“Prom Night” sulle note dello slasher.

Chi dice anni ’80 dice slasher, ormai lo sappiamo. Questi, infatti, gli anni d’oro che hanno codificato le regole del sottogenere, tra killer mascherati, armi affilate e final girls. Regole che verranno poi riproposte e infrante nel 1996 dal decostruzionista Scream di Wes Craven, film che cita tra i suoi predecessori un certo Prom Night del 1980…

Sarebbe più semplice risolvere casi di omicidio se tutti guardassero i film horror… ce lo insegna Randy (“Scream”, 1996, regia di Wes Craven).

Trama.

Un gioco tra bambini in una vecchia casa abbandonata finisce in tragedia con la morte di una di loro, Robin. I quattro bambini presenti, di fronte a questo terribile incidente, decidono di scappare e giurano di non raccontare mai la verità a nessuno, mentre per l’omicidio della bambina viene arrestato un pregiudicato aggressore sessuale. Sei anni dopo, i quattro bambini sono diventati degli adolescenti alle prese con i loro problemi quotidiani e sono più che mai amici dei due fratelli di Robin, Kim e Alex, all’oscuro della verità. Dopo aver ricevuto una serie di telefonate minatorie, i quattro ragazzi vengono presi di mira da un vendicativo killer in passamontagna la sera del ballo scolastico.

Precursore dello slasher moderno.

Prom Night (adattato in italiano con Non entrate in quella casa data la mania che spopolava in Italia di inserire “casa” e imperativi negativi nei titoli…) è sicuramente uno dei precursori dello slasher moderno, quasi un anello di congiunzione, poiché inizia a modificare alcune regole e situazioni tipiche del genere. Da un lato, dopo che capostipiti come Non aprite quella porta e Halloween avevano introdotto il concetto di final girl come unica superstite verginale e timida, Prom Night inizia a modificarla con Kim, interpretata dalla regina Jamie Lee Curtis, personaggio molto differente dalla sua quasi mascolina Laurie, poiché si tratta di un’affascinante reginetta del ballo coinvolta in una lotta con una sua compagna per le attenzioni di un ragazzo; dall’altro lato, abbiamo una bozza dei personaggi carne-da-macello presi poi in giro da Scream e più di recente da Quella casa nel bosco, come la bionda bella e spietata, l’amica fedele della protagonista e i “fattoni”, ma anche la presenza e il rafforzamento – e qui dunque il film non si è dimostrato così avanti – di una delle regole più importanti del genere: mai fare sesso, pena la morte!

Jamie Lee Curtis in Prom Night.

Le ispirazioni di Prom Night.

Bisogna però dire che per quanto riguarda la storia e le situazioni il film non è molto originale, poiché attinge a piene mani sia dal già citato Halloween di John Carpenter – il presunto killer che fugge dall’istituto psichiatrico, sia da Carrie di Brian De Palma – il tentativo di sabotaggio del ballo scolastico a causa di rivalità tra ragazze.  A differenza di Michael Myers o Jason Voohrees, in Prom Night l’identità del killer è un mistero e, sia per il suo abbigliamento total black con tanto di passamontagna, sia per le modalità di azione, sembra uscito direttamente fuori da un thriller italiano. Anche l’abbozzato tema della pedofilia che fa capolino all’inizio del film è di probabile derivazione italiana, basti pensare a Non si sevizia un paperino o Chi l’ha vista morire?.

Questi due tramano qualcosa, proprio come Chris e Billy in Carrie.

Tutti sono sospettati…

Con un killer inaspettato e insospettato, Prom Night insegna che il cattivo può nascondersi in bella vista e persino tra le fila dei protagonisti, rendendo di fatto ogni personaggio un potenziale colpevole, formula resa poi celebre dalla saga di Scream. Il film ha avuto sequel solo nominali e un rifacimento del 2008 dal titolo Che la fine abbia inizio che non ha nulla a che fare con l’originale, tassello importante per lo slasher e la sua evoluzione che ancora oggi, a 40 anni dalla sua uscita, risulta ricco di spunti.