Era il 22 aprile 1937 quando veniva al mondo una delle stelle più brillanti della Walk of Fame: Jack Nicholson. Nato a Nepturne City nel New Jersey Jack ebbe, fin da principio, una vita turbolenta e ricca, andando ad alimentare l’aura di mistero e fascino attorno alla sua figura. Ma non è possibile racchiudere tutto in poche frasi, pertanto tenetevi forte, stiamo per entrare nel turbine molesto della vita di Jack Nicholson.

L’infanzia

Jack nasce, ufficialmente, da John ed Ethel May Nicholson. Non conobbe mai suo padre e, come dichiarato da lui sul Daily Mail nel 2011, venne cresciuto interamente da donne, imparando a “comprendere le donne e ciò che desiderano”. Sua madre aveva un negozio di parrucchieri in cui Jack passava la maggior parte del tempo. Fin qui niente di strano. Tuttavia, nel 1975 Robert Crane e Christopher Fryer stavano scrivendo la biografia “Jack Nicholson, the early years” quando ricevettero una lettera da una donna del New Jersey. La donna affermava di essere sposata con il padre biologico di Nicholson. Gli autori decisero di non pubblicare questa “verità”. Fu il Time a farlo, rivelando all’attore la realtà su suo padre. Ma, come al solito, il destino è beffardo, soprattutto se sei una persona famosa. È, infatti, sempre questa donna del New Jersey a rivelare un’altra scioccante verità sulla storia di Jack: la sua madre biologica è sua sorella June. Quest’ultima era rimasta incinta a 17 anni ed essendo una donna non sposata negli anni ’30 l’unica soluzione era far passare il figlio illegittimo per suo fratello e sua madre per la madre del bambino. Come se non bastasse, questa verità venne alla luce quando sia la madre biologica che la nonna erano venute a mancare, impedendo a Jack di avere un confronto circa la sua vera identità. Nicholson dichiarò nel 1986 a Rolling Stone riguardo questa storia: “Scoprire la verità non mi ha sconvolto particolarmente, soprattutto perché, quando l’ho scoperto, ero pienamente formato psicologicamente. Mi ha impressionato, piuttosto, la loro capacità di mantenere un segreto così a lungo”.

Young Jack Nicholson

L’ascesa

A soli 17 anni si trasferì a Los Angeles in cerca di fortuna. Abitava in un appartamento appartenente a June, la donna che in quel momento sapeva essere sua sorella maggiore. Fece diversi lavoretti, tra cui il commesso in un negozio di giocattoli e l’assistente di Hanna e Barbera, animatori della celebre serie animata Tom e Jerry. Debutta sul grande schermo nel 1958 con il film The Cry baby killer dove interpreta il ruolo di Jimmy Wallace. Nel 1960 prende parte all’iconico film La piccola bottega degli orrori ma, è nel 1969 che la sua carriera ha una svolta grazie alla sua interpretazione in Easy Rider. Inizialmente il ruolo doveva essere di Rip Torn tuttavia, gli attori, spesso, sono persone piuttosto irascibili e, Rip non era meno. Fu così che, una banalissima cena con il regista del film Dennis Hopper, culminò con una rissa armata. Come si dice? Mors tua vita mea. Nicholson rimpiazzò Torn ed ebbe la sua prima candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista. Penso sia doveroso ringraziare Rip Torn per la sua irascibilità.

“Hollywood Babilonia”

Jack Nicholson non ha mai fatto mistero della sua attitudine all’uso di stupefacenti. Quello che forse non tutti sanno è che la vita di Jack è stata colma di feste, di donne e di… scandali. Cerchiamo di fare un po’ di ordine. Nicholson fu uno dei primi a non rinnegare le dicerie sul suo conto, anzi. In un’intervista a Rolling Stone dichiarò di non ricordare di essere uscito con i Beatles e Bob Dylan negli anni Sessanta e che ne prese coscienza solo a seguito della visione di un documentario. “Ho visto questo documentario con una scena di me e i Beatles a Malibu… e non me lo ricordavo! Certo ho capito dal film che ero un po’ carico – e su questo non ho dubbi…”.

Bob Dylan e Jack Nicholson

Ma a Jack non bastava uscire. È risaputo che le feste nella sua villa Hollywoodiana fossero letteralmente infinite. A queste feste non mancavano sicuramente alcol, donne e… droga. Pare, addirittura, che ci fosse una distinzione nella qualità di sostanze utilizzate. Un po’ come se ci fossero sostanze di serie A e sostanze di serie B. Ovviamente quelle di serie A erano utilizzate unicamente da Jack e dalla sua cerchia ristretta. Tuttavia, le sostanze stupefacenti non erano l’unico “eccesso” di Jack Nicholson. Non ha mai fatto mistero della sua sessualità dirompente e su di essa si sono espresse anche alcune colleghe. Fu Kim Basinger a descrivere Jack come: “l’essere più sessuato che abbia mai incontrato”. Cher disse di lui: “Il bello di Jack è che gli piacciono le donne più di qualsiasi altro uomo abbia mai conosciuto”.

Jack Nicholson e Winnie Hollman a Parigi

Non sconvolge quindi, che anche la vita sentimentale sia stata abbastanza turbolenta. Ebbe una relazione durata 17 anni con Anjelica Huston caratterizzata da diversi tradimenti e mai culminata in un matrimonio. Ma si sposò con la collega Sandra Knight. Tuttavia, il matrimonio durò solo dal 1961 al 1966 e da esso nacque una figlia: Jennifer. Ha un figlio Caleb con l’attrice Susan Anspach, una figlia Honey con la modella danese Winnie Hollman e due figli, Lorraine e Raymond con l’attrice Rebecca Broussard. Insomma, non è difficile immaginare perché il tratto di Mulholland Drive in cui vivevano Nicholson, Marlon Brando e Warren Beatty fosse soprannominata “Bad Boy Drive”.

Il lato oscuro di Hollywood

Gli eccessi di Nicholson non sono, tuttavia, la parte veramente oscura della sua vita. Tutti noi ricordiamo il caso di violenza sessuale che coinvolge il regista Roman Polanski e la tredicenne Samantha Geimer. Pochi sanno che, la violenza, è avvenuta a casa dello stesso Nicholson quando lui era assente. Fu, infatti, l’allora compagna di Nicholson, Anjelica Huston a scoprire l’accaduto. Questo non fu l’unico evento scabroso nella vita dell’attore. Forse non tutti ricorderete la cantante pop francese nota negli Stati Uniti Claudine Longet. Una donna deliziosa, se non fosse che nel 1972 uccise, con un colpo di pistola, l’allora compagno Vladimir Spider Sabic. Nicholson, come amico e vicino di casa della Longet, partecipò al processo, sedendo quasi sempre in prima fila accanto all’ex marito di lei: Andy Williams.

E infine potrebbe non esserci un collegamento, nientepopodimeno che con Charles Manson? In un certo senso sì. Come è evidente dalla vicenda Polanski – Geimer, il regista e l’attore erano soliti frequentarsi. Quando avvenne il barbaro omicidio di Sharon Tate, Nicholson ottenne i pass per assistere al processo Manson rimanendone tanto affascinato quanto terrorizzato. Se, da una parte, l’innegabile fascino della figura di Charles Mason aveva in qualche modo incuriosito anche Jack, dall’altra la consapevolezza che tutti sapessero i suoi movimenti ad Hollywood lo rese paranoico, tanto da decidere di dormire con un martello sotto il cuscino. Onestamente, come dargli torto? Non viviamo mica in un film scritto e diretto da Tarantino!

Picasso e la casa di Marlon Brando

Nel 2014 il patrimonio di Jack Nicholson ammontava a 380 milioni di dollari. Non stupisce, pertanto, che abbia fatto spese in questi anni. Da grande appassionato di arte Nicholson ha una collezione d’opere d’arte con un valore di 100 milioni di dollari, aggiudicandosi il quinto posto nella classifica dei 10 migliori collezionisti d’arte di Hollywood. Picasso, Matisse, Modigliani, Magritte sono notevoli compagni di vita anche per una star come Nicholson. Come se non bastasse Nicholson è cresciuto leggendo i fumetti di Batman. Non è difficile immaginare quanto potesse essere orgoglioso per il suo ruolo di Joker nel Batman di Tim Burton. È, quindi, evidente che l’acquisto del suo costume da Joker per una somma pari a 70.000 dollari non sia niente di spettacolare.

Diverso è il caso della casa di Marlon Brando. Alla morte dell’iconico attore ed amico, Nicholson ne acquistò la villa di Hollywood per una cifra pari a 5 milioni di dollari. Niente di particolarmente strano fino a qui, se non fosse che Nicholson non la tenne per molto. L’attore, infatti, rase al suolo la casa e piantò, al suo posto, fiori di frangipane, in onore del nome che Brando dava alla villa: Frangipani.

Insomma, il detto genio e sregolatezza nel caso di Jack Nicholson non è così inappropriato e noi lo adoriamo proprio per questo, quindi… Tanti auguri Jack!

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