Potrebbe mai una disciplina complessa e articolata come la filosofia, essere connessa in qualche modo al panorama mondiale dell’horror?

Per quanto possa sembrare assurdo, la risposta è affermativa: certi temi filosofici hanno uno stretto legame con l’orrore. E nessun periodo storico, se non quello contemporaneo, sarebbe in grado di avvalorare in miglior modo la tesi in questione. Il mondo in cui viviamo, infatti, è sempre più difficile da comprendere. Disastri planetari, pandemie emergenti, spostamenti tettonici, condizioni metereologiche anomale, mari impregnati di petrolio… siamo silenziosamente e costantemente minacciati da un’estinzione incombente. Evviva la vita!

Partendo dalle riflessioni contenute nel testo Tra le ceneri di questo pianeta del filosofo americano contemporaneo Eugene Tracker, proveremo a scovare certi legami tra la filosofia e l’orrore per come siamo abituati ad intenderlo in ambito cinematografico, letterario, teatrale… ecc.

The Devil Rides Out (1968), diretto da Terence Fisher ed interpretato da Christopher Lee.

Vi siete mai chiesti come sarebbe un mondo senza di noi, un pianeta senza la presenza umana, indifferente e autonomo? Ebbene, nella sua filosofia Tracker prova ad immaginarlo, e deduce che anche il solo pensarlo sia decisamente spaventoso

In questo capitolo discuteremo di un mezzo attraverso il quale vedere certe proprietà del suddetto e ipotetico mondo in sé’: il cerchio magico. 

L’enciclopedia Treccani descrive il cerchio magico come una locuzione che fa riferimento ad antiche pratiche rituali. Tali rituali prevedevano la delimitazione di uno spazio chiuso e simbolicamente perfetto (cerchio) per scopi di evocazione magica o negromantica. Secondo Wikipedia, invece, Il cerchio magico è un rituale di origini molto antiche che ha avuto particolare uso nella magia cerimoniale. Quest’ultima era praticata soprattutto tra Medioevo e Rinascimento, e tornò poi in auge nell’800.  

Comunque sia, il cerchio magico rappresenta un luogo in cui sentirsi al sicuro, una barriera “sacra”. Eugene Tracker sostiene che l’argomento sia degno d’un dibattito filosofico, giacché il cerchio può essere inteso come ‘l’unico posto in cui l’essere umano ha l’occasione di vedere qualcosa che va aldilà della propria natura: qualcosa che può conoscere esclusivamente attraverso l’utilizzo del cerchio magico, poiché altrimenti sarebbe seviziato da demoni e altri esseri soprannaturali’. Già, in questo caso farete meglio a dimenticare l’idea del ‘tutti insieme appassionatamente’.

A Dark Song (2016), di Liam Gavin.

Il necessario utilizzo di uno strumento (il cerchio magico) per conoscere cose che, altrimenti, l’essere umano non potrebbe conoscere poiché limitato, è un concetto che dovrebbe suonarvi familiare. Solo se avete studiato, ovviamente.

Nel primo capitolo di “Orrore e filosofia, infatti, il lettore ha avuto un assaggio del cosmicismo lovecraftiano: una corrente di pensiero assai ottimistica che guarda all’uomo come a un’insignificante pedina nell’enorme scacchiera dell’universo. Lovecraft, per l’appunto, concepiva l’uomo come un essere infimo e dai sensi limitati, non in grado di discernere tutto ciò che esiste nell’universo. Utilizzare un cerchio magico, dunque, significa darla vinta a Lovecraft. Lo scrittore di Providence, infatti, avrebbe ammesso la possibilità di contattare altri esseri con la magia. Tuttavia, sarebbe stato anche sicuro che, certe entità trascendentali, avrebbero reagito alle provocazioni umane con l’unico intento di divertirsi o utilizzare l’uomo per raggiungere i propri scopi 

In ogni caso, tornando a discutere del cerchio magico secondo Tracker, è interessante riflettere sul motivo per cui l’uomo, sin dall’antichità,  abbia avuto l'”istinto di creare tali spazi protetti prima di stabilire il contatto con creature d’altri mondi. Sarà che, nel suo inconscio, l’uomo ha sempre saputo (o perlomeno immaginato) di non essere l’organismo vivente più forte e intelligente dell’universoO probabilmente voleva solo riguardarsi da esseri maligni in cui credeva fermamente?  Ad ogni modo, abbiamo sempre mostrato un debole per i cerchi. E non solo in ambito magico

Vecchia illustrazione del Faust.

Nel genere dell’horror cinematografico, teatrale e letterario i cerchi magici sono molto frequenti. 

La commedia scritta da Christopher Marlow La tragica storia del Dottor Faust (1590), ne è un esempio lampante. Pur non trattandosi di un’opera horror, la commedia in questione ha fornito le basi per molti romanzi dell’orrore a sfondo demoniaco che sarebbero nati successivamente.  

La commedia di Marlowe è ispirata ad un personaggio leggendario tedesco che, si diceva, fosse vissuto qualche decennio prima. Più precisamente, era un alchimista chiamato Faust che, nella sua continua ricerca di conoscenze avanzate o proibite delle cose materiali, invocò il diavolo (rappresentato da Mefistofele). Quest’ultimo si offrì di servirlo per un periodo di tempo, in tutto ventiquattro anni, e al prezzo della sua anima gli avrebbe consentito la conoscenza assoluta. Il dottorino troppo curioso utilizzò un cerchio magico per invocare il demone e, in alcune versioni della storia, nel finale riuscì a salvarsi solo grazie all’energia protettiva dello stesso cerchio. 

Adesso però proviamo a cercare il cerchio magico in opere più recenti. Chi noricorda le scene della saga di The Conjuring, in cui Edward e Lorraine Warren (e, in base all’occasione, anche altri personaggi) si stringono le mani a formare un cerchio, prima di affrontare un viaggio nell’aldilà? Anche se non sembrerebbe il tipo di cerchio adottato da Faust per evocare Mefistofele, quello dei Warren è comunque un cerchio magico. Di riferimenti simili, comunque, possiamo trovarne in altri casi: Insidious, The Skeleton Key, Le origini del male…

Le origini del male (2014), di John Pogue.

Il cerchio magico è quindi uno strumento che funge da tramite tra il nostro mondo e un cosmo che, normalmente, non potremmo mai neppure vedere

Per chi ci crede, ovviamente. Per tutti gli altri, invece, il cerchio magico può essere inteso come un concetto che ricorda all’essere umano di non essere il padrone dell’universo. Esso, difatti, mette in mostra il bisogno inequivocabile di munirsi di qualcosa in grado di aprire un varco tra le dimensioni e/o proteggerci poiché, con le nostre sole capacità, nopotremmo  farlo. 

Sarà quindi un caso che, sin dalla preistoria, l’uomo fa uso di cerchi magici? L’idea di trovarci faccia a faccia con mostri e demoni (o meglio: con le nostre peggiori paure che, nel mondo odierno, sono giustamente altreci spaventa, perciò tutti noi creiamo dei cerchi magici.  Lo facciamo continuamente. 

Pensateci la prossima volta cheprima di calarvi le braghe e sedervi sul gabinetto, chiuderete a chiave la porta del bagno…