Potrebbe mai una disciplina complessa e articolata come la filosofia, essere connessa in qualche modo al panorama mondiale dell’horror?

Per quanto possa sembrare assurdo, la risposta è affermativa: certi temi filosofici hanno uno stretto legame con l’orrore. E nessun periodo storico, se non quello contemporaneo, sarebbe in grado di avvalorare in miglior modo la tesi in questione. Il mondo in cui viviamo, infatti, è sempre più difficile da comprendere. Disastri planetari, pandemie emergenti, spostamenti tettonici, condizioni metereologiche anomale, mari impregnati di petrolio… siamo silenziosamente e costantemente minacciati da un’estinzione incombente. Evviva la vita!

Partendo dalle riflessioni contenute nel testo Tra le ceneri di questo pianeta del filosofo americano contemporaneo Eugene Tracker, proveremo a scovare certi legami tra la filosofia e l’orrore per come siamo abituati ad intenderlo in ambito cinematografico, letterario, teatrale… ecc.

Regan Macneil: bimba divenuta famosa in tutto il mondo grazie all’intervento di un demone nel suo corpo. L’immagine soprastante le è valso il premio di ‘Faccia della salute, anno 1974’.

In questo episodio discuteremo di demoni.

Ora starete già pensando a degli esseri immondi, dalla pelle rossa, con le corna, un forcone e la voglia di far soffrire il genere umano… Ebbene, vi sbagliate! Il demone non è necessariamente questo. Storicamente parlando, infatti, il demone non è un’entità orripilante e dedita alle cattive azioni. È piuttosto un concetto filosofico (ma anche religioso e politico): il portatore di qualche agenzia non umana, malefica, che agisce in opposizione all’umano. Ancor prima di “diventare cattivo”, tuttavia, il demone era semplicemente concepito come essere divino. Il buon vecchio Socrate, uno dei padri della filosofia, fu probabilmente il primo filosofo a parlare di demoni. Egli associava l’entità in questione ad una voce proveniente dalla sua coscienza, che lo spronava ad un’estenuante ricerca del sapere.

In tal caso, per l’appunto, il demone non era una creatura maligna, ma solo un essere trascendente. Come non desiderare un demonietto domestico che fa da consigliere? Avremmo finalmente un capro espiatorio (oltre che cornuto) per le parolacce che scappano fuori senza volerlo. I demoni, dunque, esistevano già nella Grecia di Socrate (V sec. a.c.), ma erano esseri divini che fornivano ispirazione, ammonimenti e inviti alla prudenza. È soprattutto grazie all’avvento del cristianesimo, che ora abbiamo un’idea di demone malvagio. Quando i cristiani trasformano gli dei pagani in demoni, inoltre, questi ultimi diventarono numerosissimi e spronarono sempre più l’uomo a riguardarsi dal peccato.

Dettaglio dal dipinto Dante e Virgilio all’Inferno, di William Bouguereau. Dante Alighieri, nella Divina Commedia, ha contribuito ha creare l’immagine del maligno per come siamo abituati a riconoscerlo usualmente. In ogni caso… bel sorriso, eh?

Ma possono ancora esistere i demoni, oggi?

Se nel medioevo l’essere umano temeva i demoni, oggi, nel mondo di tecnologia e scienza in cui viviamo, essi sembrano delle emerite stravaganze. Eppure, l’industria culturale fa un notevole uso di demoni: nei videogiochi, nei film, nella televisione. In particolar modo, nel genere dell’horror cinematografico, moltissime pellicole sono concentrate sull’esistenza dei demoni e sul terrore che provocano all’umano. Il classico L’esorcista, ad esempio. Ma anche moltissimi altri lungometraggi più recenti, come la rinomata saga di The Conjuring, o The Nun, L’esorcismo di Hanna Grace, La Llorrona e chi più ne ha più ne metta.

Sembrerebbe, quindi, che i demoni siano ancora in grado di spaventare. In ogni caso, se anche tu, caro lettore, provi qualche brivido gelido lungo la schiena mentre guardi un film dell’orrore demoniaco, non devi sentirti un idiota.

Non un idiota completo, perlomeno. Anche se nelle pellicole sopra citate i demoni sono concepiti da un punto di vista religioso, infatti, essi sono soltanto una metafora: come già anticipato, le entità maligne rappresentano un intervento inumano atto a tormentare l’umano. Si tratta, tuttavia, di un intervento che l’uomo fa fatica a comprendere. Dunque, come sostiene Eugene Tracker, il demone rappresenta un limite del pensiero umano e la demonologia, in tal caso, dovrebbe essere una categoria filosofica che si occupa di idee riguardanti la negazione, la nientità e il non umano. Insomma, sono questioni di cui potrebbe tranquillamente occuparsi anche un bambino delle scuole elementari.

Screenshot di un episodio di Buzzfeed Unsolved: Supernatural, in cui un uomo si rivolge ai demoni che potrebbero trovarsi in una stanza in modo strettamente confidenziale.

Il motivo per cui i demoni sono ancora capaci di destare terrore, quindi, è che inconsciamente ci inquieta l’idea di trovarci faccia a faccia con qualcosa di estraneo e trascendente, che altro non desidera se non devastarci.

Tali parole suonano adatte anche in un contesto politico, oltre che religioso e filosofico. La così detta xenofobia, difatti, non è poi così diversa dal terrore per i demoni. L’avversione per gli stranieri, molto spesso, nasce dalla paura: dal terrore per qualcosa che non conosciamo molto bene e che pensiamo potrebbe celare un indole malvagia. Paradossalmente, però, ammettendo l’esistenza del demone satanico, pare più fondato il terrore per i demoni che quello per lo straniero. Il demone, infatti, è una creatura inumana e ha una natura intrinsecamente cattiva. Colui che viene da un paese diverso dal nostro o ci abita, invece, fino a prova contraria è un uomo semplice e mortale come tutti gli altri.

In conclusione, il demone è molto più di quello che potrebbe sembrare (o siamo abituati a riconoscere come tale). Dalla filosofia alla teologia, passando per la psicologia, la politica e il cinema, i diavoli rappresentano metafore e concetti che servono a conoscere meglio la nostra natura.

Essi sono con noi dall’alba dei tempi e sembra che resteranno nelle nostre vite ancora per un bel po’. E se come disse Oscar Wilde “Ognuno di noi è il suo proprio diavolo, e noi facciamo di questo mondo il nostro inferno”, allora non resta che essere ottimisti e augurarsi il meglio per il futuro.