Quarant’anni fa usciva La zona morta, incursione lacerante del cinema di David Cronenberg nell’universo di Stephen King. Tra le migliori rappresentazioni cinematografiche di un’opera dello scrittore del Maine, una pellicola potente che ancora oggi ci aiuta a riflettere.

LA TRAMA

Johnny Smith si risveglia dal coma nel quale era caduto in seguito ad un incidente stradale e trova la sua vita stravolta. La sua fidanzata ormai ha sposato un altro e il mondo è andato avanti senza di lui. Johnny scopre presto di aver ottenuto dall’incidente il dono della preveggenza e che toccando una persona può vedere fatti che devono ancora avvenire. Questo potere non tarderà a svelare il suo lato oscuro travolgendo la nuova vita del protagonista.

MUTAZIONI IN CORSO

Ad un primo sguardo un soggetto come La zona morta può sembrare lontano dalle corde di David Cronenberg che proprio in quel periodo (Videodrome prima e La mosca dopo) si trovava immerso nella tematica dei mutamenti della carne. Eppure La zona morta rappresenta il perfetto gradino evolutivo nella carriera del regista canadese per più di un motivo. Prima di tutto La zona morta è stata la prima volta di Cronenberg a confronto con una storia non sua, derivata da opera altrui. Nonostante l’estrema originalità del lavoro del regista ciò succederà altre volte in seguito e in alcuni casi (Il pasto nudo, Crash) permetterà la creazione di film considerati fino a quel momento irrealizzabili per la complessità dei testi di partenza.

Altra importante peculiarità di La zona morta è il fatto di essere una produzione mainstream e di aver quindi aperto al regista (che pur rimarrà sempre molto fedele a se stesso) le porte della distribuzione globale, oltre che più concrete possibilità di budget per i lavori immediatamente successivi. Dopo La mosca, il suo nome infatti diverrà noto a tutti.

Al di là di queste speculazioni cinefile La zona morta è un’opera che indaga comunque su delle mutazioni, ma si concentra su quelle della mente. Mente e corpo nel cinema di Cronenberg da sempre si mescolano contaminandosi a vicenda e dando vita all’orrore.

UN DONO NON RICHIESTO

Dalla figura mitologica di Cassandra al ciclope del film fantasy Krull (cui era stato scippato un occhio con la promessa della preveggenza ma con l’unica capacità di vedere la propria morte) la figura del veggente ci è sempre arrivata come il tormento di una persona sola, stigmatizzata, esiliata dagli altri poiché portatrice di messaggi non desiderati. Non fa eccezione Johnny Smith a cui il destino beffardo porta via una vita di terrene felicità, per regalargli una nuova esistenza appesantita da un dono che lo porta ai margini della collettività. Tra lo scherno di chi lo crede una millantatore e la preoccupazione di chi spera non abbia ragione. Christopher Walken, con la sua faccia scavata e la sua camminata incerta, riesce a trasferirci tutta la fatica del suo personaggio, combattuto tra la disperazione di aver perso la propria quotidianità e l’impossibilità di ignorare quel dono che gli mette davanti agli occhi il peggio degli uomini, al di là delle facciate pulite e perbene di una provincia americana che in realtà è il mondo intero, in tutta la sua falsità.

IL LATO OSCURO DELLA CONOSCENZA

Non è un caso forse che proprio Smith riesca a smascherare le nefandezze di personaggi che dovrebbero essere a garanzia del cittadino. Dal polizotto al politico populista, l’ipocrisia di una società che chiude troppo spesso gli occhi viene scossa da chi il male non può ignorarlo. La zona morta, nella figura del suo protagonista (forse uno dei più tormentati e intensi di King) scuote il lettore prima e lo spettatore poi ad andare oltre la facciata, stimolando la riflessione su quanto molto spesso sia comodo e utile fermarsi alla superficie rassicurante delle cose, per paura che un’occhiata più approfondita possa svelare il marcio e l’ingiusto che circonda la società.

DYLANIANTE OMAGGIO

Più che una citazione della trama di King, l’albo n.27 di Dylan Dog del 1988 Ti ho visto morire riversa nel mondo dell’indagatore dell’incubo quasi integralmente La zona morta, riprendendo anche immagini e suggestioni dal film di Cronenberg. Sicuramente un fumetto da recuperare.

Classificazione: 3.5 su 5.