA

Ovviamente un film come Arancia Meccanica fece molto discutere all’epoca, per via di contenuti che potevano essere fonte di ispirazione per menti deboli e deviate. La peculiarità della vita censoria del film sta però nel fatto che fu lo stesso Kubrick a ritirarlo dal mercato inglese (rimasto pubblicamente invisibile fino al 1998) per paura che la propria famiglia potesse diventare un bersaglio per squilibrati e teppisti.

UN PROTAGONISTA IN STATO DI GRAZIA

Menzione speciale per il protagonista, un Malcom McDowell mai più così incisivo cinematograficamente. Il giovane attore, semi sconosciuto all’epoca, è riuscito a donare ad Alex quel profilo da freddo, amorale e seducente personaggio che rappresenta la vera carica esplosiva del film. Una figura da biasimare che riesce ad instaurare da subito un rapporto di intimità con lo spettatore, grazie all’intelligente uso della narrazione fuoricampo. Suo contributo non previsto in sceneggiatura l’inserimento della canzone Singing in the rain durante la scena dello sturpo, diventato un vero e proprio momento cult del film.

L’ EREDITA’ MECCANICA

Incredibile l’impatto che la pellicola ebbe nella società dell’epoca, non solo dal punto di vista del dibattito sulla rappresentazione della violenza. Kubrick, probabilmente a cavallo del momento creativamente più ispirato della sua brillante carriera, riuscì a creare una pellicola punto di partenza e di arrivo nella rappresentazione di quanto sia poco civile la cosiddetta civiltà.

Visione pessimistica di un genere (quello umano) che avrebbe le potenzialità per diventare sublime, ma non riesce a sollevarsi da quei viscerali istinti che gli ricordano ad ogni passo di essere un animale.