Spesso capita di aver voglia di vedere tre generi di film contemporaneamente e cosa ci può essere di meglio di un’opera che mescola thriller, horror e fantascienza? Se il vostro desiderio è proprio questo allora abbiamo recuperato dal catalogo di Prime Video Radius che forse fa proprio al caso vostro!

Trama

Liam è (Diego Klattenhoff) un uomo sulla trentina che ha appena avuto un tremendo incidente d’auto. Come conseguenza del trauma subito, ha una profonda amnesia. Non si ricorda più chi è né, tantomeno, cosa gli sia successo., ma ben presto scoprirà un altro tremendo effetto collaterale: qualcosa in lui fa sì che tutti gli esseri viventi, che gli si avvicinano a una distanza di circa 50 metri, muoiano all’istante in condizioni misteriose. Perché accade questo? Ma soprattutto c’è un antidoto alla sua situazione?

Recensione

Cosa si prova a non ricordare più niente della tua vita? Ma soprattutto è possibile avere una nuova vita, totalmente diversa da quella precedente?

Un’analisi NO SPOILER

La trama di Radius è sicuramente il plus della pellicola. E’ il fattore che più di tutti avvicina lo spettatore a quest’opera. Per la regia e sceneggiatura di Caroline LabrècheSteeve Léonard, di produzione Canadese e uscito nel 2017, Radius sfrutta i generi horror e thriller per cercare di rispondere ad una domanda su tutte: è possibile avere una seconda opportunità? Tuttavia, la regia e il montaggio non sono all’altezza delle aspettative. Dalla forma segmentata e poco uniforme, non permettono un pieno godimento della visione. La fotografia è, invece, ben costruita, per certi versi immersiva e coerente con la trama. Prevalenti sono i toni del verde e dell’azzurro desaturati, che caratterizzano questa nuova vita fredda e priva di ricordi. Nell’attimo che racconta l’incidente, invece, la fotografia diventa scura, con prevalenza di nero, a ricordare l’oblio da cui è affetto Liam. Anche per quanto riguarda la costruzione della sceneggiatura ci sono delle forti carenze, soprattutto a livello di dialoghi. A volte superficiali a volte monocordi, non hanno la capacità di entrare nel profondo di una trama che, sulla carta, ha tutte le potenzialità per essere un buon prodotto. Un’occasione mancata, purtroppo, ma che comunque merita almeno una visione, anche solo per lamentarsi di quante opportunità sono state sprecate.

La contrapposizione tra il verde della nuova vita e il nero dell’incidente

Un’analisi PIENA DI SPOILER

Parlare di Radius e delle sue occasioni mancate, senza fare spoiler, è veramente complesso. Radius è un’opera con davvero tanto potenziale sprecato. Infatti, l’idea che una catastrofe naturale permetta a serial killer e vittima di conoscere sé stessi per la prima volta e di conoscersi a vicenda, è molto intelligente. In una sorta di nuovo purgatorio il serial killer acquisisce la potenzialità di uccidere anche a distanza. Di fatto il suo potere cresce esponenzialmente. La sua scelta volontaria nella vita precedente, diventa del tutto involontaria e incontrollabile nella seconda, facendogli prendere coscienza dell’atrocità della sua natura. Il solo antidoto a questo tremendo destino è proprio la sua ultima (mancata) vittima. Affetta anch’essa da totale amnesia Rose Grayson Daerwood (Charlotte Sullivan) si avvicina a Liam per un caso fortuito.

Una volta resisi conto che Rose è l’unico mezzo che neutralizza il potere di Liam, assassino e vittima diventano un tutt’uno e sono costretti a conoscersi. In questa nuova vita Liam è una persona differente, soffre per le morti che provoca, arrivando ad isolarsi dal mondo pur di non far del male a nessuno. Il film in questa fase procede in modo impeccabile con questo plot twist decisamente riuscito. Il problema è la costruzione della profondità dei dialoghi e dei personaggi. Nonostante la buona articolazione del messaggio, i discorsi tra i due sono spesso imbarazzanti e di borisiana memoria (da Boris, serie tv italiana NdR). Più che un film sulla natura umana sembra “Gli occhi del cuore” (sempre Boris NdR). Al termine della pellicola se ne esce svuotati, e non per la dicotomia tra istinto naturale e scelta consapevole dell’omicida, ma per l’assenza di un qualsiasi approfondimento che permettesse anche solo di porsi questa domanda.

Anche l’aspetto relativo alla poca acutezza della polizia è decisamente mal costruita. Niente a che vedere con la critica mossa da Von Trier ne “La casa di Jack”. Qui i poliziotti/e sono tutti/e di una stupidità che sfocia nel ridondante. Senza contare la scelta dell’ex compagno di Rose di chiamare la polizia (nonostante fosse ben conscio del potere di Liam), per poi rendersi conto di doverli far scappare insieme. Un deus ex machina decisamente forzato e forzante.

Conclusioni

Radius è un film che può far arrabbiare. L’idea è innovativa e il plot twist centrale ben costruito. Tuttavia, manca di spessore e profondità, rendendo un’analisi sulla natura umana un mero scambio di battute. Ciò nonostante, come sempre, il consiglio è di recuperare la pellicola e farvi una vostra personale idea.

Classificazione: 2 su 5.

Leggi anche: The house that Jack buil (La casa di Jack): le ragioni di un crick guasto