Era il lontano 1982 quando negli schermi di tutto il mondo usciva La cosa di John Carpenter, uno dei più cupi, disperati e pessimisti film di fantascienza della storia del cinema.

Una pellicola destinata a lasciare il segno in una moltitudine di registi a venire, modificando per sempre l’idea stessa di alieno.

LA TRAMA

La calma piatta di una spedizione scientifica americana in Antartide viene turbata dall’arrivo inatteso di un elicottero norvegese dal quale alcuni uomini cercando di abbattere un cane in fuga.

Ne nasce un conflitto a fuoco nel quale i norvegesi perdono la vita mentre l’animale viene salvato ed ospitato dai protagonisti. Incuriositi da questo strano incidente gli americani cercheranno risposte in una stazione scientifica norvegese non lontana che risulterà però deserta.

Da alcuni reperti rinvenuti apparirà chiaro che quegli uomini erano entrati in contatto con un’entità sconosciuta rimasta sepolta nei ghiacci da tempo immemore. Gli americani con a capo il burbero MacReady si accorgeranno ben presto di aver aperto le porte della loro dimora ad un orrore devastante. 

SCRITTO NELLE STELLE

Sembrava scritto nel destino. Proprio Carpenter, grande appassionato del film La cosa da un altro mondo di Howard Hawks (1951) sarebbe stato cercato dalla Universal per girarne un remake dal budget considerevole.

Carpenter aveva già esternato il proprio amore per la pellicola originale inserendola in un cameo nel suo strepitoso successo Halloween, e dopo le alterne fortune di film divenuti poi cult come Fog e 1997 Fuga da New York aveva voglia di rimettersi subito al lavoro.

DAL FILM AL RACCONTO

Curioso però che l’intenzione del regista fosse, da subito, quella di allontanarsi dal film del 1951 (nel quale la creatura era in fin dei conti una sorta di mostro di Frankenstein surgelato) per riprendere la storia originale del racconto La cosa da un altro mondo (Who goes there?) scritto da John W. Campbell nel 1938.

L’idea di fondo del racconto, riutilizzata da Carpenter (assente nel film di Hawks) era che la creatura potesse assumere qualsiasi forma vivente assorbendone le qualità estetiche. Questa fu la vera chiave di volta che rese la pellicola un fantahorror dai marcati aspetti psicologici. 

Se è vero infatti che La cosa ha nell’abilità di confondersi tra le persone un’arma vincente, quello che interessa di più a Carpenter è indagare nell’insicurezza dei rapporti umani, nella paranoia che si propaga come un virus tra persone vissute fino a poco prima pacificamente, che di punto in bianco cominciano a sospettare le une delle altre. 

Particolarmente azzeccata poi la scelta di Kurt Russell nei panni dello spavaldo MacReady, un antieroe poco anni ’80 che non sempre fa la cosa giusta ma si trova a diventare, suo malgrado, l’ultima speranza di quel manipolo di uomini.

L’OMAGGIO PERFETTO

Tornando invece all’ impatto che La cosa ha avuto nell’immaginario cinematografico e non solo, doveroso è citare il corposo omaggio che nel 1993 viene fatto dalla futura serie cult X-Files.

L’episodio 8 infatti, dal titolo Morte tra i ghiacci (Ice) è una manifesta lettera d’amore all’opera di Carpenter e vede i protagonisti bloccati all’interno di una stazione in Antartide, alle prese con un letale parassita che, entrando nei corpi delle persone, ne assume il controllo.

UNO SCHIAFFO ALLA FANTASCIENZA DA FAMIGLIA

I toni cupi, il pessimismo dilagante e la crudezza di molte scene fanno di La cosa più un horror che un film di fantascienza e stridono in maniera evidente con l’idea di alieni che in quegli anni il cinema stava facendo passare.

Dallo spazio profondo di Carpenter non arrivava nessuna astronave interessata a fare la nostra conoscenza come in Incontri avvicinati del terzo tipo e non c’è traccia di simpatici alieni che fanno volare i ragazzini in bicicletta.

La cosa ci vuole distruggere per quell’istinto di sopravvivenza puro e primordiale che la rende simile a noi, rafforzando quell’idea dello spazio come minaccia, già presente in capolavori che vanno da L’invasione degli ultracorpi ad Alien.

Probabilmente fu questo spiazzante messaggio a far pendere l’ago della bilancia del box office dal lato Spielberghiano del cosmo, decretando l’insuccesso di pubblico di La cosa nel 1982. 

Fortunatamente però, come spesso capita, con il tempo e l’home video la pellicola di Carpenter è stata capita ed apprezzata e ancora oggi viene considerata un punto fermo del genere.

Classificazione: 4.5 su 5.