Che cos’è un fantasma? Un evento terribile condannato a ripetersi all’infinito.

Incipit de La spina del diavolo

Una coproduzione tra Spagna e Messico, La spina del diavolo si pone come trampolino di lancio per il regista messicano prima del salto definitivo verso Hollywood e il futuro di successi che gli si è aperto davanti. Vediamo Del Toro impegnato in una pellicola che ha gettato le basi per il suo stile e i suoi temi che, anche dopo essere giunto definitivamente nel mondo delle major americane, continua a farsi sentire all’interno dell’incredibile immaginario del regista premio oscar.

Nel 2001 La spina del diavolo usciva nelle nostre sale, ripercorriamo insieme la storia.

La Spagna del 1939 arriva piena di cicatrici alla fine della sua sanguinosa guerra civile. In questo disarmante e dolorosissimo contesto Carlos, un giovane orfano di 12 anni, raggiunge un piccolo orfanotrofio del Paese. Gestito da Cesares e Carmen e custodito dai giovani Conchita e Jacinto, il luogo si pone come un arena che, oltre a fornirci un quadro ben preciso dell’ambientazione spagnola degli anni, diventa teatro delle classiche dinamiche che il “nuovo arrivato” deve affrontare: scontri con gli altri ragazzi, imparare a muoversi in un ambiente nuovo e a lui apparentemente ostile e… oscure presenze che infestano l’orfanotrofio. Sì, perché Carlos inizia sempre più spesso ad imbattersi in un fantasma che vaga per i corridoi della struttura di notte e che minaccia i suoi abitanti. Starà a Carlos e ai suoi compagni capire se le apparizioni dello spettro sono minacce o avvertimenti.

L’orfanotrofio infatti, oltre che essere teatro di apparizioni e a dar vita a situazioni e dinamiche della tradizionale haunted house, sembra nascondere altri segreti. Segreti che non hanno niente a che vedere col sovrannaturale, ma con qualcosa di ancora più spaventoso: il male che l’uomo è capace di compiere quando è spinto dall’avidità e dall’odio. Ed è proprio questo ciò che il fantasma, inizialmente percepito come minaccia, tenta di rivelare al gruppo di giovani eroi.

Vediamo come i riferimenti sia visivi sia tematici presenti in questa pellicola siano ancora molto presenti nel cinema di Del Toro degli ultimi due decenni (particolarmente evidenti i rimandi al Labirinto del Fauno, che si pone come sequel de La spina del diavolo): le atrocità della guerra civile, che partendo dal particolare evento che ha coinvolto la Spagna affronta la tematica più generale dell’uomo come entità distruttiva che si abbatte sulla natura, la nascita del mostro (dello spettro in questo caso) che torna non per infestare, ma per intervenire positivamente sulle vite dei viventi.

L’elemento mostruoso e sovrannaturale si scontra con quello reale e terribile incarnato dall’uomo.

In particolare quest’ultimo elemento si pone fondamentale all’interno del cinema del regista messicano, basti pensare allo stesso Crimson Peak dove, sebbene per la prima parte della pellicola risulti l’opposto, la protagonista deve guardarsi dai vivi e non dai morti. Ma ancora nello stesso Labirinto del fauno o il premiatissimo La forma dell’acqua, all’interno dei quali il Male è sempre incarnato dall’uomo e dalle sue atrocità terrene, mentre il sovrannaturale interviene sempre in difesa del giusto. 

Questo film si pone come un importante spartiacque per la carriera di Del Toro che di lì a breve si è ritrovato catapultato all’interno dell’industria cinematografica holliwoodiana,  ma con uno sguardo generale sulla sua produzione dopo questa pellicola vediamo come il regista sia comunque rimasto fedele al suo stile e ai temi a lui cari.

Del Toro si sa, ha sempre avuto un debole per i mostri (o più in generale per i “diversi”) ai quali si sente molto legato. E ne La spina del diavolo vediamo come il mostro, e l’amore che il mostro scatena, diventa l’elemento principale della storia: creature incantate strappate alla loro natura, fantasmi intrappolati in un limbo a causa della cattiveria dei viventi, l’orrore dell’uomo che supera quello apparentemente più nocivo del fantastico.


Con Del Toro il sovrannaturale diventa la vera incarnazione dell’Amore, ribaltando tutti gli stereotipi e i preconcetti che spesso ingabbiano questo genere.