Trevor Reznik (Christian Bale) è un macchinista cupo e tormentato. Il suo aspetto fisico riflette la condizione in cui vive: un viso emaciato soprastà ad un corpo scarno e pallido. Ormai non dorme da un anno e a risentirne, oltre che il copro, è la sua memoria. Deja vu, visioni e flashback frammentati lo distraggono e lo innervosiscono. Ma cos’è che lo perseguita? Da dove proviene la sua angoscia? Tali interrogativi, misti ad una fotografia fredda e un clima minaccioso, rendono L’uomo senza sonno (Brad Anderson, 2004) una pellicola crucciante, ambigua e assai intrigante.

Facendo riferimento al film, in questo articolo analizzeremo una delle piaghe del ventunesimo secolo: l’insonnia.

“Inutile dire che il realismo e la performance di Bale è stata sorprendente e straordinaria. L’attore è arrivato ad assumere 260 calorie per quattro mesi. Con una scatoletta di tonno, una mela, caffè nero e acqua per quasi 120 giorni, Christian Bale ha perso 29 chili passando da 83 a 54 per l’altezza di 1 metro e 83″. – Cinematographe

Dormire: una soluzione ai conflitti personali

Il sogno ripropone delle problematiche irrisolte della propria vita. Di qualunque tipologia siano – famigliari, sociali, lavorative – durante un pisolino esse sono interpretate in chiave di lettura innovativa e spesso risolutiva. Cercare di esorcizzare i propri demoni da svegli condurrebbe a risultati ben diversi. Anzi, talvolta non condurrebbe affatto a delle soluzioni, giacché la razionalità, risvegliata dalla coscienza, non ammetterebbe divagazioni e stramberie tipiche di un’esperienza onirica. Dormendo, dunque, si ha la sensazione illusoria di trovare un espediente atto a risolvere le difficoltà e i grattacapi personali.

Di conseguenza, non dormire equivale a fuggire da ciò che potrebbe rappresentare una soluzione ai problemi. La domanda, quindi, sorge spontanea: perché smettere di dormire?

La risposta è da ricercare nella paura: è da questo sentimento atavico e onnipotente che nasce l’istinto di restare svegli. Talvolta, infatti, è il presentimento di rievocare immagini di un trauma, un’esperienza spiacevole o un semplice problema, che spinge l’uomo a non addormentarsi. L’uomo senza sonno mostra in modo chiaro questo concetto. Trevor, non a caso, rifiuta di accettare il suo passato e fa di tutto per scostarsene. La sensazione di sentirsi osservato lo induce a restare vigile e attento. L’insonnia lo trasforma in un essere incapace di distinguere la verità. Sarà con uno sforzo personale e con l’aiuto di altre persone, quando queste gli sbatteranno in faccia la realtà delle cose, che il macchinista potrà tornare ad essere cosciente.

Paradossalmente, quando Trevor Reznik riesce finalmente ad addormentarsi, sembra che si risvegli da un sogno.

Può esistere davvero un “uomo senza sonno”?

L’adolescente Randy Gardner non poteva fare a meno di chiederselo. Decise perciò di condurre uno studio su se stesso, riuscendo a rimanere sveglio per 264 ore consecutive (11 giorni), senza presentare alcuna reazione psicotica. Accadde a San Diego, in California, nel dicembre 1964.

Prima di Randy Gardner, il record era detenuto da Peter Tripp.

Peter era un personaggio radiofonico degli anni ’50. La sua carriera raggiunse il culmine con il suo wakeathon – evento durante il quale una persona cerca di rimanere sveglia il più a lungo possibile – di 201 ore. Per la maggior parte del tempo, l’uomo si sedette in una cabina di vetro a Times Square. Dopo alcuni giorni iniziò ad avere allucinazioni e, per le ultime 66 ore, scienziati e dottori lo aiutarono con i farmaci a rimanere sveglio. Tale prodezza gli costò però problemi psicologici, tanto che iniziò a credere d’essere un “impostore” di se stesso.

Randy Gardner

A detenere il record è attualmente Robert McDonald, che durante una maratona di sedie a dondolo riuscì a rimanere sveglio per 453 ore. Il caso più assurdo, però, riguarda Paul Kern.

Paul Kern era un ufficiale del governo ungherese. Nel 1915, in battaglia, l’uomo fu sparato alla testa da un soldato russo. La pallottola gli recise parte del lobo frontale e tale mutilazione gli rese impossibile riuscire a dormire. Pare che Kern sia morto nel 1955, dopo 40 anni dall’accaduto, senza aver più schiacciato un pisolino.

Paul Kern

Le conseguenze deleterie dell’insonnia sono molteplici.

L’insonnia porta il nostro corpo ad agire come un automa. Il cervello va a ripescare quegli automatismi che ormai sono intrinsechi e “viaggia” in automatico. Ecco quindi che le abitudini prendono il sopravvento, ripetendo le stesse azioni a cui il nostro cervello è abituato a mettere in pratica in situazioni similari.

Secondo la dottoressa Laura Fattrici, neurologa in Humanitas, i principali effetti dell’insonnia sono i seguenti:

  • astenia, ossia una stanchezza significativa;
  • disturbi dell’attenzione, della concentrazione e della memoria, soprattutto sul lavoro;
  • eccessiva sonnolenza diurna;
  • disturbo dell’umore;
  • ansia e facile irritabilità.

Il sito web thegoodbody.com riporta statistiche assai preoccupanti riguardanti il sonno.

  • Il 35% degli americani dorme meno di sette ore.
  • Gli americani attualmente dormono in media 6,8 ore ogni notte.
  • Nel 1910 la persona media dormiva 9 ore a notte.
  • Circa il 20% degli americani soffre di disturbi del sonno.
  • Dal 1985 la percentuale di adulti che dormono meno di sei ore ogni notte è aumentata del 31%.
  • Il 97% degli adolescenti dorme meno della quantità di sonno raccomandata.
  • 7 studenti universitari su 10 non dormono adeguatamente.

La privazione del sonno costa 411 miliardi di dollari all’anno.

Il NIH sostiene che siano soprattuto gli studenti universitari a soffrire di insonnia:

Fino al 60% di tutti gli studenti universitari soffre di una scarsa qualità del sonno e il 7,7% soddisfa tutti i criteri di un disturbo di insonnia. I problemi di sonno hanno un grande impatto sulla vita quotidiana degli studenti, ad esempio la media dei voti. A causa di routine diurne irregolari, cambiamenti di cronotipo, lavori secondari e periodi di esame, hanno bisogno di trattamenti specializzati per migliorare il sonno.

asian man in bed suffering insomnia and sleep disorder thinking about his problem at night

La privazione del sonno come metodo di tortura

Come già detto, le conseguenze dell’insonnia sono insalubri. Non a caso, in passato, la privazione del sonno era un vero e proprio metodo di tortura.

Veniva applicata soprattutto soprattutto nei confronti dei prigionieri che attendevano l’interrogatorio. Questa tecnica consisteva nel tenere sveglio un soggetto per diversi giorni e quando gli veniva dato il permesso di addormentarsi, veniva improvvisamente svegliato e interrogato. Testimonianze di questa tecnica giungono, ad esempio da Menachem Begin, primo ministro di Israele dal 1977 al 1983. La privazione del sonno, inoltre, è stata una delle cinque tecniche di interrogatorio usate dal governo britannico negli anni 1970.

Esiste una popolare creepypasta nota come L’Esperimento russo del sonno. Secondo la storia, negli anni ’40, in Russia, fu condotto un esperimento che consisteva nel privare del sonno 5 prigionieri politici. Le vittime restarono sveglie per 15 giorni, grazie a gas stimolanti iniettati in una stanza chiusa ermeticamente.

Oltre ad essere un film godibile, L’uomo senza senza sonno porta lo spettatore a riflettere sul complesso universo dell’insonnia: un tunnel che diventa sempre più labirintico ed oscuro, in cui le allucinazioni ne ottenebrano la via d’uscita – se una via d’uscita esiste per davvero.

Trevor Reznik, però, è riuscito ad uscirne. E non possiamo fare a meno di intendere il suo percorso verso la luce come un messaggio di speranza.

Come disse lo scrittore Dale Carnegie: “Se non riesci a dormire, allora alzati e fai qualcosa invece di stare steso a preoccuparti. É la preoccupazione che ti distrugge, non la mancanza di sonno”.