Black Christmas – conosciuto in Italia anche come Un Natale rosso sangue – è un film canadese del 1974 diretto da Bob Clarke e annoverato tra i precursori del genere slasher.

Trama

Un gruppo di studentesse festeggia il Natale in una residenza universitaria. L’atmosfera gioiosa viene però turbata dallo squillo del telefono: Jess (Olivia Hussey) alza la cornetta e sente dei versi simili a gorgoglii provenire dall’altro capo. Le ragazze non sono nuove alle telefonate di questo sconosciuto e, quando una di loro prende la cornetta per prendersene gioco, l’interlocutore risponde con la promessa di ucciderle tutte. Le vacanze natalizie si tingeranno ben presto di rosso poiché l’uomo terrà fede alla sua promessa.

Le ispirazioni e i problemi

Il film trae ispirazione da una leggenda metropolitana famosa negli anni ’70, “The babysitter and the man upstairs”. La storia narra di una babysitter che, messi a letto i bambini al piano di sopra, riceve numerose telefonate da un uomo che le intima di controllare i piccoli. Gli sceneggiatori del film decisero di basarsi su questa premessa ma di cambiare l’ambientazione, spostandola nel mondo universitario. Questa decisione fu dettata soprattutto dalla voglia di girare un film horror che rappresentasse la gioventù americana dell’epoca, con i loro sogni e timori verso il futuro incerto. Il film non fu esente da controversie; la prima messa in onda televisiva del 1978, in Florida, venne cancellata a causa della somiglianza tra gli eventi narrati nel film e il duplice omicidio avvenuto due settimane prima nel dormitorio femminile dell’università statale della Florida, a opera del famigerato Ted Bundy. Inoltre, il film ricevette critiche perlopiù negative all’epoca per essere successivamente rivalutato: oggi è considerato uno dei migliori film horror di tutti i tempi (IndieWire lo inserisce al 67esimo posto nella sua classifica dei 100 migliori film horror di tutti i tempi e Complex lo nomina “il secondo miglior slasher di tutti i tempi”).

L’importanza di Black Christmas

Innanzitutto, la critica lo ha rivalutato per l’influenza che il film ha avuto su Halloween, il capolavoro di John Carpenter del 1978, sia per le tecniche registiche – Halloween si apre con una magistrale soggettiva molto simile a quella di Black Christmas – sia per la materia che poi verrà classificata come slasher. In contemporanea alla Sally di Non aprite quella porta, Jess inizia a tracciare il profilo della final girl, non in quanto pura (non solo la protagonista ha un ragazzo, addirittura è incinta durante lo svolgersi delle vicende) ma in quanto astuta e capace di prendere decisioni e rimanere fedele a se stessa. Black Christmas, infatti, scava in quelle che erano considerate le trasgressioni del genere femminile: dalla proprietaria del convitto, una donna di mezza età single e alcolista, alla disinvolta e sempre polemica Barbara… studentesse “figlie dei fiori” e donne moderne. Non stupisce allora che siano proprio loro le vittime designate alla repressione messa in atto dal misterioso killer, data anche la presenza di sottotesti di natura sessuale.

Allarme spoiler!

Se avete visto il film, saprete che da un lato ci sono personaggi maschili che si prodigano per difendere l’onore delle proprie donne e che credono di sapere cosa sia meglio per loro, mentre dall’altro lato ci sono personaggi femminili perfettamente in grado di badare a loro stesse. E colei che più di tutte incarna una “nuova femminilità” è proprio Jess che, prendendo la decisione di abortire anziché risolvere la faccenda sposando il fidanzato, si riappropria del proprio corpo, sottraendolo da sguardi inquisitori e distruggendo le aspettative esistenti. Non solo implicitamente si ha una distruzione della vecchia mentalità, ma anche esplicitamente sullo schermo, perché mi sembra abbastanza significativo che alla fine del film Jess, spaventata e sospettosa, uccida il fidanzato (credendolo il killer), portatore anch’egli dei valori tramandati e vittima di quella mentalità. L’azione femminile in Black Christmas è assoluta, avallata dall’incapacità delle forze dell’ordine di fermare l’omicida – ma questo glielo concediamo dato che uno dei poliziotti è interpretato da John Saxon.

Black Christmas si conclude con un finale sospeso, senza rivelare l’identità del killer né dare sicurezza sulle sorti di Jess, rendendola di fatto una final girl solo in potenza, dato che non sapremo se sopravvivrà all’incubo… Ad ogni modo, se siete alla ricerca di un bel film natalizio e siete stufi di quelli che vi vengono proposti ogni anno, Black Christmas è la scelta giusta per rimanere senza fiato!