Quando si parla di personaggi famosi sottovalutati o poco conosciuti, non si potrebbe fare a meno di citare Mario Bava. L’uomo in questione adorava creare effetti speciali per il cinema e, nel fare ciò, era un vero e proprio maestro. In pochi, come lui, sarebbero stati capaci girare dei film dignitosi con un budget scarsissimo. Le sue pellicole erano piene di trucchi filmici, prodotti da lui stesso con metodi tanto semplici, quanto intelligenti e innovativi. Con le sue opere cinematografiche, inoltre, diede vita a generi come lo slasher e il giallo all’italiana. Oltre ad aver iniziato l’horror nel nostro paese, con pellicole quali La maschera del demonio o I Vampiri. Mario Bava ha ispirato registi del calibro di Queentin Tarantino, Tim Burton, Ridley Scott e John Carpenter.

Mario Bava sul set de I tre volti della paura, 1963

Il genio della fotografia nacque a Sanremo, nel 1914.

Si approcciò al mondo del cinema grazie al padre, Eugenio Bava. Quest’ultimo si occupava di fotografia, illuminazione e scenografia sui set cinematografici. Mario riferì in un’intervista che, Eugenio, era una sorta di inventore pazzo e che, il suo studio, straripava di oggetti bizzarri. Chiamò l’attitudine del padre di creare cose strane ‘malattia’ e ammise d’averla contratta anche lui stesso. Tale patologia consisteva nel tener l’occhio sempre attento a non farsi sfuggire nulla, nella vita di tutti i giorni, di ciò che poteva rivelarsi utile per facilitare o abbellire una certa sequenza filmica.

Durante la seconda guerra mondiale, Mario lavorò per l’Istituto Luce. Si occupava di manipolare e creare filmati di propaganda. Nel 1941, invece, diresse la fotografia di due cortometraggi, assieme a Roberto Rossellini. A seguire lavorò con Francesco De Robertis, per poi essere richiesto da altri registi abbastanza in voga a quel tempo. Quando veniva chiamato per lavorare sui set, in realtà, Bava faceva molto più di quello che gli veniva assegnato. Perciò, ad un certo punto, si rese conto che avrebbe potuto girare una pellicola per conto proprio.

Realizzò infatti che ne sarebbe stato capace, pur non disponendo di un grande budget. Il suo esordio alla regia avvenne con il cortometraggio L’orecchio (1946). Poi realizzò qualche documentario e stipulò un contratto con la Lux, un’importante casa di produzione cinematografica italiana. Quindi collaborò con Riccardo Freda, per I vampiri (1956): il film che segnò l’inizio dell’horror italiano. Si dice che, durante le riprese di quest’ultimo, il regista dormisse mentre Bava si impegnasse a fare tutto il resto. L’attrice Gianna Maria Canale fu sottoposta al seguente trattamento, per assumere le fattezze di una donna anziana:

 

Negli anni a venire, Mario Bava diresse la fotografia di altre opere.

Tra le altre spicca quella di Caltiki il mostro immortale (1959), il primo film fantascientifico italiano. Il vero e proprio debutto alla regia, in ogni caso, avvenne con La maschera del demonio (1960). Il film in questione non incassò cifre esorbitanti e sarebbe stato rivalutato dalla critica solo dopo molti anni (come tutta l’opera di Mario). La sceneggiatura della pellicola aveva origine da un racconto: il Vij, di Nikolaj Vasil’evic Gogol’. L’attrice che interpretò la protagonista fu Barbara Steele. La suddetta affermò che il set fosse realmente spaventoso e tremendamente buio.

La maschera del demonio è uno dei migliori esempi della personalità cinematografica di Mario Bava. Si notino, per esempio, gli zoom ‘sparati’ verso i personaggi. Tale tecnica è stata definita da molti esagerata e quasi fastidiosa, pur mantenendo la ripresa in movimento costante e ricolma di emozione. Inoltre, un altro sguardo va dato alla scenografia: il regista non utilizzò colori forti, luminosi e accesi (come avrebbe fatto, invece, dall’avvento della televisione a colori). Barbara Steele, in un’intervista, disse persino che nessuno, sul set, poteva indossare maglie colorate. Il film, in ogni caso, fu macabro e poco meno che sconvolgente, per il periodo in cui uscì.

Non è un caso, infatti, che le pellicole di Mario Bava avessero molto più successo all’estero.

Secondo lo stesso Mario, le sue opere non venivano apprezzate perché: “L’Italia è un paese di sole. Anche se oggi non c’è, si sa che domani ritornerà. Perciò gli italiani hanno altri problemi a cui pensare. Di conseguenza, i suoi film venivano proiettati nei drive-in e nelle grindhouses: posti in cui si proiettavano film a orario continuato, si poteva entrare per pochi spiccioli e, spesso, ci andavano gli ubriachi per farsi passare la sbornia. Il successo di Bava era particolare in America, ma anche in Francia, Spagna e Inghilterra. Era considerato importante da case  cinematografiche americane, come la Hammer Film Productions.

La maschera del demonio, 1960

 

Nel 1961 Bava diresse Ercole al centro della terra, un film fantastico dai toni horror.

Lo girò con un budget scarsissimo, ma riuscì comunque a fare un buon lavoro. Si veda, ad esempio, la lava che pervade il centro della terra e sembra tanto realistica. Essa, in realtà, non è altro che della polenta, illuminata da una luce rossa. Mario si occupò anche di qualche film western ma, ben presto, ritornò all’horror e si cimentò anche nel thriller. Dagli anni sessanta ai settanta del novecento, probabilmente produsse le sue pellicole migliori.

In tale lasso di tempo diede vita a La ragazza che sapeva troppo (1962, considerato il film iniziatore del thriller italiano e di grande ispirazione a Dario Argento). Dopodiché diresse La frusta e il corpo (1963), che subì alcune censure a proposito del rapporto sadomasochistico tra i personaggi. Bava, infatti, fu uno dei primi a mischiare sesso e orrore: un fatto assai controverso per il suo tempo. Nello stesso anno uscì I tre volti della paura, tradotto in inglese come Black Sabbath (e tale titolo ispirò il nome della celebre band heavy metal). Sei donne per l’assassino (1964), contribuì a consolidare il genere del thriller italiano.

Nel ’65, invece, Mario lavorò a Terrore nello spazio.

Si trattava di un film fantascientifico, contaminato da elementi horror. Anche in questo caso ebbe a disposizione pochissimi soldi, tuttavia riuscì a cavarsela più che discretamente. Quelli che erano coinvolti nel progetto, raccontano che venivano obbligati dal regista a spostare continuamente due grandi rocce. La scenografia di Terrore nello spazio, difatti, consisteva principalmente in quelle pietre enormi, riprese da angolature diverse in modo da non dare l’idea della ripetizione. Il film in questione ha ispirato il conosciutissimo Alien, di Ridley Scott. Sono molte anche le analogie con la trama de La cosa, di John Carpenter.

Terrore nello spazio, 1965

Tra le altre pellicole ricordiamo: Operazione paura (1966); Diabolik (1968), con la produzione di Dino De Laurentiis, opera di cui Bava è sempre rimasto insoddisfatto; Reazione a catena (1971), il film con un killer mascherato, iniziatore dello slasher, che ispirò Venerdì 13; Lisa e il diavolo(1972), film girato in due versioni, in una delle quali sono state aggiunte scene analoghe a quelle de L’esorcista di William Friedkin; Gli orrori del castello di Norimberga (1972), altro horror gotico italiano; Shock (1977), horror psicologico diretto in alcune scene dal figlio di Mario, Lamberto Bava.

Mario Bava morì d’infarto il 27 aprile 1980, dopo essersi occupato di alcuni effetti speciali per Inferno, di Dario Argento. Queentin Tarantino, regista americano da premio oscar, ha ammesso d’aver apprezzato molto Cani arrabbiati. Si tratta di un thriller ad alta tensione, decisamente simile a Le iene, dello stesso Tarantino. Tale pellicola, diretta da Mario nel 1974, non ha è mai uscita in sala. Nonostante ciò, è definito da molti il capolavoro assoluto del genio italiano. Gli elogi all’opera di Bava, tuttavia, non finiscono qui. Al contrario, coloro che hanno apprezzato la sua arte sono numerosissimi e tutti di grande importanza nel mondo dello spettacolo.

Il regista, tuttavia, era molto critico e talvolta spietato con il suo operato. Perciò, la domanda resta aperta: è stato davvero, Mario Bava, un genio sottovalutato? O forse, come disse lui stesso in un’intervista, erano gli americani ad essere troppo stupidi per apprezzare la sua arte?

In ogni caso, oggi ricorre il centosettesimo anniversario della sua nascita. E noi di Horror Italia 24, abbiamo voluto onorarlo con questo speciale. Il suo contributo al mondo dell’horror resta indiscutibile e di grande esempio per le generazioni future. Riposa in pace, Mario. Vorremmo tanto che tu potessi rialzarti, come uno degli zombie in Terrore nello spazio.