Esattamente 35 anni fa, il 24 Febbraio 1989, arrivava nelle sale italiane “Nightmare 4 – Il non risveglio”, diretto da Renny Harlin. La pellicola, che porta avanti le vicende del precedente fim, può essere considerata sia come l’apice che come l’inizio del declino del franchise pilotato da Freddy Krueger.

In questo articolo, approfondiremo le ragioni dietro tale aspetto.

TRAMA

Kristen, protagonista del precedente capitolo, comincia ad avere nuovamente incubi che lasciano presagire un ritorno di Freddy Krueger. Kincaid e Joey, ultimi superstiti dei Dream Warriors, non sembrano tuttavia condividere le angosce della ragazza.

Inutile a dirsi, Freddy Krueger tornerà davvero in vita e, in breve tempo, farà strage dei tre. Prima di morire, tuttavia, Kristen riesce a passare il proprio potere di “condivisione onirica” all’amica Alice. La giovane, pertanto, dovrà imparare a padroneggiare il nuovo potere per porre fine una volta per tutte al solco insanguinato tracciato dai rasoi di Freddy.

RECENSIONE

Con questo quarto capitolo, il franchise di Nightmare si aprì definitvamente al grande pubblico e alla commistione con altri generi. Infatti, se le prime due pellicole erano innovativi slasher dal carattere pienamente horror, la seconda metà del terzo capitolo aveva introdotto elementi attinenti al genere fantastico. La New Line, con Freddy Krueger, aveva ben presto intuito di avere fra le mani la prima figura horror appetibile per diventare un’icona pop a tutti gli effetti e, con questo quarto capitolo, cercò di premere l’acceleratore in tale direzione.

Prima ancora di addentrarci sugli aspetti attinenti alla trama, soffermiamoci sulla star dello show: Freddy Krueger. Il sadico spirito con la pelle bruciata si era già distinto, rispetto agli altri villain dell’epoca d’oro dello slasher, per uno strabordante carisma. Gran parte del merito non può che essere affidata al grandissimo Robert Englund, che calzò i panni di Freddy come una seconda pelle (quasi letteralmente, date le interminabili sessioni di trucco). Ne “Il non risveglio”, la parlantina di Freddy esplode rendendolo una macchina da punchlines. E’ proprio a questo quarto capitolo che appartiene la famosa immagine di Krueger con gli occhiali da sole. A ciò si accompagnò una completa virata della dimensione onirica verso la spettacolarità. Fu una scelta azzeccata? Sì e no.

Da un punto di vista prettamente visivo, gli effetti speciali sono eccezionali. Alcune sequenze, come quella dello scarafaggio o quella finale, lasciano a bocca aperta per la maestria con cui vennero rese. D’altro canto, tuttavia, alcune scene lasciano parecchio a desiderare. Se il “cane lancifiamme” che fa resuscitare Freddy può ancora risultare passabile, la scena di combattimento a suon di arti marziali è davvero troppo anche per il tono alleggerito che si ricercò per la pellicola.

La trama parte con l’inaspettata morte dei tre superstiti del precedente capitolo. La scelta rimane ancora oggi controversa tra i fan del franchise e venne probabilmente influenzata dal rifiuto di Patrcia Arquette a tornare nei panni di Kristen. La sceneggiatura, inoltre, venne ultimata e rimaneggiata a riprese iniziate. Nel 1988 si era infatti verificato uno sciopero della Writers Guild (in maniera simile a quanto avvenuto meno di un anno fa), ma la New Line non aveva voluto spostare la data di uscita. Il regista Renny Harlin fu coinvolto nel processo creativo e si mostrò favorevole a un allontanamento dall’horror per seguire la strada di Dream Warriors.

Il prodotto finito, quindi, com’è? Molto buono.Nightmare 4” è un ottimo sequel, che affianca a scelte di trama già viste nei precedenti capitoli delle interessanti novità. E’ infatti molto azzeccata la scelta di ampliare la mitologia legata ai Dream Warriors con il potere di Alice di portare con sé parti del carattere dei suoi amici morti per mano di Freddy. Insomma dei veri e propri power-ups da gioco di ruolo, che danno a quest’opera una patina pop anni ’80 dall’indubbio potere d’intrattenimento. Alice, insomma, va ad acquisire una propria identità distinta, non risultando un semplice rimpiazzo ma una final girl a pieno diritto, degna di sedere accanto alle più celebrate Nancy e Kristen.

Se “Nightmare 4” è radicalmente diverso nei toni dal primo indimenticabile capitolo, è anche quello che, rispetto ai precedenti sequel, ne recupera più la logica “fanciullesca” nel finale. Nancy Thomson, nel film di Craven, aveva eliminato Freddy ripetendo di non avere paura di lui, consolidando una visione del killer come versione riveduta di quell’Uomo Nero che in ogni cultura infesta i sogni dei bambini. Allo stesso modo, Alice riuscirà a eliminare Krueger ponendolo di fronte al suo stesso riflesso.

Il quinto e il sesto capitolo avrebbero provato seguire il percorso tracciato da “Il non risveglio”, rivelandosi tuttavia film stanchi, del tutto privi di mordente e godibilità. Ecco perché possiamo considerare questo quarto capitolo come l’ultima vera entry di spessore all’interno della saga, prima dell’esperimento metacinematografico del “New Nightmare” di Wes Craven.

Fattore curioso, seppur involontario, è poi come questo sequel sembri stabilire il tema dell’alcolismo come topos della saga. Le madri di Nancy e Kristen e il padre di Alice, con sfumature differenti, sembrano infatti condividere una dipendenza dall’alcol. E’ un peccato che non si sia mai deciso di affrontare esplicitamente il tema e fornirvi una spiegazione “canonica”. Il sesto capitolo della saga, peraltro, avrebbe mostrato come anche il padre adottivo di Krueger condividesse tale problematica.

In definitiva, “Nightmare 4” è un film che può far storcere il naso ai puristi della saga. Se paragonato al primo capitolo, ci troviamo di fronte a un film a di genere e toni completamente differenti. Nonostante ciò, rimane un capitolo godibile, con trovate interessanti ed effetti speciali di altissimo livello.

Classificazione: 3 su 5.

Se siete fan della saga, leggete anche l’articolo sul sottovalutatissimo Nightmare 2.