Psyco, di Alfred Hitchcock, è un film che non ha bisogno di alcuna presentazione. Nel 1960, con questa pellicola, si ha un vero e proprio punto di svolta nella storia del cinema. Psyco è stato oggetto di numerosi studi che, non solo ne hanno rivelato la grandezza dal punto di vista cinematografico, ma ne hanno anche analizzato i diversi sottolivelli. Moltissimi sono i saggi che cercano di definire i tratti psicologici di Norman Bates, di analizzare la sua sessualità e le diverse componenti freudiane presenti in quest’opera magistrale. I saggi (in particolare stranieri, ma ne possiamo trovare molti online anche in lingua italiana) sul capolavoro di Hitchcock permettono di capire la potenza di Psyco, attraverso analisi a 360 gradi del film, fotogramma per fotogramma.

Ma vediamo, in sintesi, in cosa sta la portata rivoluzionaria di Psyco, analizzandone determinate scene e personaggi.

Inizio di un nuovo decennio

Psyco esce esattamente nel 1960 inaugurando il nuovo decennio che sarà caratterizzato da una produzione meno intensa da parte di Hitchcock. Il regista, infatti, ha ormai conquistato con i suoi film precedenti anche la critica europea, in particolar modo quella vicina alla nouvelle vague.

Inoltre, dobbiamo considerare che “La donna che visse due volte” fu un grande insuccesso al botteghino. Fu proprio questo a spingere Hitchcock a cambiare completamente rotta e a puntare verso una produzione dai costi più bassi: per girare Psyco, infatti, il regista si affidò ad una troupe televisiva.

Marion e la scena della doccia

Uno dei fattori più interessanti e innovativi della pellicola è la morte della protagonista prima di metà film (ma analizzeremo meglio questo punto successivamente). La scena della morte di Marion (scena della doccia, bathroom scene) è indubbiamente una delle scene più iconiche e famose della storia del cinema. Ma, per analizzarla nella sua completezza, dobbiamo prima dire qualcosa sulla (apparente) protagonista, Marion, che Hitchcock mette in scena in modo manicheo.

Marion: tra bianco e nero

Marion ci viene mostrata per la prima volta subito dopo che ha avuto un rapporto sessuale con Sam Loomis, il suo amante, datore di lavoro e uomo che presto lei trufferà. Notiamo che in questa scena Marion indossa un reggiseno bianco. Vedremo la donna in reggiseno altre due volte: nel suo appartamento (dopo la truffa) e poco prima dell’omicidio. In entrambe queste scene, però, il reggiseno di Marion è di colore nero. La stessa contrapposizione manichea tra prima e dopo, e che sembra rappresentare l’anima pura di Marion macchiata inevitabilmente dal peccato, si ha anche con la borsa della donna: bianca prima del furto, nera successivamente. Le azioni truffaldine della donna l’hanno inevitabilmente corrotta e adesso la sua anima è “nera”, proprio come la borsa e il reggiseno (Hitchcock curò in modo maniacale questo aspetto, perché voleva mettere in scena l’evoluzione del personaggio di Marion proprio in questo modo).

È senza dubbio interessante ipotizzare una redenzione di Marion prima della sua morte: la donna, infatti, conta i soldi che le rimarrebbero nel caso decidesse di restituire quelli rubati. La scena perplime lo spettatore: cosa vuole fare Marion? Restituirà davvero i soldi? Ovviamente, non sapremo mai quali fossero le vere intenzioni di Marion, ma forse lo possiamo dedurre dai “giochi manichei” di Alfred Hitchcock. Infatti, le scarpe di Marion sono nere poco dopo il furto, mentre sono bianche quando Norman (dopo averla uccisa) le raccoglie nella camera del motel. Questo fa pensare che la donna, dopo essere giunta nel motel, avesse deciso di restituire i soldi, ripulendo in questo modo dal peccato la sua anima.

La doccia come rapporto sessuale

Ma perché parlare della corruzione morale e della redenzione di Marion in funzione della scena della doccia? Semplice, perché anche la doccia stessa ha un valore simbolico. Il getto d’acqua sembra, infatti, rilassare Marion: la pulisce e la purifica dal peccato, anzi dai suoi peccati (molti identificano come peccato anche il rapporto sessuale avuto all’inizio del film, ma ne parleremo dopo). La doccia soddisfa Marion, fa rilassare il suo corpo, le provoca piacere: per molti può essere vista come un secondo rapporto sessuale, più puro del primo perché innocente e catartico e anche più completo perché, a differenza del primo, non è caratterizzato unicamente dalla carica erotica (più volte si capisce come l’”amore” tra Sam e Marion sia unicamente fisico, privo quindi anche di un legame amicale di base). Un rapporto che, però, verrà bruscamente interrotto dalla violenza di Norman Bates.

La scena della doccia è caratterizzata da un montaggio frammentato geniale. Hitchcock mostra l’omicidio attraverso inquadrature sui movimenti meccanici della figura scura che accoltella Marion, alternate ad altre inquadrature del corpo della donna che però non mostrano alcuna nudità (altro aspetto interessante che esamineremo meglio dopo). Attraverso il montaggio alternato Hitchcock mette in scena un omicidio che colpisce e spaventa lo spettatore ma senza disgustarlo con dettagli truci o espliciti.

La morte come punizione

Qualcuno individua in Psyco il primo slasher della storia del cinema. Questa definizione è, a parer di chi scrive, banale, riduttiva ed errata. In Psyco vi è infatti un sottotesto molto profondo che difficilmente può essere ricondotto agli schemi rigidi dei film slasher. Certo, si definisce “slasher” quel tipo di film in cui vi è un serial killer che, con un’arma tagliente, uccide molte persone con grande efferatezza. Ci sono, però, una serie di topoi che devono essere presi in considerazione quando si parla di film slasher: topoi che non sono presenti in Psyco. Ricondurre Psyco allo schema dei successivi film slasher (il primo vero slasher, “Black Christmas”, uscirà ben 14 anni dopo) può far pensare che la morte di Marion sia legata ad una sorta di espiazione per una carica erotica eccessiva.

Slasher e Psyco

Nei film slasher, infatti, sono proprio i personaggi più dissoluti ad essere uccisi per primi dagli spietati serial killer (“Venerdì 13” e “Scream” sono ottimi esempi). In questi film il sesso, visto come peccato, viene sempre punito con la morte. Inoltre, nei film slasher si ha una notevole “esposizione” del corpo femminile sottoposto ad un’eccessiva oggettivazione sessuale e del tutto dissacrato. In Psyco questo non succede: il rapporto sessuale di Marion nei primi minuti non macchia la sua anima, non è visto come un peccato (il reggiseno di Marion è, come già detto, bianco e simboleggia la purezza dell’anima della donna) e durante l’omicidio Hitchcock tutela il corpo della donna (certo, la nudità era un tabù, ma la scelta del regista è comunque fondamentale) senza dissacrarlo.

Psyco, quindi, può essere considerato un precursore dei film slasher solo in quanto è il secondo film della storia (dopo “M – Il mostro di Dusseldorf”) a raccontare la storia di un serial killer/maniaco, ma non può essere assolutamente ricondotto agli schemi narrativi su cui verrà costruito il genere slasher negli anni ’80.

La pazzia di Norman Bates

Altro personaggio che ha ispirato centinaia di saggi e di riflessioni è quello interpretato da Anthony Perkins: Norman Bates. Il profilo psicologico del personaggio creato da Hitchcock è strettamente legato alla figura materna, direttamente e indirettamente responsabile della pazzia di Norman.

La mancanza precoce della figura paterna ha fatto sì che Norman sviluppasse un legame molto potente con la madre, legame che spesso sfocia in un desiderio anche sessuale (la figura di Norman Bates è strettamente connessa al complesso di Edipo e secondo molti, analizzando la figura dell’uomo, si può giungere alla conclusione che egli abbia subito persino abusi sessuali in giovane età da parte della madre). Indubbiamente il sentimento di Norman verso la madre è ambivalente: da una parte egli prova grande rabbia e odio verso la figura materna, dall’altra è ossessionato da lei, tanto da eliminare ogni uomo che si avvicina alla madre e che Norman considera rivale in amore. Sarà proprio questa dipendenza ossessiva che lo porterà a uccidere la madre stessa e a preservare il suo corpo imbalsamandolo perché incapace di allontanarsi da lei definitivamente.

Ma dopo la morte della madre, nonostante ne custodisca avidamente il corpo, Norman perde quel legame che aveva con lei. Egli comprende che l’anima della madre è morta e che il corpo imbalsamato della donna non può assolutamente colmare il vuoto che si è creato dentro di lui: vuoto che Norman non è disposto ad affrontare ed accettare. Solo donando alla madre parte del suo corpo (questa volta in senso figurato) può farla rinascere. L’uomo inizia a far rivivere la madre attraverso di lui, sviluppando una seconda personalità che presto inizierà a prendere il sopravvento sull’altra. Una personalità gelosa che vedrà in Marion una rivale da eliminare, in quanto non può accettare di dividere Norman con un’altra donna.

Elementi rivoluzionari

Come già detto, Psyco è un film che ha letteralmente rivoluzionato il cinema. La morte di Marion è un momento iconico non solo per la grandezza della bathroom scene ma anche perché Hitchcock decide di uccidere quella che apparentemente è la protagonista della pellicola quasi all’inizio. Lo spettatore rimane scioccato: non empatizza più di tanto con Marion che viene presentata fin da subito come un personaggio per lo più negativo, ma rimane spiazzato dalla scelta narrativa e non sa più dove la storia voglia andare a parare.

È anche interessante vedere come la maggior parte degli spettatori inizialmente empatizzi per Norman: l’uomo che, devoto e fedele alla madre, è costretto a rimediare alle pazzie che ella commette perché è pronto a tutto pur di difenderla ed aiutarla. Hitchcock manipola il pubblico portandolo a parteggiare per colui che alla fine si scoprirà essere il vero antagonista. Solo nel finale infatti, con uno dei colpi di scena più geniali e scioccanti della storia del cinema, lo spettatore comprende la verità sugli omicidi e capisce di essersi immedesimato nel personaggio sbagliato, di aver tifato per il cattivo.

Psyco, quindi, rivoluziona la narrazione tradizionale in moltissimi modi: prima uccidendo la protagonista poco dopo l’inizio del film, poi manipolando lo spettatore e infine escludendo un happy ending. È interessante notare come anche il detective (altro possibile personaggio chiave) venga ucciso quasi subito e come venga omessa qualsiasi love story, anche quella tra Sam e Marion che all’inizio sembrava essere cardine della narrazione.

Conclusione

Psyco è uno di quei film su cui si potrebbero scrivere mille pagine senza annoiarsi. È una pellicola con tanti livelli di lettura, tutti molto interessanti: gli spettatori più curiosi potrebbero passare ore intere a leggere i saggi scritti su questa opera monumentale o a consultare i siti web che ne analizzano la complessità.

Psyco è un film eterno, è l’horror per eccezione. È storia, destinata a vivere in eterno, proprio come la pazzia che ne è, a differenza di Marion e Norman, protagonista assoluta.