Continua ad essere al primo posto del box office il Joker di Todd Phillips, lasciandosi alle spalle registi di peso come Tarantino ed Ang Lee. Joaquin Phoenix e la sua magnetica interpretazione hanno saputo convincere il pubblico di tutto il Mondo. Un cinecomic d’autore che riesce però a parlare a tutti, come esseri umani.

Si era fatto un gran parlare di questo nuovo adattamento del Joker ancora molti mesi prima della sua uscita. Forse era perché il personaggio è diventato talmente iconico anche per chi non conosce i fumetti oppure per l’aurea leggendaria che emana. Realizzare un film totalmente incentrato sul villain, raccontandone la origin story come spesso accade per i supereroi del grande schermo, è stato insieme un azzardo ed una scommessa. Il grande merito di averla vinta va sicuramente anche a Joaquin Phoenix, che si è dimostrato perfetto nella parte del futuro pazzo criminale di Gotham.

Joker infatti compare solo nell’ultima parte del film e il focus rimane per quasi tutta la durata su Arthur Fleck. Quest’ultimo è un uomo con problemi mentali che vive con l’anziana madre, lavorando come pagliaccio per eventi cittadini e conducendo una vita modesta e tranquilla.

 

Sforzarsi di sorridere in una società malata

Arthur cerca sempre di fare di tutto per integrarsi e farsi volere bene dal prossimo, nonostante i suoi evidenti squilibri mentali. La sua più grande patologia è una irrefrenabile risata che scatena quando è particolarmente agitato. Questo provoca sempre l’allontanamento di coloro che gli stanno intorno, nonostante lui cerchi sempre di informarli della sua condizione. Il fatto che la madre viva sola segregata in casa, anche lei con problemi mentali, non aiuta di certo il miglioramento delle condizioni di Arthur. A migliorare la situazione solamente l’aiuto dei servizi sociali e dei medicinali passati da questo servizio pubblico. Quando la situazione economica peggiorerà e l’amministrazione di Gotham sarà costretta a tagliare su questi servizi, nascerà la scintilla che porterà al futuro Joker. Il tracollo dall’abbandono dei farmaci porterà Arthur a scollarsi ulteriormente dalla realtà, fino a perdersi completamente nella sua malsana follia.

Ecco che la perdita del lavoro e la scoperta della vera natura di una relazione che aveva appena instaurato, condurranno Arthur nell’oblio più profondo. Lui deciderà di accettare il fatto che, per confrontarsi con una società dove tutti sembrano pazzi isterici e violenti, si debba tirare fuori le nostre emozioni più profonde. Per farlo, Arthur userà il metodo che gli riesce meglio: quello del far ridere la gente con un bel sorriso stampato in faccia. Ecco allora che la sua risata malata potrà esplodere in tutto il suo fragore, senza la paura di essere repressa e malvista dal prossimo.

 

Joker come allegoria della società

Sin dai fumetti questo personaggio si pone come la nemesi di Batman. Dove da una parte c’è il senso di giustizia, anche un poco violento, del Cavaliere Oscuro dall’altra troviamo l’anarchica follia del Joker. Anche se nel film la trasformazione completa la vediamo solo sul finale, importante diventa il percorso che ci ha portato ad esso. Tutte le sommosse, i tumulti e gli incidenti che avverranno a Gotham, come conseguenza delle azioni del Joker, sono la conseguenza di una società sul punto di esplodere, che ha trovato in un folle la miccia perfetta. Arthur ha da sempre voluto fare il comico, questa sarà una costante nella pellicola. Quando finalmente riuscirà ad ottenere la visibilità al Murray Franklin Show le conseguenze saranno inaspettate.

La citazione di Phillips è alla saga de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, caposaldo del revisionismo fumettistico degli anni ’80. Nel graphic novel, il Joker viene invitato in un talk show, fumando avidamente ed elencando alcuni suoi omicidi, incalzato dalle domande del conduttore e dal terrore scatenato nel pubblico.

 

Citazioni fumettistiche per un film d’autore

Nonostante sia un film slegato dal tentativo di creare un universo cinematografico della Warner Bros, sono comunque presenti dei riferimenti alla materia letteraria sul personaggio. Oltre al già citato capolavoro di Miller, il più grande contributo viene dato a The Killing Joke di Alan Moore, altro caposaldo della Nona Arte. Anche in questo racconto, prima di essere Joker, il sogno del protagonista era diventare uno standup comedian nei circoli di Gotham. La cattiva situazione economica, i continui fallimenti lavorativi e la prospettiva che il crimine fornisca la risposta per uscire da tutti i problemi: porteranno alla nascita del Joker secondo la visione di Moore.

Importantissimo sottolineare come sia nel fumetto che nella pellicola di Phillips, lo spettatore viene costantemente sottoposto all’elemento del dubbio su quello che viene raccontato. L’aurea che avvolge il Joker è talmente affascinante per qualunque spettatore, da non poter essere banalizzata in una origin story non più modificabile in futuro. Il magnetismo del personaggio sta anche nel mistero che ha portato un uomo comune, con però alcuni problemi psicotici, a diventare il villain più temuto di Gotham.

 

Un film di autoanalisi

A differenza di tutte le precedenti incarnazioni cinematografiche, il Joker di Phoenix è un film che vuole portare lo spettatore a scavare dentro di sé. Viene abbandonato l’elemento goliardico del personaggio, per abbracciare una molto più profonda umanità. A differenza del Joker più intenso che avevamo visto, quello di Heath Ledger, nel film di Phillips si abbandonano i piani criminali per portare l’anarchia in città, ma si dà libero sfogo alle sofferenze represse di un uomo malato. Phoenix, con i chili persi per il ruolo e la fatica per regalare l’espressività poetica di un clown ferito nell’animo, ha dimostrato la sua bravura come attore. Interessante sono anche le poche scene di confronto con un giovanissimo Bruce Wayne, in cui vengono posti i semi del loro eterno conflitto dicotomico.

Menzione speciale va a tutta il comparto tecnico: dalla splendida fotografia all’ottimo trucco, dalla sceneggiatura fino all’impeccabile regia. Molto curata anche la colonna sonora, con alcuni momenti in particolare sul finale che riescono a regalare emozioni contrastanti, attraverso l’uso sapiente degli strumenti ad archi in particolare.

Il nostro consiglio è di recuperare, se non lo avete ancora fatto, questo splendido film. Cercando di assaporarne i dialoghi, empatizzando con i personaggi, provando a lasciarsi trasportare da quella che sembra una tragedia ma rimane un’ironica ed amara commedia profondamente umana.