Martyrs è un film del 2008, intrigante e imperdibile per i fan dell’horror (e non solo) che non si accontentano più di demoni ed esorcismi.

In primis, è facilmente individuabile che il regista dell’opera, Pascal Laugier, abbia valorizzato molto violenza e sadismo. Ciò potrebbe rivelarsi fastidioso o insopportabile, ad un occhio sensibile. Tuttavia, a discapito di certe critiche, la brutalità di Martyrs non rappresenta in alcun modo una caratteristica negativa del film di Laugier. Guardare una pellicola vietata ai minori di 18 anni, infatti, significa doversi aspettare contenuti simili. Bisognerebbe guardare e giudicare, piuttosto, l’utilizzo che ne è stato fatto.

Lucie (Milène Jampanai) e Anne (Marjana Aloui).

Dunque, se siete abbastanza coraggiosi da non stupirvi di fronte allo scuoiamento quasi totale di una donna o al maltrattamento di una bambina da parte di un adulto, avete le carte in regola per guardare Martyrs.

Come molto poco spesso accade, il film di cui stiamo parlando è intenso sia dal punto di vista scenico, che della trama. La pellicola di Pascal Laugier narra di una bambina che riesce a scappare dal suo rapitore e, a distanza di molti anni, deve ancora combattere col proprio passato. La piccola Lucie, ormai diventata adulta (Milène Jampanai) è, per l’appunto, tormentata dalla figura di una donna mostruosa. Si tratta di un abominio che può vedere solo lei è che, ogni volta che appare, tenta di ucciderla. La creatura molesta la ragazza dal sin dal giorno in cui ha avuto l’audacia di sfuggire al rapimento. Sembrerebbe, quindi, la trasfigurazione del suo trauma: non a caso, Lucie riesce a liberarsene solo quando si toglie la vita. E compie tale gesto dopo aver scovato e ucciso la famiglia che, secondo lei, l’ha rapita e torturata da bambina. La morte precoce della protagonista,  per certi versi, mi ha ricordato il celebre Psycho, di Alfred Hitchcock.

In ogni caso, a tal punto assume il pieno controllo della vicenda l’amica di Lucie, Anne (Marjana Aloui). Le due si sono conosciute in orfanotrofio molti anni prima, stringendo un forte legame. Anne scoprirà che Lucie aveva ragione e che, ben celata nella casa della famiglia assassinata, si trova una stanza delle torture. I fatti, tuttavia, sono più complessi di come appaiono. Il rapitore di Lucie, infatti, era solo uno dei membri di una vasta e ricca organizzazione, ancora attiva. L’obiettivo del gruppo è rapire e torturare persone, per poi condurle ad uno stato di estasi e tentare di scoprire il mistero della vita dopo la morte. Infine, la stessa Anne viene “martirizzata” e, al contrario di tutte le cavie precedenti, lei sopravvive. Ciò che scopre nel suo viaggio nell’aldilà, però, non viene rivelato allo spettatore.

Il corpo scuoiato di Anne.

Il trattamento di temi talmente sofisticati (specialmente in un film dell’ orrore) pare arduo ed astioso. Perciò, la domanda sorge spontanea: Pascal Laugier è riuscito nel suo intento?

La regia del film fa sì che i fatti, nonostante la complessità, siano facilmente comprensibili. Tuttavia il sadismo, ad un certo punto, diventa estremo e forse troppo importantizzato. Il pubblico, incuriosito dalla trama, vorrebbe giustamente venire a conoscenza di come si svolgeranno i fatti. Però è costretto a guardare scene di violenza che, di conseguenza, assumono un carattere ridondante. Inoltre, nel momento in cui Anne viene catturata, assistiamo ad un cambio di atmosfera e di ritmo. Da questo momento in poi, per l’appunto, il film si svolge quasi esclusivamente nella cella in cui è rinchiusa la donna.

La brutalità e i contenuti a sfondo sessuale sembrano rifarsi al torture porn. Ciò nonostante, non vengono emulate in alcun modo pellicole appartenenti a quest’ultima categoria, come Hostel. Anche se probabilmente alcuni noteranno delle affinità tra l’opera di Pascal Laugier e il cinema di Eli Roth, per via della violenza, tra le due parti esiste una differenza fondamentale. Martyrs, per l’appunto, si mantiene sempre molto realistico, drammatico, e non presenta umorismo di alcun tipo.

Bisogna tenere in conto che illustrare una trama piena di argomenti astrusi come quella di Martyrs non è semplice.

In conclusione, Martyrs è un film difficile da giudicare. È una di quelle pellicole che fanno riflettere su temi complessi e delicati (come la vita dopo la morte, il martirio e l’abuso minorile), senza tuttavia privare il pubblico degli effetti speciali. La struttura mantiene una linearità precisa e la trama si rivela violenta sin da subito, per poi crescere sensibilmente d’intensità.

Se non l’avete già visto, correte a guardare Martyrs. Per un genere criticato, sottovalutato e talvolta ridicolizzato come l’horror, questo film rappresenta un trampolino di lancio verso orizzonti più ampi: è la dimostrazione che si può creare un dramma, discutere di questioni esistenziali e d’un certo spessore, pur rimanendo nel genere.

Non a caso, l’esperimento di Pascal Laugier ha vinto numerosi premi e lo stesso regista, negli anni a venire, ha dato vita a I bambini di Cold Rock e allo spregiudicato La casa delle bambole – Ghostland.